Anche se è stucchevole e probabilmente inutile fornire percentuali, si sa che l'Italia detiene un patrimonio artistico forse unico al mondo per quantità e qualità. Parrebbe naturale che la culla della civiltà occidentale fosse ben informata sull'entità di questo tesoro di quadri, sculture, oggetti, palazzi, chiese, invece le soprintendenze di tutela, nate più di cent'anni fa (1904) proprio con il compito di fare l'inventario dei beni pubblici e privati, sono ben al di là dall'aver esaurito questo compito. Acquista dunque un merito di valenza nazionale il progetto di "catalogazione del patrimonio culturale modenese" -fino ad ora la ricerca si è svolta su ventitre comuni della provincia, Modena compresa, ed ha prodotto quasi mille schede - portato avanti con il coordinamento di Elena Cor-radini, docente di museologia presso l'Università cittadina. «Si tratta - riassume la Cor-radini - di un progetto pilota che consiste in una mappatu-ra ragionata del patrimonio architettonico di ventitre comuni, in prevalenza dell'alta pianura e dell'Appennino. E' importante perché frutto di una sinergia tra la Provincia, la Fondazione Cassa Risparmio Modena che l'ha finanziato, la Direzione regionale dell'Emilia Romagna, l'Università e l'Istituto centrale per il catalogo del Ministero dei beni culturali». La mappatura ragionata del patrimonio architettonico, nata in concordia con le recenti normative dedicate da codice dei beni culturali al paesaggio che esprime caratteri peculiari da salvaguardare, ha un grosso valore non solo culturale, ma anche pratico, perché lo strumento servirà a elaborare interventi di restauro e valorizzazione su molti beni sia di proprietà pubblica che privata, dal Duomo romanico fino alle "rustiche" case della nostra montagna che meritano di essere salvate. In pratica fino ad ora uno staff ristretto di esperti - docenti, architetti, storici dell'arte, giovani laureati - ha utilizzato uno strumento informatico fornito dal Ministero chiamato Sigec (sistema informativo integrato del catalogo generale dei beni culturali) che ha portato alla realizzazione delle mille schede dove, oltre a notizie sui monumenti, è presente anche una georeferenziazione. Probabilmente - con il completamento del monitoraggio del territorio modenese - nasceranno altre occasioni di lavoro nell'ambito dell'arte per i giovani: l'Università ha infatti già attivato un master in catalogazione informatica dei beni culturali diretto dalla medesima Corradini in collaborazione con la Fondazione Cassa Risparmio di Mirandola. Molto soddisfatti anche i promotori dell'iniziativa: «E' un progetto gravoso, ambizioso - dicono il vicepresidente della Provincia Maletti, il rettore Pellacani e il presidente della Fcrm Landi - e indispensabile; metteremo tutto a disposizione dei soggetti pubblici».