ROMA. Razionalizzazione, modernizzazione, ricerca valorizzazione delle delle professionalità: il «cuore» della riforma del ministero per i Beni e le attività culturali si gioca tutto su questi elementi che giungono a disciplinane in maniera più armonica e meno confusa l'organizzazione delle tante "materie" di competenza del dicastero. Per prima cosa, infatti, il decreto approvato dal Consiglio dei ministri all'antivigilia di Natale, il cosiddetto Codice dei Beni Culturali, struttura il ministero in quattro dipartimenti, ognuno dei quali avrà sotto la sua tutela ambiti ben precisi che era controproducente legare, come si suoi dire, in un «unico calderone», come avveniva in passato. Il primo dì questi dipartimenti è quello per i Beni culturali e paesaggistici, al quale è stato dato vita per rafforzare il concetto che la tutela di questi differenti tesori che formano il Bel Paese - tesori d'arte e tesori paesaggistici - formano un tutt'uno indivisibile. Da questo dipartimento dipenderanno infatti le Direzioni generali per l'Archeologia, per i Beni Artistici le Storici, per l'Architettura e l'Arte Contemporanea e quella per i Beni Architettonici e il Paesaggio. A tale riguardo il sottosegretario Nicola Bono ha chiarito quanto siano state strumentali le polemiche messe su dall'opposizione in questi giorni, facendo passare l'idea che il Centrodestra stesse dando seguito a una sorta di «svendita» dei nostri tesori artistici. Accuse rispedite al mittente. «Tutto il contrario - spiega Bono - Fu con la Finanziaria di Prodi che si introduceva questo concetto, mettendo a rischio l'integrità del nostro patrimonio. E' stato il Centrodestra con questo Codice appena approvato ad introdurre dei meccanismi di inalienabilità del patrimonio. E non genericamente ma per singole categorie, come aree archeologiche, pinacoteche, musei». Il secondo dipartimento è quello per gli archivi e le biblioteche, da cui dipenderanno la Direzione generale per gli archivi e quella per le Biblioteche e gli istituti culturali. In questo modo si avrà un settore organizzativo specificamente preposto alle dinamiche di conservazione, trasmissione e diffusione del sapere, con un occhio particolarmente attento, dunque, alle biblioteche a ai luoghi principali dove si raccolgono le testimonianze scritte del nostro passato. Il terzo troncone è rappresentate dal Dipartimento per Io Spettacolo e lo Sport, da cui dipenderanno le Direzioni generali per lo Spettacolo dal vivo e per il Cinema. In questo modo, da una parte si formalizza una maggiore attenzione al settore cinematografico e musicale, dall'altra vengono istituzionalizzate le competenze del ministero in materia di vigilanza sullo sport. Lo scopo, ha spiegato Giuliano Urbani, è arrivare a «uno sport più corretto e veramente per tutti», con una attenzione particolare alla diffusione della pratica sportiva. Il quarto Dipartimento per la Ricerca e l'Innovazione è veramente il "cuore" della riforma. Tale dipartimento, che verrà suddiviso in Risorse Umane e Formazione, Innovazione Tecnologica e Promozione, è la chiave di volta - specifica Bono - «per modernizzare un'amministrazione che voglia coniugare la qualità specialistica con l'efficienza e l'attenzione ai bisogni dei cittadini». A questo dipartimento faranno capo gli istituti che si occupano della ricerca (Istituto centrale per il Catalogo e la documentazione, Istituto centrale per il Restauro, Opificio delle pietre dure, Istituto per la Patologia del libro) e sarà un luogo privilegiato per armonizzate le grandi eccellenze che l'Italia ha raggiunto in questi settori. All'interno di questo dipartimento verrà creato un Ufficio Servizi che avrà il compito di stimolare anche tutti gli aspetti della promozione dei nostri beni culturali, in una parola dalla promozione al «merchandising». «Non si capisce perché - si chiede il sottosegretario - finora i Beni culturali siano stati considerati un onere e un "peso" nelle varie Finanziarie, senza mai prefigurare una politica che potesse fornirci un ritorno economico e turistico più massiccio. Abbiamo inteso, quindi, considerare le risorse artistiche e paesaggistiche del nostro Paese una "possibilità" in più per creare benessere e posti di lavoro». Infatti, la Direzione Risorse umane darà grande impulso alle politiche di formazione del personale, finora piuttosto trascurate, per ridare centralità alle competenze degli operatori culturali. Dunque, ridare spazio alle professionalità significa ridare qualità all'intero settore. Altri punti qualificanti del Codice è l'attuazione delle norme riguardanti il coinvolgimento dei privati nella gestione dei beni culturali e le nuove figure dei Soprintendenti regionali, a cui finalmente sono conferiti effettivi poteri di coordinamento e gestione, superando così la situazione di incertezza sulle loro funzioni generata dalla precedente riforma.