La sua specialità è il paesaggio, qualcosa che alla maggior parte delle persone appare naturale, come se l'idea fosse sempre esistita e non si trattasse invece di un'invenzione relativamente recente. A lui, dunque, al professor Amerigo Restucci, docente di storia dell'architettura dell'Istituto Universitario di Architettura di Venezia, si può rivolgere la domanda: Napoli, attuale scenario dei rifiuti a parte, è celebre per il suo paesaggio, ma dipende più dalla natura o dall'arte? «Per molti secoli a Napoli natura e arte trovano un accordo. Gli interventi umani riescono a dare alla natura un'impronta ricca di significato. Pensiamo al re di Napoli che fa incastonare a Laurana il bellissimo portale del Maschio Angioino. È un'opera che serve a qualificare la città e diventa un elemento di paesaggio. Di questo si trovano molti esempi fino all'epoca borbonica, il viale Carlo III che porta alla Reggia di Caserta trasformava il paesaggio in funzione di un'idea complessiva e armonica del territorio. Quando quest'idea è stata smarrita il paesaggio ne ha fatto le spese. Penso alla cementificazione di Posillipo e di via Orazio negli anni '60. Erano luoghi magici. Con l'edilizia selvaggia qualcuno si è accaparrato belle vedute dalle finestre di casa, ma il paesaggio della città ne ha sofferto. Per fortuna il paesaggio di Napoli di risorse magiche ne ha altre che finora resistono». Restucci oggi terrà a Napoli una lezione magistrale su «Arte e letteratura per la comprensione del paesaggio italiano», alle 17 nell'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici per il ciclo «Urbanistica e metamorfosi del paesaggio italiano» curato dalla Facoltà di Architettura della Federico II. «Di paesaggio come lo intendiamo oggi si comincia a parlare con l'illuminismo - prima si parlava di territorio, che era un concetto diverso. È con l'illuminismo che matura l'esigenza di regolare e rappresentare il rapporto tra l'ambiente naturale e i segni dell'attività umana. Anche se importanti anticipazioni di questa esigenza si possono trovare nel Rinascimento, per esempio negli scritti di Leon Battista Alberti, che indicò l'esigenza di regole per creare un'armonia tra l'ambiente e gli interventi umani, le opere architettoniche. Ed è nel Rinascimento che le arti cominciano a rivolgere sistematicamente l'attenzione all'ambiente naturale. Da quando i pittori cominciarono a non dipingere più i santi su lamine d'oro ma sullo sfondo di vedute realistiche. Così comincio il racconto del paesaggio, che in Italia ha una tradizione importante, utile oggi per capire e salvaguardare il nostro paesaggio».
URBANISTICA - CAMPANIA: intervista a Amerigo Restucci
Il professor Amerigo Restucci terrà una lezione a Napoli sull'arte e la letteratura per comprendere il paesaggio italiano. Il paesaggio è un concetto che si è sviluppato con l'illuminismo, che ha richiesto regole per rappresentare il rapporto tra l'ambiente naturale e gli interventi umani. Il Rinascimento ha visto l'arte rivolgere l'attenzione sistematicamente all'ambiente naturale, con pittori che hanno iniziato a dipingere vedute realistiche. Questa tradizione è utile per capire e salvaguardare il paesaggio italiano. Il paesaggio di Napoli è stato influenzato dalla natura e dall'arte, con esempi come il Maschio Angioino e il viale Carlo III.
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