Le nomine di Francesco Rutelli di oltre duecento dirigenti al ministero dei Beni culturali? No, grazie. Il suo successore Sandro Bondi le ha azzerate: e sì che sono ben216. Anche le polemiche che avevano investito le componenti di An e di Fi all'interno del PdL rientrano, con un piccolo vortice di ringraziamenti e di attestati di stima reciproci. «Non posso che esprimere la mia più grande soddisfazione», dice ad esempio Fabio Granata, responsabile nazionale delle Politiche Culturali di An e capogruppo della Commissione Cultura alla Camera. Granata sottolinea che «ritirare il decreto delle nomine dirigenziali di seconda fascia» permetterà ora di «pensare ad un'apertura sulla riorganizzazione del ministero della Cultura a livello centrale e soprattutto periferico. Il ministro Bondi, con la sua determinazione, ha lanciato un ulteriore segnale importante dopo che, nelle sue prime uscite pubbliche, aveva subito espresso la volontà di non sottovalutare il paesaggio e la valorizzazione dell'intero patrimonio storico-artistico del nostro Paese, confermando il suo "no" programmatico ad ogni ipotesi di grandi condoni». Soddisfatto anche Luca Barbareschi, che aveva sollevato il caso tre giorni fa, ripercorrendo le perplessità che la Corte dei Conti aveva espresso nei mesi passati. Fino al "monito" della magistratura contabile in materia, datato 16 maggio. «Voglio ringraziare il ministro della Cultura Sandro Bondi per aver voluto riesaminare le nomine fatte al ministero dal precedente ministro Francesco Rutelli, nell'ultimo giorno della scorsa legislatura», dice senza giri di parole il vice presidente della commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni di Montecitorio. Animi rasserenati, dunque. E soddisfazione per la misura ufficiale adottata dal capo di Gabinetto del dicastero di via del Collegio Romano, Salvatore Nastasi. Un provvedimento, confermato anche dal sindacato autonomo Confsal, secondo il quale «il Gabinetto diretto da Nastasi, a seguito delle osservazioni formulate dalla Corte dei Conti, ha provveduto a ritirare il Decreto ministeriale 28 febbraio 2008, concernente l'articolazione degli uffici dirigenziali di livello non generale dell'amministrazione centrale e periferica». Intanto, è iniziato il valzer delle poltrone di direttore generale. Il primo a saltare e ad aprire le danze è stato il direttore generale per l'organizzazione, l'innovazione, la formazione, la qualificazione professionale e le relazioni sindacali, Bruno De Santis. A lui, rutelliano di ferro, è stata riservata una poltrona al Secin, il Servizio di controllo interno. Due giorni fa, però, è arrivata al ministero Anna Bottiglieri, del Tar Lazio e, anche lei, fedelissima di Rutelli: nella passata legislatura ha occupato un posto di rilievo nell'ufficio di Gabinetto di Palazzo Chigi alle dipendenze dell'allora vicepremier Rutelli, Ettore Figliolia.