La rivoluzione del piano pubblicità del Comune. Adesso deve passare in aula consiliare prima di diventare operativo Il manifesto di Armani in via Broletto? Via. Quello in via Torino, vicino alla Fnac? Via pure quello. E così tutti gli altri, un centinaio circa, esclusi quelli che coprono cantieri, affissi nel centro storico. Il repulisti della pubblicità in centro riguarda poi tuttii poster, le targhe attaccate ai pali, le cosiddette pellicolature, i totem, i gonfaloni, gli impianti su tetto o su servizi automatizzati. La rivoluzione è annunciata dallassessore comunale Maurizio Cadeo che laltro giorno ha fatto approvare in giunta il piano della pubblicità, destinato ora al passaggio in aula consiliare prima di diventare operativo, in teoria dal gennaio del 2009. Il piano della pubblicità, atteso dal 1993, divide la città in cinque spicchi (Cerchia dei Navigli, Cerchia dei Bastioni, Circonvallazione esterna, restante perimetro del centro abitato e aree marginali) e definisce per ognuno di questi regole specifiche. Fra i risultati della rivoluzione -targata Cadeo cè anche un vantaggio economico per il Comune: oggi gli introiti derivati da tassa di occupazione suolo pubblico e imposta pubblicitaria sono di circa 20 milioni di euro allanno. Se verranno sfruttate tutte le possibilità dei piano, gli incassi potranno aumentare del 40 per cento circa. La nuova disciplina si accompagna infatti ad un aumento delle superfici destinate ad accogliere messaggi promozionali: gli impianti per le pubblicità triennali passano dagli attuali ioo mila metri quadri a 145 mila e vengono introdotti 20 mila metri quadrati per supporti di arredo urbano e 20 mila metri quadri per impianti innovativi e tecnologicamente avanzati. Sempre a detta dellassessore, gli impianti pubblicitari dovranno essere uniformati per colore e dimensione delle cornici. Di più: allassessore, ma la proposta è giunta da alcuni consiglieri comunali, piacerebbe che a Milano si creasse una sorta di Pìccadilly Cìrcus, tutta pubblicità luminose e colori consentiti dal capitolo del piano dedicato agli impianti di nuova generazione, «tecnologicamente avanzati». «Qualcuno -- spiega Cadeo - pensa a San Babila e a Cadorna, a me non dispiacerebbe anche trasformare così piazzale Loreto». Resta ora da superare lo scoglio dei consiglio comunale, contro cui il Piano si è infranto negli scorsi anni. Cadeo è ottimista, «perché abbiamo cercato di costruire insieme queste regole». Fabrizio De Pasquale, presidente della commissione Arredo Urbano che ha gestito il progetto, conferma che «i tempi di approvazione del consiglio dovrebbero essere brevi e come gruppo ci limiteremo a proporre tre emendamenti migliorativi. Il primo - anticipa De Pasquale - prevede che i proventi della pubblicità dai cantieri vengano usati per mitigare i danni che i cantieri stessi hanno creato dove erano stati allestiti. Chiederemo poi norme contro i furbi che fingono lavori per fare pubblicità sulle facciate». Secondo il leghista Matteo Salvini, invece, «cè ancora troppa pubblicità ed è pagata troppo poco. La città potrebbe guadagnare almeno íl doppio e contro gli abusi, bisogna delegare i controlli alle zone». Critico, infine, il capogruppo pd, Pierfrancesco Majorino: «Il piano non prevede alcuna forma di sostegno al privato sociale e allofferta culturale e non ci sono garanzie sul fatto che si evitino in futuro casi come quello delle Mura Spagnole dove cè stato eccesso di invasività rispetto al patrimonio».
MILANO - Pubblicità, maxiposter solo in periferia. E in centro spot luminosi sui palazzi
Il Comune di Milano ha annunciato la rivoluzione del piano pubblicità, che sarà presentato in aula consiliare prima di diventare operativo. Il piano divide la città in cinque spicchi e definisce regole specifiche per ognuno di essi. Il piano prevede un aumento delle superfici destinate ad accogliere messaggi promozionali e l'introduzione di impianti innovativi e tecnologicamente avanzati. L'assessore Maurizio Cadeo afferma che il piano potrà aumentare gli incassi del Comune di circa il 40%. Il piano prevede anche la creazione di una sorta di Pìccadilly Cìrcus, tutta pubblicità luminose e colori consentiti dal capitolo del piano dedicato agli impianti di nuova generazione.
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