L'abbattimento di quattro alberi alla Fortezza da Basso deciso il 23 maggio dal Comune per consentire lo svolgimento di Pitti è sfociata nella richiesta di un decreto penale di condanna ad una pena pecuniaria per il sindaco Domenici. La stessa richiesta il procuratore della Repubblica Ubaldo Nannucci l'ha avanzala per quattro funzionari di Palazzo Vecchio. Al sindaco il procuratore contesta il danno su beni soggetti a tutela storica e artistica, in mancanza di autorizzazione della soprintendenza. I funzionari sono stati accusati anche dell'abbattimento di un quinto albero, non previsto nell'ordinanza del sindaco. Sulla richiesta di emissione del decreto di condanna dovrà pronunciarsi il Gip. Il sindaco non ha ancora nominato il suo difensore, il quale può argomentare e opporsi. Il vicesindaco Giuseppe Matulli ha ripetuto anche ieri che l'abbattimento degli alberi era un provvedimento necessario per l'economia fiorentina. Sulla richiesta poi di emissione del decreto di condanna ha detto che si dovrà consultare l'ufficio legale del Comune prima di esprimersi. La mattina del 23 maggio, sul lato Romito della Fortezza da Basso, vennero tagliati una magnolia, due bagolari e due tigli che impedivano l'accesso ai camion con i materiali per l'allestimento di Pitti Uomo. I boscaioli del Comune intervennero al termine di un lungo braccio di ferro con il soprintendente Domenico Velentino. Alla polemica parteciparono a vario titolo la Direziono ambiente, Firenze Expo, il vicesindaco Matulli, il coordinamento dei comitati cittadini e il sindaco che firmò l'ordinanza urgente. L'operazione scattò di mattina presto per anticipare un gruppo di cittadini che avevano annunciato di incatenarsi alle piante da abbattere. Nella stessa mattinata, dopo un sopralluogo, il soprintendente Valentino fece un esposto alla Procura e lo stesso fecero gli uomini della Forestale: ai due atti si aggiunse poi quello di Italia Nostra. «Gli alberi commentò il sindaco si ripiantano. Pitti invece non sarebbe più tornato». L'apertura dell'inchiesta provocò prese di posizione in sostegno del sindaco. Anche nella sua veste di presidente dell'Anci Leonardo Domenici, aveva poi sollevato il caso, scrivendo ai ministri Enrico La Loggia, Giuseppe Pisanu, al sottosegretario alla presidenza del consiglio, Gianni Letta, al ministro dei Beni culturali, Giuliano Urbani, per rilevare la "paradossale ed inaccettabile situazione di conflitto tra poteri pubblici", nel caso specifico tra Comune e soprintendenza ai beni architettonici e ambientali.