Il Turritania, un patrimonio urbanistico da valorizzare di Giuseppe Tito Sechi Sulla lunga odissea dell'ex hotel Turritania a Sassari vorrei fare alcune osservazioni. Un certo numero di associazioni, tra le quali «Amici del Banco», «Amici di Sassari» e «Città Regia» hanno prospettato più volte prospettato l'opportunità del salvataggio dell'ex hotel e la sua destinazione a «Palazzo della cultura»: restaurare l'edificio e magari intitolarlo a Vico Mossa (è per merito suo, delle sue idee architettoniche e dello stile del palazzo che la Soprintendenza ai Beni culturali ha posto il veto al progetto di demolizione). Questa soluzione non interferisce sull'attività svolta dalla benemerita istituzione creata da padre Salvatore Morittu, la cui contiguità con l'auspicata «Casa della cultura» non potrebbe che recare a essa vantaggi in termini di solidarietà e di partecipazione da parte dei moltissimi soci delle associazioni ospiti. Quanto ai costi per il restauro non si può che auspicare che a essi concorra tangibilmente la Fondazione Banco di Sardegna, cogliendo così la prima e più rilevante occasione di un significativo intervento a favore della città di Sassari, culla del Banco di Sardegna e della stessa Fondazione. Chi ha a cuore le sorti di piazza Sant'Antonio e della costruzione tanto vituperata (rientra nello stereotipo, purtroppo diffuso, che essa sia «una schifezza» e che non sia recuperabile) non può che congratularsi per l'intervento salvifico della soprintendenza ai Beni culturali prima e della Commissione ministeriale poi. Deve esser dato atto, inoltre, alla professionalità della Giannattasio, che ha individuato con dovizia di argomentazioni i motivi che ostano alla demolizione. Si tratta di questioni che ogni cittadino di buona volontà può constatare recandosi a visitare il sito in questione. Se ci si affaccia al muretto che delimita la piazza oltre l'ex albergo, si può rilevare che il mare non è alla vista dell'osservatore, che nello strapiombo che si apre oltre al muro corrono ben sette fasci di binari della vicina stazione ferroviaria e che la distanza che separa l'altra «sponda» della città supera i quaranta metri. La Giannattasio ha ribadito che l'edificio deve essere conservato nella sua struttura attuale, ha precisato che «nel contesto sassarese, dove non sono presenti altri esempi simili, l'ex Turritania è l'unica testimonianza del periodo tardo-razionalista, in particolare nel primo piano, che è stato realizzato con l'utilizzo di materiali locali da un grande architetto come Vico Mossa». Il Puc, nel richiamare la pregevole idea del «parco lineare urbano» che aprirebbe verso il mare la parte bassa del centro, non chiarisce che tipo di manufatto sia previsto per l'attraversamento del «vallone» ferroviario. Una cosa è prevedere un mero attraversamento pedonale, altra invece è la costruzione di un viadotto che apra al traffico dei mezzi motorizzati. Una «passerella» che consenta a pedoni e biciclette il raggiungimento dell'altra «sponda» del vallo ferroviario potrebbe essere realizzata a lato dell'ex Turritania. Mentre il parco lineare di sei chilometri potrebbe prendere avvio dal terrapieno di viale Sicilia, suo naturale luogo di origine, dotato di un amplissimo spazio proprio alla confluenza della vallata del Rosello, che è ricompresa nel «Sistema delle valli» previsto dal Puc. associazione «Amici del Banco»
SARDEGNA - Da hotel a Casa della cultura
Il Turritania, un edificio storico a Sassari, è stato oggetto di diverse proposte di restauro e destinazione a Palazzo della cultura. Le associazioni Amici del Banco, Amici di Sassari e Città Regia hanno proposto di restaurare l'edificio e di destinarlo a Palazzo della cultura. La Soprintendenza ai Beni culturali ha posto il veto al progetto di demolizione, ma ha autorizzato il restauro dell'edificio. La Commissione ministeriale ha confermato la decisione della Soprintendenza. La Giannattasio, responsabile della Soprintendenza, ha spiegato che l'edificio deve essere conservato nella sua struttura attuale e che è unica testimonianza del periodo tardo-razionalista a Sassari.
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