Il neoministro vuole scommettere sulla cultura. Tremonti però, per il 2008, ha già tagliato quasi 5 milioni Il neoministro per i Beni culturali Sandro Bondi ha esordito ieri davanti alla commissione cultura della Camera. Oggi tocca alla commissione del Senato. Bondi enuncia principi difficilmente contestabili, tipo che «l'Italia deve scommettere sulla cultura», che lui punta sulla bellezza, sul «museo diffuso» (l'arte è ovunque,non solo nei grandi centri), che vuole riqualificare le periferie viziate da brutture. Però, mentre annuncia di voler migliorare le «capacità di spesa» del dicastero per evitare «risorse disponibili» inutilizzate (vero e giusto), aggiunge che non chiederà «un euro a Tremonti». Il quale, nel decreto già fatto per l'Ici, ha già tagliato ai beni culturali quasi 5 milioni di euro per il 2008, cioè per l'anno in corso, e altri 7milioni 700mila di fondi speciali. E senza l'Ici i Comuni avranno molti meno soldi da investire in cultura e spettacolo. Bondi promette di voler mettere in pratica il Codice dei beni culturali approvato in extremis dal governo Prodi, versione che tutela il paesaggio molto meglio delle precedenti, per il quale pensa a «un tavolo per l'attuazione». Vuole recuperare «paesaggi degradati», proposito in direzione opposta al taglio - pareconfermato-di15milioni di euro l'anno per tre anni stanziati da Prodi per abbattere ecomostri. Ci pensa il ministero dell'economia a far sfumare le dichiarazioni di principio. Ricordiamoci che, da anni, le soprintendenze arrancano perché a corto di fondi e chi ci lavora non naviga certo nell'oro: non dipende dal ministero di Bondi, tuttavia, lo segnalano i sindacati confederali, i dipendenti nonricevono i buoni pasto da mesi e hanno già protestato. Una bazzecola? Non per chi, tanto più se con famiglia, ha uno stipendio di 1.500 euro al mese quando dirige un museo o va sui 1.200-1300. Altri punti. In un'Italia dai 3.500 Musei statali Bondi pensa a un piano nazionale per i musei per «tutelarli e utilizzarli meglio» affidando «a una figura un po' manager un po' esperto del settore un ripensamento della rete museale per renderla meglio fruibile». Un supercommissario? Se sì: avrà un supercompenso? E quando da un lato dichiara che pensa a un«controllo preventivo» e «il Paese non può più permettersi cementificazioni non razionalizzate», salvo quelle delle infrastrutture «di rilevanza nazionale», il ministro incappa in una contraddizione: si costruisce in grande, tipo Ponte di Messina? A proposito: vuole potenziare la Arcus, spa dei beni culturali e del ministero delle infrastrutture che destina una piccola percentuale degli stanziamenti in opere ai beni culturali creata a suo tempo da Urbani e Lunardi, che ha avuto vita tormentata e la cui vera efficacia è stata spesso messa in dubbio. Si deve proprio? Altri propositi: ridurre l'aliquota Iva per acquisti di opere d'arte, introdurre il 5 per mille a favore del restauro e (ci aveva già provato Giovanna Melandri), estendere l'esenzione fiscale per i contributi culturali alle persone fisiche. Qualche commento: «Relazione generica e contradittoria, senza priorità, non tiene conto dei numerosi tagli subiti per finanziare l'Ici», stigmatizzano per il Pd Manuela Ghizzoni, capogruppo nella commissione, ed Emilia De Biasi. Tagliente Cerasoli della Uil: «Bondi non può sostenere che non chiederà un euro in più a Tremonti, se le intenzioni dovessero essere queste si assumerà la responsabilità di mettere la parola fine a tutti gli interventi di tutela e di restauro».