L'esposizione. Visitatori incantati di fronte a oreficeria e marmi. Nella Sala dei Trittici i dipinti del XIV e XV secolo II sito fu creato nel 1927 dal cardinale Alessandro Lualdi. Fu riordinato e arricchito nel 1952 e poi nel 1970 con opere provenienti dai complessi religiosi distrutti durante la Seconda guerra mondiale Viaggio alla scoperta dei capolavori custoditi in questa struttura, unica nel suo genere e riaperta dopo 30 anni di oblio. Per il momento è possibile visitare soltanto due dei tre livelli disponibili Vincenzo Prestigiacomo. La città, l'arte, la cultura, ma anche l'anima siciliana si sono riappropriati di uno spazio da lungo tempo caduto nell'oblio. Si provano forti emozioni nel trovarsi davanti alle opere del Museo Diocesano, che, quando sarà aperto il terzo livello, diventerà il più importante polo d'arte dell'isola. La ricchezza e la varietà del patrimonio lasciano col fiato sospeso chi ama le cose belle: mosaici, tavole a fondo oro, marmi gaginiani, pittura barocca, pezzi di oreficeria e altro ancora. Il Museo fu creato nel 1927 dal card. Alessandro Lualdi, con l'aiuto del Sovrintendente alle Belle Arti Francesco Valenti e del direttore del Museo Nazionale di Palermo Enrico Brunelli. Il sito fu riordinato e arricchito nel 1952 e poi nel 1970 con opere provenienti da complessi religiosi distrutti dalla seconda guerra. A trent'anni dalla chiusura, sono stati aperti due dei tre livelli. Oggi, a dirigerlo con grande passione e competenza è mons. Giuseppe Randazzo, che si avvale della competenza della professoressa Maria Concetta Di Natale nella qualità di curatore scientifico; hanno collaborato all'allestimento anche Pierfrancesco Palazzotto, Giovanni Travagliato, Rita Vadala e Maurizio Vitella. L'edificio che ospita il Museo è del Quattrocento. Scrive Rita Vadala: «Si addossa al trecentesco torrione occidentale della Cattedrale sviluppandosi in senso orizzontale come una massa muraria compatta, alleggerita dal loggiato in alto e sul cui prospetto risaltano l'elegante ricamo della trifora gotico-flamboyant e il portale durazzesco di ascendenza napoletana, come figura ancora nel dipinto del 1576 di Simone de Wobreck raffigurante Palermo liberata dalla peste». Si pensa che l'opera dell'artista, originario di Haarlen, sia stata realizzata in concomitanza con l'edificazione della chiesa di San Rocco. Ecco come gli studiosi sono riusciti a datarlo. Il percorso parte dalla sala normanna e sveva. Il primo impatto del visitatore avviene con «Madonna orante», di autore ignoto del XII secolo, già detta Madonna della Luce, proveniente dalla Cattedrale di Palermo. Altro capolavoro dell'epoca è la tavola «Madonna della Perla». Afferma Maria Concetta Di Natale: «Si trovava nella chiesa del Cancelliere, oggi distrutta, dove in origine era ornata da una manta aurea ingemmata e imperlata, dono di Matteo d'Aiello, Gran Cancelliere del re Guglielmo II. Era il 1171. Invero, il soggetto consiste nella Vergine rappresentata a mezza figura, nell'atto di sorreggere il Figlio, seduto sul suo braccio sinistro. Sono anche pregiati l'Epistolario della seconda metà del XII secolo e il diploma esposto con il sigillo di Federico II». Nel dicembre 1210 Federico concesse alla Cattedrale di Palermo due prebende canonicali. E l'immagine dell'Imperatore è coniata in un sigillo di ceralacca. La Sala dei Trittici ospita capolavori del XIV e XV secolo. Sono dipinti di artisti pisani accanto ad altri di autori siciliani che si ispirano a pittori arrivati da oltre lo Stretto. «1 prodotti d'importazione pisana del Trecento - continua la professoressa Di Natale - furono di grande stimolo per le acquisizioni culturali utili alla produzione degli artisti locali. Vanno ricordati il trittico di Iacopo De Michele, detto Cera da Pisa, Sant'Anna con la Madonna e il Bambino tra i Santi Giovanni Evangelista e Giacomo Apostolo, una tempera su tavola della fine del XIV secolo. La firma dell'autore si trova sul listello di base.