Sono circa 800 le aziende italiane che, secondo le stime dell'Istituto europeo per il bilancio sociale, redigono un bilancio di sostenibilità, uno strumento che dovrebbe fornire la misura dell'etica d'impresa. Il numero delle società coinvolte nel nostro Paese è in continua crescita e oggi comprende a grandissima maggioranza imprese non quotate. Una buona fetta è costituita da banche, ma non mancano imprese industriali, grandi e piccole. Nei bilanci sociali italiani rientrano varie poste: dalle erogazioni liberali alla formazione dei dipendenti, dai fondi anti-Aids per il Terzo mondo al sovvenzionamento di opere per il monitoraggio ambientale. A livello internazionale il fenomeno della sostenibilità è comparso agli inizi degli anni Novanta: ma stentava a farsi largo in un ambiente dominato dalla filosofia della creazione di valore. Col tempo è cresciuto, anche grazie agli scandali finanziari di Enron e WorldCom, tanto che sono nati gli indici di sostenibilità: l'americano Dow Jones Sustainibility Index e gli europei Ftse 4Good e Ethical index euro. «Perseguire gli interessi degli azionisti e degli stakeholder - sostiene Roberto Marziantonio, presidente dell'Istituto europeo per il bilancio sociale - significa fornire risposte sia in termini di risultati economici che ambientali e sociali. Insomma la corporate social responsibility non non va intesa come una nuova forma di filantropia aziendale o come un'operazione d'immagine». Ma come conciliare i richiami all'etica dei bilanci sociali e, per esempio, gli scandali finanziari dei bond argentini, di Cirio e della Parmalat? «Non dobbiamo scoraggiarci - risponde Marziantonio - davanti ai fatti di cronaca di questi giorni: il percorso è lungo e si tratta di educare cittadini e imprese a una maggiore responsabilità sociale». Elena Flor, coordinatrice del bilancio sociale di Sanpaolo Imi, non vede incoerenza di comportamento della banca torinese: «Abbiamo adottato - sostiene - una investment policy che stabilisce precise linee guida nell'erogazione di servizi di investimento alla clientela. Per quanto riguarda i bond Cirio, la linea della banca prevede un accurato esame per ogni singola segnalazione: nei casi in cui emergano situazioni non corrette vengono prese decisioni conseguenti». Sanpaolo Imi ha redatto, per la prima volta, quest'anno il suo bilancio sociale. «L'obiettivo primario della banca - conclude Flor - rimane quello di produrre valore sostenibile sul medio-lungo termine ed è perfettamente compatibile con i compiti di responsabilità sociale: tutela degli interessi dei clienti, valorizzazione dei dipendenti, promozione del tessuto sociale ed economico in cui operiamo e tutela dell'ambiente. Inoltre, siamo stati i primi a varare i fondi etici e partecipiamo al social banking (favorisce l'accesso a persone con difficoltà d'ingresso ai circuiti creditizi ndr)». Unicredito invece già da qualche anno finanzia vari progetti destinati al Terzo mondo ed è presente sia nel Dow Jones Sustainability Index che nel Ftse4Good. Recentemente il gruppo bancario milanese ha varato il programma Gift matching per incentivare la cultura della donazione: è un programma grazie al quale la Fondazione integra le donazioni effettuate da un dipendente con un contributo pari a quello versato. Alla prima edizione hanno partecipato 3.500 dipendenti che hanno donato oltre 500mila euro. Ma come distinguere tra responsabilità sociale autentica e operazioni di marketing? «Con la moda - interviene Franco Malagrinò, responsabile bilancio sociale Unipol assicurazioni - del bilancio responsabile qualcuno tenta di far passare per sociale obiettivi aziendali: Unipol ha deciso di rilanciare il dialogo con gli stakeholder rafforzando le performance: liquidiamo sinistri per 1,7 miliardi di euro per via telefonica. I tempi medi sono di 43 giorni contro i 53 del mercato». Ruggiero Borgia, responsabile studi e strategia di Autostrade sottolinea che «ogni 100 euro di investimenti 27 sono di valore ambientale: barriere fonoassorbenti, verde, pavimentazioni speciali. E non tutte le opere sono imposte dalla legge e dai capitolati. C'è insomma la volontà dell'azienda di arricchire i territori attraversati e non soltanto di minimizzare l'impatto ambientale».
Etica per far crescere l'impresa
L'Istituto europeo per il bilancio sociale ha stimato che circa 800 aziende italiane redigono un bilancio di sostenibilità. Questo strumento dovrebbe misurare l'etica d'impresa. Le società coinvolte sono principalmente imprese non quotate, tra cui banche, industrie e piccole imprese. I bilanci sociali includono varie poste, come erogazioni liberali e fondi per il monitoraggio ambientale. Il fenomeno della sostenibilità è cresciuto negli anni Novanta, grazie agli scandali finanziari di Enron e WorldCom. Oggi esistono indici di sostenibilità, come il Dow Jones Sustainibility Index e gli europei Ftse 4Good e Ethical index euro.
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