I TESORI DIMENTICATI Pignataro Maggiore. Le Grotte dei Santi di Pignataro Maggiore ce l'hanno fatta ad alzare la coltre d'incuria e indifferenza che da anni condanna i siti d'arte casertani. Ieri, dopo decenni di furti e scempi ai danni della grotta dei Santi e alla cappella funeraria, opere scavate nel tufo risalenti ad epoca bizantina, il ministro Sandro Bondi ha richiesto al Direttore Generale per i Beni Culturali della Campania un'urgente relazione in merito alle condizioni in cui versano i due siti del parco archeologico Antica Cales. E sarà lunga la lista dei danni da inviare a Roma, visto che per decenni i ladri d'arte, indisturbati, hanno portato via dalle grotte perfino gli affreschi che adornavano le pareti, muniti di scalpelli e motoseghe. La scoperta, fatta fortuitamente nel marzo scorso dal presidente dell'Archeoclub locale Paolo Masolella durante una visita in compagnia di turisti a Caserta per la X settimana della Cultura, sembrerebbe non essere stata una rivelazione per la Sovrintendenza di Caserta. «I nostri uffici erano al corrente del fatto - conferma il funzionario Francesco Canestrini - molto tempo fa, infatti, furono asportati con il flex pezzi della parete in tufo, in parte recuperati successivamente. Come sovrintendenza, mi impegno a monitorare per vedere cosa si può fare per salvare il possibile». La grotta dei Santi, profonda circa 20 metri, ha tutte le pareti affrescate. All'ingresso, un cancello malandato con il catenaccio divelto ha permesso facilmente ai trafficanti d'arte di introdursi nella grotta e asportare con una motosega la parte superiore degli affreschi, che ora sono senza teste. In commercio si trovano ancora le cartoline con i volti dei santi affrescati. In un altro punto c'è una coltre di calce che è già stata grattata dalla parete in cui è affrescato un Gesù, particolarmente raro, che gli esperti giudicano prezioso perché rappresenta il corpo di Cristo scheletrico. Nel parco c'è un'altra grotta gemella, sempre scavata nel tufo, che versa in condizioni ancora peggiori. È una cappella funeraria dell'XI secolo con le pareti sfregiate da buchi fatti con le motoseghe per portare via pezzi di affreschi. Quantificare i danni al patrimonio storico artistico sarà impresa ardua, mentre più facile sarebbe per gli addetti ai lavori fare due conti e stabilire quanto l'indifferenza costi ai tesori d'arte abbandonati di Terra di Lavoro. Si spera che tanti altri scempi, segnalati e puntualmente ignorati, saltino fuori dai cassetti della scrivania romana del ministro Bondi. Uno su tutti, basti l'esempio del Real Sito Borbonico di Carditello, piccola reggia vanvitelliana voluta da Ferdinando nelle campagne di San Tammaro. Restaurata in parte grazie agli utili del lotto, Carditello è il supermercato di ladri e balordi che negli anni hanno portato via di tutto, dai cancelli d'ingresso in ferro battuto ai balaustrini del belvedere, dalle porte lignee del '700 ai marmi dei camini, dalle panchine in marmo dell'androne alle scale d'accesso al piano nobile. Miracolosamente scampati allo scempio, le sete leuciane e gli affreschi dell'Hackert che ricoprono le pareti delle stanze del re. Di proprietà del Consorzio di Bonifica del Basso Volturno, quattro anni fa Carditello fu messo in vendita per sanare le casse dell'Ente. La Regione Campania bloccò le procedure di vendita ai privati dicendosi interessata all'acquisizione del bene. Importo stanziato, e poi silenzio.
CAMPANIA - Affreschi portati via dalle pareti con motoseghe Dopo anni di incuria interviene il ministero
Il parco archeologico Antica Cales di Pignataro Maggiore, in Campania, è stato colpito da decenni di scempi e furti. I ladri d'arte hanno portato via perfino gli affreschi che adornavano le pareti delle grotte dei Santi e della cappella funeraria. Il ministro Sandro Bondi ha richiesto un'urgente relazione sulle condizioni dei siti. La grotta dei Santi ha tutte le pareti affrescate, ma è stata danneggiata con una motosega, mentre la cappella funeraria ha le pareti sfregiate da buchi fatti con le motoseghe.
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