Porzioni nascoste di monumenti simbolo e non solo. Sono quelle che, spesso, non vengono notate dagli dai visitatori, per l'impatto visivo maestoso delle tacciate dei più caratteristici monumenti della città, ma anche per gli stessi modicani, distratti da ciò che hanno sempre visto e sul quale l'occhio non ha indagato più di tanto. Eppure, i due Beni dell'Umanità, il Duomo di San Giorgio e la chiesa di San Pietro, spesso, nascondono scorci molto particolari, ma anche il Castello dei Conti, il simbolo per eccellenza della città che sovrasta il centro storico e che, in pochi hanno potuto vedere da vicino. Quella torretta, dalla quale le lancette scandiscono il tempo della città antica. Soltanto da pochi mesi l'accesso al Castello ed alla torretta è reso possibile, grazie a recenti lavori di manutenzione dei viali che portano all'orologio, dal quale si domina con lo sguardo la parte bassa della città, ma anche uno scorcio dei nuovi quartieri e della zona d'Oriente, tra una vegetazione tipica mediterranea. Il meccanismo dell'orologio è uno fra i più antichi e non si è mai pensato di automatizzarlo. Così grazie alla costante manutenzione dell'orologiaio Sergio Cannarella, continua a battere le ore. Ogni mattina, intorno alle otto, Sergio - con la sua vespa rossa -si reca al Castello e, manualmente, riavvia il meccanismo. Anche questo quotidiano rito al quale assistono da anni coloro che a quell' ora vanno al lavoro passando da corso Franscesco Crispi, fa parte della storia recente dell'orologio. Quella torretta diventa sempre più lontana agli occhi del visitatori che vanno a visitare il maestoso Duomo di San Giorgio, tappa obbligata essendo una delle più belle chiese della Sicilia, con tutti quei duecentocinquanta gradini, angusti, nella scalinata a forma di ostensorio, immersa negli Orti del Piombo. Quella imponente facciata, capolavoro del barocco del Val di Noto, ha uno slancio singolare con la torre campanaria che si staglia contro il cielo e, per i turisti, richiamerebbe l'impostazione di Trinità dei Monti di Roma. Ammirando da vicino l'architettura del Duomo sembra vedere gli scalpellini intenti a "ricamare" la pietra che cambia colore in base alla luce del giorno. Agli occhi del visitatore, spesso, sfugge allo sguardo la cupola che, guardandola dal palazzo Tornasi Rosso, si ha la sensazione di toccare con le mani, immersa fra i tetti, dalla quale filtra quella luce che nelle ore mattutine - si riflette sull'altare facendo risplendere le lamine d'argento, mentre dalle finestre laterali la luce illumina la meridiana solare del matematico Armando Perini, realizzata del 1895. Ma Modica non è solo grandi monumenti barocchi. È una grande terrazza per chi ha la fortuna di "arrampicarsi", per centinaia di gradini, sul punto più alto, quello del " Pizzo". La visione è unica: casette che sembrano intersecarsi l'una nell' altra, con quei tetti a spiovere che sembrano dovere rovinare dal un momento all'altro sul centro storico. Anche questa è Modica, anche questa è la caratteristica di una piccola ma artisticamente grande città isolana.