Il presidente della Regione Raffaele Lombardo ha assegnato le deleghe ai dodici assessori del governo. Tre i tecnici: i magistrati Massimo Russo alla Sanità e Giovanni Ilarda alla Presidenza con delega alla riorganizzazione del personale, e il docente universitario Giovanni La Via allAgricoltura. Per lUdc: Antonello Antinoro ai Beni Culturali e Giuseppe Gianni allIndustria. Per i forzisti del Pdl: Titti Bufardeci al Turismo, Michele Cimino al Bilancio, Francesco Scoma alla Famiglia e agli Enti locali. Per lMpa: Roberto Di Mauro alla Cooperazione e Giuseppe Sorbello al Territorio e ambiente. Per An nel Pdl: Luigi Gentile ai Lavori pubblici, Carmelo Incardona al Lavoro. Unaltra telefonata alle agenzie, di nuovo allora in cui i giornali si apprestano alle chiusura. Così, con lormai solito strappo alla prassi e bypassando lo stuolo di addetti stampa della Regione, decolla finalmente il Lombardo I. Assegnate le deleghe, una settimana dopo la scelta dei nomi degli assessori e 47 giorni dopo le elezioni. Il governatore dei grandi numeri, lesponente politico più votato nella storia dellautonomia, centra un record anche nei tempi di gestazione del governo. Ma alla fine di unennesima, lunga, trattativa con gli alleati sullasse Palermo-Catania comunica la lista. Con due conferme, i tecnici Massimo Russo alla Sanità e Giovanni La Via allAgricoltura, e diverse sorprese rispetto alle indicazioni circolate in settimana. Il terzo tecnico della giunta Lombardo, il magistrato Giovanni Ilarda, non va al Lavoro, come lo stesso presidente avrebbe voluto per dare un segnale di moralizzazione in un settore inquinato dalle inchieste giudiziarie, ma alla Presidenza, dove si occuperà di informatizzazione e riorganizzazione del personale. Il Lavoro, invece, spetta ad Alleanza nazionale, ma non a Luigi Gentile, luomo del coordinatore regionale Pippo Scalia, ma a Carmelo Incardona. La "matricola" Gentile si sederà invece alla guida di un assessorato minore, i Lavori pubblici. Il braccio di ferro fra Forza Italia e Udc per i Beni culturali, la delega più ambita, viene vinta dallo scudocrociato: in piazza Croci si accomoda Antonello Antinoro, recordman di voti nelle ultime due tornate elettorali, mentre laltro uomo dellUdc, Pippo Gianni, viene destinato allassessorato allIndustria. Forza Italia, dunque, deve rinunciare ai Beni culturali, poltrona su cui il sottosegretario alla Presidenza Gianfranco Miccichè voleva far insediare Michele Cimino. Ma il deputato agrigentino, ex capo della commissione Finanze allArs, ottiene un ruolo di governo in linea con i suoi impegni recenti: e finisce allassessorato al Bilancio, dove raccoglierà leredità di Guido Lo Porto. I forzisti vengono ricompensati con un altro assessorato di serie A, il Turismo, che da Dore Misuraca passa nelle mani di Giambattista Bufardeci, ex sindaco di Siracusa e presidente dellAncisicilia. Il quarto assessore forzista, Francesco Scoma, saluta il suo ritorno al governo con una delega non di primo piano, la Famiglia. Avrebbe preferito il Lavoro. Lombardo, alla fine, conserva per lMpa lincarico cui teneva di più, il Territorio. Dopo lesperienza di Rossana Interlandi, nel palazzo di via Ugo La Malfa sbuca loutsider Giuseppe Sorbello, sindaco di Melilli. Che ha già avuto le prime indicazioni da Lombardo: «Dovrà occuparsi del porto di Augusta». Alla fine, per una delega così pesante, il governatore ha preferito Sorbello a un altro uomo dellMpa, più navigato, come lex sindaco di Agrigento Roberto Di Mauro, capogruppo uscente allArs, dirottato al timone dellassessorato alla Cooperazione. E Gianfranco Micciché, ormai immedesimato nel ruolo di capocorrente, interviene con una nota ufficiale per dirsi «abbastanza soddisfatto» dellassegnazione degli incarichi. Anche perché il suo fedelissimo Michele Cimino, che pure aspirava ai Beni culturali, si dice ben contento di «poter rappresentare quello che Tremonti è nel governo nazionale». E perché Micciché ha particolarmente apprezzato che Lombardo abbia annunciato la riforma della burocrazia come primo provvedimento da attuare: «Lavevamo presentato insieme in campagna elettorale». Sì, Lombardo stavolta è stato salamonico. Attento a risarcire lUdc, privata di Nino Dina al governo, con una delega di rilievo come i Beni culturali assegnata ad Antonello Antinoro. Scelta che non ha spento del tutto i malumori ai vertici dello scudocrociato, dove si chiedono se sia stato utile scomodare un magistrato (Giovanni Ilarda) per destinarlo a un incarico non centrale come lassessorato alla Presidenza. Perplessità condivisa da Giuseppe Scalia, coordinatore di An: «Onestamente, mi sembra che in quel ruolo una professionalità come quella di Ilarda sia un po sprecata». Ma è stato accorto, il presidente, a non scontentare Alleanza nazionale che voleva continuare a gestire lassessorato al Lavoro, bagaglio di consensi. Solo che, con una mossa a sorpresa, Lombardo non ha affidato la poltrona di via Imperatore Federico a Luigi Gentile, fedelissimo del coordinatore regionale Giuseppe Scalia. Ma a Carmelo Incardona, ex presidente della commissione regionale antimafia che sembrava destinato a un altro ramo damministrazione. «Va bene così, Incardona è più esperto e possiamo portare avanti la riforma del mercato del lavoro e della formazione professionale». Lo stesso Lombardo ammette la difficoltà di conciliare tutte le posizioni: «Cerano sei richieste per i Beni culturali, per il Turismo e per il Lavoro. Non è stato agevole». Ma lui, il governatore, al risultato finale è giunto dopo una lunga giornata di trattative che ha finito per spazientire gli alleati. «Ci sta costringendo a una guerra di nervi. È allucinante. Non ricordo di aver mai condotto una trattativa così estenuante. Gli ho chiesto solo di essere giusto», diceva alle sette della sera Scalia, quando ancora era intatto lo stress di consultazioni telefoniche costanti sullasse Palermo-Catania, la difficoltà di trovare una quadra sulle deleghe allinterno del Pdl ma soprattutto la sensazione di avere di fronte un muro di gomma: il governatore, appunto. Che però ha ascoltato tutti, fino alle 21. E dopo aver più volte sventolato in pubblico una lista fantasma (puntualmente rimessa in tasca), ha assegnato le deleghe alle 21. Mostrandosi un po meno conducator solitario, un po più democristiano. e.la.