CronacaQui :: CRONACA Gli inviti a comparire emessi dalla Procura riguardano la Sovrintendenza ai Beni Artistici Tre nomi iscritti nel registro degli indagati nell'ambito dell'inchiesta sull'incendio che ha distrutto il torrione sud-est del castello di Moncalieri. Per il momento la Procura della Repubblica di Torino ha aperto un fascicolo per incendio colposo e non è stata formulata nessuna accusa specifica, ma sono stati emessi tre inviti a comparire nei confronti di persone che farebbero capo all'area di competenza della Sovrintendenza ai Beni Artistici e culturali del Piemonte. Al centro delle indagini, coordinate dal pool del procuratore aggiunto Raffaele Guariniello, c'è sempre la mancata previsione di un rilevatore di fumo all'interno del cantiere di restauro che, secondo i magistrati, avrebbe potuto limitare i danni. Mentre continua incessante il lavoro dei periti ed è appena cominciato l'intervento di restauro, si registra quindi una prima svolta nell'inchiesta sul devastante rogo dello scorso 5 aprile. L'origine del focolaio è da cercare al quarto piano della struttura, nella parte opposta a quella in cui c'erano le antenne di rilevazione delle forze dell'ordine. La tesi di un corto circuito, emersa nelle prime ore, sembra ormai avere perso definitivamente credito e la causa più probabile dell'incendio sarebbe legata ad alcune lavorazioni eseguite nel cantiere di restauro. Sono le conclusioni alle quali sono giunti i vigili del fuoco di Torino, che circa un mese e mezzo fa hanno depositato in Procura la relazione sulla dinamica dello spaventoso incendio divampato ad inizio aprile. L'unico dato certo emerso dalla relazione dei vigili del fuoco è la presenza di un cantiere della Soprintendenza nella zona dove si è sviluppato l'incendio. Tre le ditte a cui sono stati affidati i lavori: la Sicer di Biella, che ha vinto l'appalto e che a sua volta ha subappaltato all'artigiano Alessandro Avanzo e alla Scotta Impianti di Cavallermaggiore. Gli operai della Sicer stavano lavorando al terzo e al quarto piano. Opere di muratura e idraulica, l'impianto elettrico non era interessato e il gruppo elettrogeno era stato posizionato sulle scale e ritrovato spento. Nel sottotetto, invece, c'erano due ponti radio di carabinieri e polizia. Uno inutilizzato da anni, l'altro ancora funzionante. Il lavoro dei magistrati si è concentrato soprattutto sul rispetto delle normative di sicurezza, in particolare sull'assenza di rilevatori nel cantiere e sull'entrata in funzione in ritardo di quelli posizionati nella stanza di Maria Adelaide. Nel frattempo procedono i lavori ripristino del castello per cui sono stati accantonati 15 milioni di euro. Attualmente è in corso la ricostruzione del tetto attraverso una copertura provvisoria in lamiera. La prima fase delle opere d'urgenza costerà complessivamente 1 milione e mezzo di euro e sarà finanziata da Regione, Compagnia di San Paolo, e Fondazione Crt. Massimo Massenzio