Un piccolo paese tra i monti della Carnia di 400 anime. E un bravissimo sacerdote che porta le opere di Dürer, Tintoretto, Bruegel. Quest'anno è in mostra la Genesi Un anno fa andò in mostra l'Apocalisse. E ora la Genesi. Cioè la fine e l'inizio del mondo, Illegio è un paesino friulano di nemmeno 400 abitanti, sperduto tra le montagne della Carnia. «Ma anche Patmos era un villaggio piccolino, eppure...», dice fiero don Alessio Ceretti, viceparroco della pieve, studioso d'arte e ideatore della stupefacente impresa. La mostra su "Apocalisse l'ultima rivelazione", nel 2007, attirò a Illegio 130 mila visitatori da mezza Europa. Fu tale il successo, anche di critica, che dal Vaticano la vollero a Roma, dove fu riallestita nel Salone Sistino. L'anno prima, sempre da Illegio, un'altra mostra emigrò alla volta del Belgio, dove fece il bis nei Musei Reali di Bruxelles, ed era intitolata a San Martino di Tours. I più famosi musei del mondo hanno ormai segnato in agenda il Comitato di San Floriano, l'associazione promotrice, che prende il nome dal santo patrono di questo borgo non più sconosciuto. "Genesi. Il mistero delle origini" è il titolo della mostra di quest'anno che resterà aperta fino al 5 ottobre. Per presentarla, da Illegio sono scesi a Roma caput mundi, tale è ormai la fama acquisita, ospiti dell'ambasciata d'Italia presso la Santa Sede, nella rinascimentale Villa Borromeo. C'erano il direttore dei Musei Vaticani, Antonio Paolucci, il suo predecessore Francesco Buranelli, l'arcivescovo Gianfranco Ravasi, ministro vaticano della Cultura, e il gesuita tedesco Heinrich Pfeiffer, lo scopritore di una delle novità della mostra: un disegno inedito attribuito a Michelangelo o a un suo allievo o imitatore dell'epoca, con uno schizzo della volta della Cappella Sistina e gli studi del braccio di Adamo e della mano di Èva. A Illegio, il visitatore lo ammira all'interno di una suggestiva ricostruzione architettonica e fotografica dell'intera volta della Sistina, l'apogeo della Genesi nella storia dell'arte. Sistina a parte, in mostra sono arrivate quassù da musei come i Vaticani, gli Uffizi di Firenze, la Galleria dell'Accademia di Venezia, il Prado di Madrid, il Petit Palais di Parigi, la Galleria Tretjakov di Mosca, il Museo delle Belle Arti di Budapest, il Benaki di Atene, e poi ancora da Colonia, Varsavia, Lubiana, Barcellona, Manchester, dall'Austria, dal Belgio, dall'Olanda. Le opere spaziano tra il IV e il XX secolo. Sono sarcofaghi paleocristiani, icone del monte Athos, bassorilievi romanici, miniature gotiche, su su fino all'arte del XX secolo. C'è un'incisione di Albrecht Dürer con un Adamo simile all'Apollo del Belvedere, la perfezione dell'umano. C'è un giardino dell'Eden dipinto da Jan Bruegel il Vecchio, con i progenitori che quasi scompaiono nel tripudio della natura. C'è un Dio Padre dipinto dal Tintoretto che sbuca dal bosco e scopre i colpevoli Adamo ed Eva, smarriti per il peccato commesso. C'è uno struggente abbozzo scultoreo del Canova con i progenitori che piangono la morte del figlio Abele. C'è il pennello visionario di William Blake, con l'Architetto del mondo che aziona il compasso. Ci sono i giorni della creazione dipinti da Maurits Escher, con geometrica fantasia postmoderna. La sequenza delle opere non è cronologica ma tematica. Ripercorre il racconto della Sacra Scrittura: il cosmo che sboccia dal caos, l'uomo fatto a immagine e somiglianza di Dio, il giardino dell'Eden, il peccato, l'armonia infranta, le lacrime, la speranza di redenzione. A illustrare quesr'ultima c'è una tavola di Lorenzo di Credi, con l'annunciazione dell'angelo a Maria sorprendentemente accostata alla creazione di Èva. Una mostra da non mancare.