Dalle missioni agli enti inutili, ecco da dove può partire loperazione risparmio Leccesso di prescrizione di farmaci pesa 180 milioni di euro Il caso del 118 I viaggi per servizio dei dipendenti costano 9 milioni di euro lanno Quanto affilate saranno le forbici di Raffaele Lombardo non è dato da sapere. Almeno per il momento. Quanto determinato sarà il governatore della Sicilia nel tagliare le spese della Regione lo si scoprirà solo in futuro. Intanto però è possibile individuare e quantificare gli sprechi più evidenti: a conti fatti, lamministrazione siciliana potrebbe risparmiare un miliardo e 475 milioni di euro. Lo dicono gli imprenditori, i sindacalisti, gli esperti di economia davanti ai numeri del bilancio di previsione 2008. La spesa più rilevate riguarda, naturalmente, la Sanità che costa 8,5 miliardi di euro. Lassessore appena nominato, il magistrato Massimo Russo, ha trascorso il week-end a studiarsi le carte. Operazione che continuerà nei prossimi giorni. Di certo, pesa sulla spesa sanitaria laffaire 118. Il servizio di soccorso costa 230 milioni di euro. La stessa attività in Piemonte impegna 90 milioni di euro. Dunque, si potrebbero risparmiare 140 milioni. E poi cè la spesa farmaceutica a incidere pesantemente sulle casse della Regione. È stato appurato che esiste un eccesso di prescrizioni di medicine pari al dieci per cento, cioè a 180 milioni di euro. Leccesso sta nel fatto che sono stati prescritti farmaci a singoli pazienti in misura superiore a quanto, secondo scienza, un essere umano potrebbe tollerare. Da tagliare anche i 25 milioni di euro spesi per la vendita nelle farmacie private dei medicinali ad alto costo i quali, invece, potrebbero essere distribuiti direttamente dalle Ausl dato che è da lì che il paziente deve obbligatoriamente passare per ottenerli. «In base alle nostre stime, la spesa complessiva della sanità potrebbe ridursi del 15 per cento», afferma Renato Costa, segretario della Cgil medici. Cioè quasi 1,3 miliardi di euro. Secondo gli industriali i corsi di formazione finanziati ogni anno dalla Regione con 250 milioni di euro sono «del tutto inutili». Dice il presidente di Confindustria Sicilia Ivan Lo Bello: «La formazione dovrebbe correlarsi al fabbisogno reale del sistema industriale e lavorare sulle figure professionali del futuro. Invece oggi il settore resta un grande ammortizzatore sociale per formati e formatori». Invero, circa la metà dei fondi va a grandi enti di formazione gestiti da sindacati e associazioni di categoria, il resto cade a pioggia su oltre duecento piccole realtà che attivano corsi per estetista (costano 95 mila euro allanno), per animatore turistico (103 mila euro allanno) o ancora stage «sullestetica dellinformatica», su «la via al successo scolastico» e sulla progettazione di siti web (ogni anno almeno una trentina). La Regione ha in carico anche enti in liquidazione da anni che pesano sul bilancio per 18,5 milioni di euro. LEnte acquedotti siciliani assorbe 13 milioni di euro ogni 12 mesi, costano parecchio pure le Terme di Sciacca e Acireale (5,5 milioni di euro) e società partecipate che a fronte di uffici affittati e personale regolarmente stipendiato difettano per la materia della quale occuparsi. È il caso della Risem, la società di innovazione euromediterranea che brucia 157 mila euro allanno per i gettoni di presenza del cda ma che risulta a Palermo «non operativa». Stesso discorso per lEnte porto di Messina: 220 mila euro di compensi agli amministratori per gestire unarea che non esiste. «Le società regionali - afferma leconomista Salvatore Butera - nei fatti moltiplicano la spesa pubblica aggirando i controlli della Corte dei conti. Il risultato è doppiamente dannoso: non si crea sviluppo né vera occupazione e parallelamente si inquina il libero mercato». La Regione paga 3 milioni allanno esclusivamente per i gettoni degli amministratori il cui numero si sarebbe dovuto ridurre (così era stato promesso) e invece è stato mantenuto grazie allintroduzione del sistema duale. Di concorrenza sleale, da parte delle società regionali, parla da tempo anche il presidente di Confindustria Lo Bello che torna a chiedere allamministrazione regionale «provvedimenti concreti». Amministrazione che non è immune da sprechi nei suoi stessi uffici. Nessun dirigente generale, al momento, se la sente di puntare il dito contro questo o quellassessorato. Però, a microfoni spenti, buona parte degli alti burocrati regionali è convinta che le spese assessoriali, soprattutto alla voce «missioni», andrebbero ridotte. Anche del 50 per cento. Il budget complessivo, iscritto in bilancio, ammonta a 9 milioni di euro. Tanto costeranno questanno i viaggi di servizio dei dipendenti regionali, come se il progresso tecnologico non ci avesse già regalato Internet e videoconferenze e si dovesse ancora fare tutto di presenza. La parte del leone la fa lassessorato allAgricoltura, non nuovo a record di spesa (può vantare 300 dirigenti). Il budget 2008 per le missioni ammonta a 2.184.000 euro. Al secondo posto lassessorato al Lavoro che spenderà 1.730.000 mila euro, seguito dalla Presidenza con 1.300.000 euro, centomila dei quali destinati allufficio di rappresentanza di Bruxelles per il cui funzionamento si spendono altri 85 mila euro, esclusi stipendi e benefit per il personale. Costano invece 1.678.000 euro le consulenze dellamministrazione regionale. Pesano soprattutto quelle della Presidenza (445 mila euro), seguita dai Beni culturali (160 mila euro) e dallAgricoltura (145 mila euro). Trecentomila sono gli euro che la Regione spende per gli uffici speciali. Salvatore Cuffaro in principio ne aveva creati diciassette ma, braccato dalla Corte dei conti, li ha poi ridotti a 11 salvando fra gli altri: lUfficio speciale per la montagna, per il polo museale di Catania, per i controlli di secondo livello, per lantincendio nei boschi del quale si occupano già forestale e protezione civile. Da tagliare anche i contributi dellassessorato al Turismo a manifestazioni che dovrebbero portare nellIsola migliaia di visitatori. Appena 3 milioni di euro sono destinati a eventi di grande richiamo come le rappresentazioni classiche e il "Cous cous fest". Il resto è appannaggio di sagre locali che spesso nascono e muoiono nel giro di unestate e che ricevono complessivamente 13 milioni di euro. Venti milioni, su un budget di circa 70 milioni, potrebbero tagliare, secondo economisti e sindacati, i Beni culturali che, come il Turismo, finanziano a pioggia convegni, circoli e complessi bandistici per questi ultimi nellanno in corso sono stati stanziati 360 mila euro. Lassessore appena nominato, Antonello Antinoro, promette «massimo rigore» nella selezione degli eventi da foraggiare. La lista di manifestazioni da passare ai raggi X è lunghissima.