La metropoli vivibile Lallarme di Kipar, padre degli otto "raggi" ciclabili: "Serve unAgenzia speciale che realizzi lopera" A Milano i parchi ci sono ma non sono percepiti Si va di corsa: servono percorsi fruibili per diventare più lenti Non solo strade e alberghi da costruire, padiglioni da tirare su a Rho-Pero, sette anni frenetici di cantieri e cemento. La Milano dellExpo promessa dal Comune sarebbe (anche) una città slow. «Dobbiamo diventare più lenti», per dirla con Andreas Kipar, architetto paesaggista tedesco, padre di quel progetto "Raggi verdi" che Letizia Moratti ha fatto proprio inserendolo nel dossier di candidatura allEsposizione universale. E facendolo, così, diventare un impegno da realizzare entro il 2015. Otto raggi, otto percorsi "lenti" che da piazza Duomo arrivano ai confini della città, 72 chilometri di piste ciclabili e 50.000 nuovi alberi da piantare per accompagnare i tragitti verdi. Ma anche 63 milioni di euro da trovare. E soprattutto, oggi, un rischio che il padre Kipar vede così: «La macchina comunale non è preparata per progetti straordinari. Se si va per via ordinaria i Raggi verdi non li vedremo nel 2015. Ma questa rivoluzione verde o la facciamo adesso, cogliendo loccasione straordinaria dellExpo, o mai più». Ci vorrebbe un turbo. Ma la macchina comunale, si sa, è un diesel e quando bisogna mettere insieme carte e ok di tanti uffici diversi ci si perde. Morale: «Piantare un albero sembra più difficile che tirare su un palazzo». Da qui la preoccupazione dellarchitetto Kipar. E la proposta che è anche una preghiera: «Bisogna creare unAgenzia speciale che realizzi questo e altri progetti di vivibilità ambientale, un Green Expo Office . Così i Raggi verdi saranno pronti nel 2015». Si vedrà se il sindaco Moratti accoglierà o no lidea. Di certo il progetto "Raggi verdi" sulla carta cè, nel dossier con cui Milano si è impegnata a ospitare lEsposizione universale del 2015. Otto raggi, dal centro alla periferia, per fare una rete verde in città che sfrutti quello che cè. Aggiungendo quello che manca. Unidea nata nel 2003, quando Aim (Associazione interessi metropolitani) e larchitetto Kipar si misero a pensare a cosa mancava a Milano. Unidea poi sposata dal Comune, passata dallesame di uno studio di fattibilità che ha quantificato costi (63 milioni di euro) e opere da fare. Dove? Il primo percorso dal Duomo punta sul Sempione, il Portello, Trenno e da qui a Rho-Pero. Il secondo accompagna alla Bovisa, il terzo al parco della Martesana. Il quarto raggio punta a est verso il Forlanini, il quinto a sud-est verso Rogoredo. Il sesto costeggia corso Italia, attraversa il parco Ravizza e poi si dirige a Chiaravalle. Il settimo asse segue il Naviglio Grande. Lottavo, infine, dopo il parco Solari e piazzale Tripoli sbuca a San Siro e al parco delle Cave. Otto percorsi diversi, radiali che si collegherebbero ai grandi parchi periferici come il Parco Nord, il Forlanini, Trenno e le Cave. Con lidea poi di collegare anche questi polmoni in una cintura verde di altri 70 chilometri. Questo secondo passaggio non ha ancora uno studio di fattibilità, i raggi invece sarebbero solo da fare. Ma ci vogliono lavori e soldi: ci sono già dei pezzi di pista ciclabile, che vanno ricuciti perché alla fine si dovrà andare in tutti gli otto assi senza stop. In bici o passeggiando. In ogni percorso ci sono già oggi aiuole e filari di alberi qua è là, ma andranno risistemati tutti piantando almeno 50mila nuovi alberi. Andranno create in tutti i raggi delle "aree di sosta" con panchine e fontanelle. E ci vorrà un sistema di segnaletica stradale per accompagnare i fruitori in tutti gli otto percorsi. Dice Andreas Kipar che «a Milano oggi cè più verde di quanto pensiamo, ma non riusciamo a percepirlo e a viverlo. Perché andiamo di corsa». I numeri dicono che in città ci sono 180mila alberi, 48 milioni di metri quadrati di verde ma solo 16 milioni e mezzo "fruibili" in parchi e giardini, 12,7 metri quadrati a testa. Mettendo insieme tutti i progetti urbanistici con parchi annessi come Citylife, Porta Nuova, Santa Giulia, eccetera, cè già la certezza sulla carta di arrivare a 18,9 metri quadrati a testa. La Milano del 2015, dunque, sarà comunque più ecologica. Ma i "Raggi verdi" dovranno diventare le "eco-autostrade" per viverlo, quel verde, passeggiando o pedalando. Certo, ci vorrebbe un turbo. (2continua)