Riccardo Conti ha annunciato per metà novembre a Firenze la Biennale sul paesaggio. Con questa iniziativa la Toscana si propone come capitale di un dibattito che vuole tenere assieme sviluppo e tutela del paesaggio che sono i temi trattati da Conti in suo libro «Innovare e amministrare» ma anche in un altro libro a cura di Rossano Pazzagli, «Il paesaggio Toscano tra storia e tutela». L'appuntamento appare quanto mai opportuno specie dopo le note vicende e polemiche su Monticchiello. Ma forse specie dopo l'approvazione a marzo del nuovo Codice sui beni culturali, e ancor più dopo la sentenza della Corte costituzionale che ha dato torto alla regione Piemonte che aveva affidato ad un suo parco regionale il compito previsto da una legge vecchia di anni di predisporre il piano d'area anche per la parte paesaggistica, sarebbe bene prendere in maggiore considerazione qualche aspetto finora ignorato o rimasto troppo sullo sfondo nelle polemiche sulla Toscana che solleticano ora anche il ministro Bondi. La Convenzione europea sul paesaggio di cui si parlerà a Firenze e di cui parlano i libri ricordati considera il paesaggio un aspetto strettamente connesso alle tematiche ambientali e alla natura. Tanto è vero che si era proposto più volte di integrare l'art 9 della nostra Costituzione per rendere questo intreccio più esplicito. Il nuovo Codice prima con Urbani e poi con Rutelli invece separa nettamente ancora una volta i due aspetti modificando con una legge delega una legge speciale come la 394 sui parchi e le aree protette. Che questo arrechi danni evidenti non soltanto al Piemonte ma anche a noi non mi pare possano esserci dubbi perché costringerà ad una gestione separata questioni intimamente connesse.