Il Museo d'Arte Moderna di Ravenna ha imboccato da qualche anno una via coraggiosa: nel 2003 organizzò una mostra dal titolo "Roberto Longhi e il moderno"; nel 2006 organizzò "Francesco Arcangeli, dal Romanticismo all'Informale" ed oggi "Corrado Ricci: la cura del bello". Non si tratta di iniziative facili, di monografiche pittoriche o di mostre-evento che cumulano quantità esorbitanti d'opere d'arte seguendo un esile filo tematico. Peraltro, se Longhi è relativamente conosciuto tra un pubblico di non specialisti per il ruolo che ebbe nella riscoperta di Caravaggio, non altrettanto si può dire per Arcangeli o Ricci. In particolare Ricci, di cui si celebra il centocinquantenario della nascita, merita di essere riscoperto e sottratto al pregiudizio determinato dai luoghi e dai modi della sua formazione. Egli fu infatti un enfant prodige nella Bologna carducciana, dove si laureò in giurisprudenza mentre svolgeva una brillante attività di saggista, poeta, storico e polemista. Divenuto bibliotecario per concorso, conobbe lo storico dell'arte Adolfo Venturi che ne fece suo allievo e lo raccomandò al ministero per il nascente servizio di tutela dei beni artistici e culturali. Il primo incarico di Ricci fu direttore della Regia Galleria d'arte di Parma, e la sua veloce carriera trovò coronamento nel ruolo di Direttore generale delle Antichità e Belle Arti dal 1906 al 1916. Ricci assolse con passione civile ed alta consapevolezza sociale ai suoi incarichi, tanto più difficili se si tiene conto delle condizioni del patrimonio artistico ed archeologico della nazione postunitaria: se oggi l'Italia può vantare un sistema museale degno di uno stato moderno, ciò lo si deve per tanta parte all'opera dell'allievo di Venturi. Il Direttore delle Antichità fu figura emblematica dell'intellettuale umanista dai vasti interessi, capace di declinare la migliore prosa d'arte nei suoi saggi; fu modello per i tanti sovrintendenti, studiosi e funzionari che agirono in tutt'Italia, lontani nel rigore di studio da certi "storici dell'arte" odierni, che danno mostra di sé e del loro patologico narcisismo. L'eccellenza italiana, la stessa che vide Giulio Carlo Argan e Cesare Brandi fondare l'Istituto Centrale del Restauro, Roberto Longhi accompagnare una scrittura finissima alle forti consapevolezze tecniche, Bernabò Brea lottare senza requie contro l'improbabile classe politica siracusana per evitare la lottizzazione edilizia del Temenite, hanno origini lontane e nobili. Va ricordato tra l'altro che negli anni Dieci del Novecento Ricci volle una collana di monografie illustrate dedicate all'"Italia artistica", editata dall'Istituto Italiano per le Arti Grafiche di Bergamo: una raccolta ricca di apparati fotografici. È stupefacente l'ottica moderna con cui fu concepita l'opera, destrutturando i paradigmi di localizzazione della storia dell'arte e le consuetudini del Grand Tour d'Italie: non solo Roma, Napoli e Firenze, ma anche la Girgenti di Serafino Rocco, la Campagna romana di Ugo Fleres - mentore del giovane Pirandello - e naturalmente la Ravenna di cui si occupò lo stesso Ricci. Tra i titoli più originali, da inquadrare in un'innovativa visione territoriale, sono L'Aniene di Arduino Colasanti ed Il Valdarno da Firenze al mare di Giudo Carocci. Non manca un intervento di Giuseppe Antonio Borgese e tra i collaboratori alla storica impresa va annoverato anche Federico De Roberto, con la preziosa Catania del 1907 e Randazzo e la valle dell'Alcantara del 1909. In particolare la Catania derobertiana - meritoriamente ripubblicata dalla Papiro Editrice di Andrea d'Affronto - restituisce l'idea di una città d'arte di respiro europeo. Ben venga dunque la mostra del Museo d'Arte di Ravenna, ideata e curata da Andrea Emiliani e Claudio Spadolini: ci si augura che a quella odierna ne seguano altre dello stesso spessore, perché l'Italia non merita, come diceva Salvatore Settis, di rassegnarsi ad orride rassegne.
A Ravenna omaggio a Corrado Ricci. Un maestro della cura del bello
Il Museo d'Arte Moderna di Ravenna ha organizzato una mostra su Corrado Ricci, un artista e storico dell'arte italiano. La mostra, curata da Andrea Emiliani e Claudio Spadolini, celebra il centocinquantenario della nascita di Ricci. Ricci fu un enfant prodige che si laureò in giurisprudenza e divenne bibliotecario, poi direttore della Regia Galleria d'arte di Parma e Direttore generale delle Antichità e Belle Arti. Fu un intellettuale umanista con vasti interessi e scrisse saggi di arte. La mostra presenta opere d'arte e documenti che dimostrano la sua carriera e le sue opere.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo