E il CENTRO di eccellenza internazionale per gli studi sul latino medievale, meta di studiosi e ricercatori di tutto il mondo e con un patrimonio librario e documentario unico. Ha sede a Firenze, ma sede per modo di dire. Ospitata dentro la Certosa del Galluzzo, da quando è nata, nell87 - con la donazione dellenorme biblioteca e dellarchivio del grande latinista da cui ha preso il nome - per occuparsi di tutto ciò che è stato prodotto nei secoli in lingua latina, dalla letteratura allarte, dalla musica alla teologia (con una appendice costituita dallarchivio in lingua volgare lasciato da Gianfranco Contini), la Fondazione Ezio Franceschini vive nella più assoluta precarietà. Per superare linagibilità notificata già anni fa da soprintendenza e vigili del fuoco, ha dovuto togliere dalla Certosa almeno la metà dei suoi 150 mila libri, oggi smistati in parte in un magazzino, in parte in un sottosuolo di proprietà dellUniversità in piazza Indipendenza, in parte nei corridoi sopra il chiostro del refettorio della stessa Certosa. Con enorme disagio per chi vuole consultarli e non può, ovviamente, averne accesso diretto. E lannesso rischio di una pessima immagine per la città. Ma come è possibile che a Firenze si abbandoni così un centro di alta cultura? «Non so spiegarmelo» dice Claudio Leonardi, da questanno presidente onorario della Fondazione, direttore fin dalla sua nascita, nell87, (presidente, allora, Oscar Luigi Scalfaro), come anche (dal 78) della collegata Società internazionale per gli studi del medioevo latino (Sismel). «Siamo un centro unico al mondo, il nostro comitato scientifico è composto dai maggiori studiosi internazionali e ogni anno siamo un punto di riferimento obbligato per chiunque voglia lavorare ad alto livello sulla latinità medievale. Per mobilitare le istituzioni in nostro sostegno questo dovrebbe bastare. Ma al momento il massimo su cui possiamo sperare è un appartamento in via Montebello a rischio alluvione». Messo a disposizione dallUniversità che, dice Leonardi, «sta sì cercando di aiutarci. Ma senza poter spendere una lira». Mentre adesso ci si mettono anche i tagli alle istituzioni culturali annunciati dal neoministro Bondi. Lipotesi della villa Le Montalve, in precedenza accordata dallUniversità sulla base di una convenzione favorita a suo tempo da Scalfaro, è svanita un anno fa, con la vendita dellimmobile alla Regione. Mentre mai nessuno, Comune compreso, si è mai fatto avanti per offrire un immobile, magari da sistemare. Così come per le attività istituzionali - la pubblicazione di 40 volumi allanno in diverse lingue e di una rivista bibliografica, gli acquisti di libri, la promozione di studi, ricerche, e formazione, le borse di studio, i congressi, i servizi al pubblico, la consulenza informativa, e via dicendo - la Fondazione può contare solo su 120 mila euro annui dello Stato (più circa 6-7 mila euro del 5 per mille), e 50 della Regione. Del tutto insufficienti. Da qui lappello che, rompendo il riserbo che ha fin qui contraddistinto lo stile della Fondazione, Leonardi ha deciso di lanciare, «agli enti pubblici, Comune in testa, ma anche ai privati, alle banche, alle imprese: trovateci una sede». Al più presto, prima che la comunità internazionale degli studiosi della latinità decida di dirottarsi altrove.
FIRENZE - Centro di eccellenza. Ma precario Senza sede la Fondazione per gli studi sul latino medievale, appello alla città
Il Centro di Eccellenza Internazionale per gli Studi sul Latino Medievale di Firenze, fondato nel 1987, si trova in una situazione precaria. La fondazione, che ospita un patrimonio librario e documentario unico, è stata costretta a smistare la metà dei suoi 150 mila libri a causa di una notifica di inagibilità da parte della soprintendenza e dei vigili del fuoco. I libri sono stati smistati in un magazzino, in un sottosuolo dell'Università e in corridoi della Certosa del Galluzzo, dove la fondazione ha sede. Ciò ha causato disagio per chi vuole consultare i libri e non può farlo.
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