Un castello, un monastero o un antico ospedale dismesso, una villa padronale abbandonata, sono diventati strutture ricettive, punti forti del valido esempio di valorizzazione del territorio, ben lontano dal turismo di massa, che è la rete delle Pousadas diffusa in tutto il Portogallo. E se c'è un modo intelligente per mettere in moto nuove strategie per il turismo in Sardegna può essere quello di analizzare interventi che hanno funzionato altrove. Così ieri l'incontro con l'architetto Gonçalo Byrne, famoso per la «sghemba» torre di controllo del porto di Lisbona, ha funzionato non solo come lezione magistrale sulla ristrutturazione di edifici storici trasformati in alberghi. Ma anche, secondo l'intuizione di Festarch, come volano per un futuro programma «Posadas di Sardegna» che ha già incontrato l'interesse dell'assessore regionale Luisanna Depau. Perché, come è stato chiarito nelle relazioni economiche dell'esperienza portoghese, la partecipazione pubblica è indispensabile per il recupero degli edifici, soprattutto quelli storici. Un recupero sempre guidato «dall'attenzione alla preesistenza» che ha coinvolto numerosi importanti architetti e progettisti nel trovare soluzioni per casi molto diversi, dal grande palazzo del'700 al piccolo albergo diffuso in un centro storico. Per arrivare ad una rete alberghiera, diventata, attraverso la gestione, attenta a sottolineare l'autenticità, le tradizioni, la gastronomia e la qualità dei servizi, un'occasione di valorizzazione del territorio e occupazione locale che sostiene le economie regionali mantenendo l'identità dei luoghi. Ormai consolidata, la rete delle Pousadas muove ora un importante flusso turistico, in buona parte anche interno, con l'incentivo dei week-end e la diversificazione della tipologia. Ovvero non solo Pousadas di pregio con affreschi e grandi giardini, ma anche edifici più semplici, situati però in luoghi di importanza storica o naturalistica, in grado di offrire servizi congressuali o il benessere delle «spa». La Spagna ha già avviato con successo un'esperienza simile. In Sardegna non mancano edifici dismessi e qualità del territorio adatte per applicare la filosofia «dell'attenzione al preesistente» e immaginare una rete ricettiva dello stesso tipo. A patto sempre di tenere presente il monito con cui Jacques Herzog ha aperto questa edizione di Festarch: non abbiamo molto tempo. Bisogna agire presto e localmente per «difendersi» dal turismo omologato dei non-luoghi. Una sfida anche per la Sardegna.
Le Pousadas portoghesi, un esempio per l'isola
Un castello, un monastero o un antico ospedale dismesso possono essere trasformati in strutture ricettive, come le Pousadas in Portogallo. L'esperienza portoghese è stata analizzata per valutare la possibilità di applicarla in Sardegna. L'architetto Gonçalo Byrne ha parlato dell'importanza della partecipazione pubblica per il recupero degli edifici storici. La rete delle Pousadas in Sardegna potrebbe essere una soluzione per valorizzare il territorio e sostenere le economie regionali. La Spagna ha già avviato un'esperienza simile. Tuttavia, è necessario agire presto e localmente per difendersi dal turismo omologato dei non-luoghi.
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