Nessuna spiegazione su cosa sia cultura, né museo, nessuna parola su necessarie modifiche al regolamento comunale, né commenti su parole spese (e non solo quelle) per promuovere, anzi, per convincere tutti, di un grande evento. Non si vuole godere di disgrazie altrui, seppur consapevoli, ma riflettere, a voce alta. Si è lavorato per anni affinché mutasse la funzione del museo, l'idea stessa di museo, dunque di mostra, di evento culturale; si è lavorato a lungo sul far comprendere il valore di opera d'arte, minore o maggiore che fosse. Più di un secolo fa Quatremère de Quincy suggeriva di considerare ogni arte nella sua propria natura, vale a dire in ciò che compone i suoi elementi o i suoi attributi speciali; nei suoi mezzi, vale a dire in ciò che compone l'azione particolare che le è dato di esercitare sui nostri organi e sull'anima nostra; nei suoi fini, ossia ciò che forma il genere dei piaceri e delle impressioni che può produrre, o dei bisogni che deve soddisfare. L'importante è far cogliere a chiunque si approcci all'arte, il valore del fare, che non è né maggiore né minore, quel poiein, da cui poesia, il prodotto dell'intelletto, la mano che pensa, guidata dal cuore, il prodotto di un'idea. Così una mostra. Il museo è il luogo dove in mostra si deve mettere il prodotto del fare scientifico e culturale che interagisce con il territorio, non più mera elencazione di opere, altrimenti sa di cosa vecchia, inservibile, inattuale, "museo" diventa così aggettivo di persona o cosa antiquata, diventa genericamente sinonimo di atrofizzazione dell'arte, bella mostra di se stesso, sua messa-in-scena. Museo diventa oggi qualsiasi luogo, meglio se "centro poli-funzionale", anche se, del museo manca tutta quell'attività di ricerca, di studio, di comparazione, di evoluzione della cultura, tanto che fra non molto si potrà far la spesa con un Gauguin virtuale che suggerisce un viaggio in Polinesia e Munch che sarà una marca di antidepressivi al posto del Prozac. Mettere in mostra un museo spostando un certo numero di opere, è poi negare la stessa evoluzione culturale di un Paese, di un territorio, è tornare indietro, è cercare di stupire. Niente "Stanze dell'arte e delle meraviglie": abbiamo perduto la capacità di immaginare, di inventare, di sognare; anche i musei, quelli che cercano di adeguarsi alla cultura-business, vogliono offrirci "pacchetti" preordinati, offrendo numeri, quantità, non qualità. L'uomo senza qualità, come ci insegna Musil, non va lontano. E non è certo lontano che dobbiamo guardare per trovare. Siamo in Italia, siamo in Veneto, siamo a Verona, non c'è che l'imbarazzo della scelta. "Italia s.p.a." è un libro utile di Salvatore Settis che analizza questo modo frenetico e superficiale di gestire il nostro patrimonio, quel "Museo Italia" che Antonio Paolucci intende non come luogo imbalsamato, artificiale, separato dalla vita, al contrario, il "modello Italia", la sua forza, sta nella presenza diffusa, capillare, viva che incontriamo anche senza volerlo, una identità culturale scomponibile, che oggi più che mai si arricchisce di altre culture, che può così diventare "patrimonio", sotto tutti i punti di vista. È il territorio il nostro futuro, è la capacità di vedere, di sentire, è la bellezza dell'indeterminato e del vago, del tutto e del suo contrario, dello scomposto, della contraddizione, della spontaneità. Così "codice forte" (le parole) e "codice debole" (le immagini) devono compenetrarsi, essere utili, educare: poesia, pittura, musica, scultura, architettura, sta agli amministratori, come agli organizzatori, ai promotori, ai critici d'arte, ecc. tirare fuori il talento dell'uomo che è in ognuno di noi. Una mostra d'arte deve insegnare a non aver paura di guardare fuori, e guardarsi dentro; un museo è una bottega, un laboratorio, un ambiente in cui si producono opere artistiche, letterarie, scientifiche, centro di propulsione di attività intellettuali, spirituali. II territorio è già tutto questo, è il vero tempio delle muse, il libro delle culture a cui si appartiene, il laboratorio del nostro fare, è educazione al gusto. Già Eugène Viollet Le Duc sottolineava il valore sociale e morale del termine, aggiungendo l'aggettivo "buono": buon gusto è la conoscenza esatta dei bisogni, delle idee, del genio della nostra civiltà. " Un uomo di spirito ha detto: la mancanza di gusto conduce al crimine. Poiché la battuta ha del vero, a nostro parere, siamo circondati da criminali o da persone disposte a diventarlo." Il gusto è l'abitudine al bello e al bene, per essere uomo di gusto è dunque essenziale discernere il bene dal male, il bello dal brutto. "Il gusto (...) è anche il rispetto del vero. (...) i. Aver gusto nelle arti è amare la verità, è saperla esprimere con semplicità, è respingere l'esagerazione sempre falsa, è lasciar vedere il lato morale dell'uomo, la sua ragione, i suoi affetti, le sue tendenze e il suo j i scopo.(...). Il buon gusto, come la verità, non si impone, persuade. (...)". Tutto questo già è noto. Si chiede venia dunque se le parole possono apparire inutili, "strane", ma come quel Veronese, tal Paolo Caliari, davanti al tribunale dell'Inquisizione, ci prendiamo la licenza che si prendono i poeti e i matti: "Se i principi sono carenti, per bella che sia la forma, il gusto fa difetto. Fa che la forma sia il linguaggio dell'idea, e sarai artista di gusto; bisogna inoltre avere delle idee, averle buone ed esprimerle in buona lingua...) l'osservanza esteriore delle forme senza i principi, conduce all'incredulità e alla corruzione, così l'ipocrisia del gusto porta alla depravazione". Questa è la notizia. VERONA
VERONA - Il Louvre è al Louvre
Il testo discute la necessità di un cambiamento nella gestione dei musei e delle mostre d'arte in Italia. L'autore sostiene che i musei dovrebbero essere luoghi di ricerca, studio e evoluzione culturale, non solo di esposizione di opere d'arte. Inoltre, afferma che la cultura e l'arte non devono essere ridotte a semplici "pacchetti" preordinati, ma dovrebbero essere viste come espressione della vita e della identità di un territorio. L'autore cita anche il concetto di "buon gusto" e la sua importanza per discernere il bene dal male e il bello dal brutto.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo