Il simbolo del degrado della piazza è lì, visibile sulle punte del cancello laterale di Palazzo Reale, dove un pallone di cuoio ha finito la sua ultima corsa in una delle tante partitelle che i ragazzi giocano - di giorno e di notte - al Plebiscito. Ma quella pallonata finita sulle lame è solo l'ultima di una lunga serie di ferite ancora aperte sulla facciata della reggia borbonica; a due passi ci sono le statue dei grandi re di Napoli: Alfonso d'Aragona, al quale mancano due dita della mano destra, medio e mignolo, e Carlo V, che ha perso l'indice. «Pallonate - spiega lapidario un vigile urbano - colpa dei ragazzini che scambiano la piazza per un campetto di calcio». Una storia che si ripete. «Conserviamo tutte le parti danneggiate delle due statue - rassicura la direttrice di Palazzo Reale, Mimma Sardella - ma è inutile continuare a risistemarle aspettando che qualcuno torni a danneggiarle; preferiamo procedere ad un restauro completo, considerato che quelle strutture hanno bisogno di un intervento completo». E dopo? La direttrice insiste su un punto: quel che serve è una conservazione adeguata delle statue, come delle facciate del Palazzo. Ma gli itinerari della città d'arte violentata sono numerosi e portano anche più lontano. A piazza Dante, per esempio. Lo spazio restaurato da Gae Aulenti soccombe quotidianamente agli assalti delle baby-gang. Gli spazi sono ideali per partite di calcetto, parcheggiatori abusivi e graffitari immancabilmente dotati di pennarello d'ordinanza, quando non addirittura di bomboletta spray. «I problemi di tutela del patrimonio artistico e culturale cittadino esistono, e non sono pochi - ammette Guido Donatone, responsabile napoletano di Italia Nostra - Ovviamente diventano problemi ancor più grossi, se si considera la scarsa sorveglianza che c'è. La verità è che i napoletani non sono entrati nello spirito giusto: non sentono come proprie quelle opere d'arte e sono inconsapevoli della loro straordinaria importanza». A proposito di sorveglianza. Sono in pochi a sapere che i principali monumenti di Napoli vengono vigilati ogni giorno dalle forze dell'ordine: in particolare nella distribuzione dei compiti, questo ruolo è affidato alle pattuglie dei baschi verdi della Finanza. Vigilanza saltuaria, come prevede una circolare del prefetto. Ma non si può certo pretendere che i militari presidino giorno e notte ogni statua, ogni monumento. Ecco che i vandali hanno gioco facile nella loro sistematica opera di devastazione. «Il problema - dice ancora Donatone - non è solo la sorveglianza delle opere d'arte in strada. Quel che manca è la cultura della conservazione: non si può certo presidiare tutto». E allora che si fa, si alza bandiera bianca? Donatone rilancia una proposta più volte circolata ma mai realizzata. «Almeno per le piazze e i siti di maggiore importanza - dice - occorre stabilire presìdi fissi. Puntando anche sul volontariato: grazie a un accordo tra regione e Comune, si potrebbe utilizzare una fascia di studenti coinvolgendoli nella tutela dei beni culturali». Ricetta possibile, quella dei «tutor» dei monumenti. Che rilancerebbe turismo, arte e cultura. Salvando anche mani e dita dei re di Napoli.
Da Piazza Plebiscito a Piazza Dante colpiti i tesori d'arte
Il simbolo del degrado della piazza è il pallone di cuoio che è stato lanciato sul cancello laterale di Palazzo Reale. La piazza è infestata da ragazzini che giocano calcio e vandalizzano le statue dei re di Napoli. La direttrice di Palazzo Reale, Mimma Sardella, ha deciso di procedere con un restauro completo delle statue. Altre aree della città, come piazza Dante, sono state danneggiate dagli spettatori che giocano calcio e dai graffitari. La responsabile di Italia Nostra, Guido Donatone, rilancia la proposta di stabilire presidi fissi per le piazze e i siti di maggiore importanza e di coinvolgere i volontari nella tutela dei beni culturali.
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