Tangenti, sigilli al villaggio dei vip Proprietari sfrattati. Tra gli 8 indagati anche lex sindaco di Brindisi Sequestrato il complesso turistico di Acque chiare ad Apani, nel Brindisino. Le abitazioni del famoso villaggio dei vip devono essere sgombrate entro venti giorni. I 168 stagionali hanno una settimana di tempo. Secondo gli inquirenti, limprenditore Vincenzo Romanazzi ha versato mazzette per 150mila euro per ottenere le autorizzazioni per edificare. Tangenti versate allex sindaco di Brindisi Giovanni Antonino. Entrambi sono indagati per corruzione insieme al soprintendente ai beni culturali Giovanni Matichecchia. Avvocati, commercialisti, politici, gli stessi pubblici ministeri della procura di Brindisi, questanno dovranno scegliere altri lidi per i bagni estivi. Poco male. Perché leffetto dei sigilli ad Apani, dopo il sequestro del complesso turistico alberghiero di Acque chiare, operato dal Nucleo di polizia tributaria delle fiamme gialle ieri mattina, si è abbattuto soprattutto sui proprietari delle 200 villette sequestrate. I residenti dovranno sgomberare entro venti giorni, si tratta di cinque famiglie, mentre i 168 stagionali hanno tempo una settimana. Qualcuno, alla notifica del provvedimento, si è sentito male. E lennesima bufera che si abbatte sul villaggio dei vip edificato dallimprenditore Vincenzo Romanazzi, che secondo gli inquirenti per ottenere le autorizzazioni del caso versò al sindaco Giovanni Antonino una mazzetta diluita in cinque anni di 150mila euro utile a finanziare campagne elettorali e non solo. Limprenditore e lex primo cittadino sono indagati per corruzione insieme al soprintendente ai beni culturali Giovanni Matichecchia. Mentre per gli altri sei indagati, tutti dirigenti del municipio brindisino, le ipotesi di reato formulate dal pubblico ministero Adele Ferraro sono concorso in lottizzazione abusiva e violazioni dei vincoli paesaggistici e ambientali, capi di imputazione che gravano anche su Romanazzi e Antonino. Si tratta dellex segretario generale del Comune di Brindisi Giovan Battista De Cataldo, il dirigente allUrbanistica Carlo Cioffi, il direttore dei lavori Severino Orsan e il notaio Bruno Cafaro. Al vaglio della magistratura per le autorizzazioni regionali al progetto anche le posizioni di Fabio Lacinio, vice di Cioffi, del funzionario regionale Giuseppe Giordano e dellex assessore allAmbiente della giunta guidata da Raffaele Fitto, Enrico Santaniello. I nomi di Lacinio, Cioffi e Santaniello non figurano al momento iscritti nel fascicolo giudiziario. Duecento ville, piscine, impianti sportivi, parcheggi, supermarket, locali di intrattenimento e persino la spiaggia del litorale Nord dove sorge il colosso di Acque chiare: da ieri tutto è sotto sequestro. Le prime indagini sul villaggio risalgono al 2006, accertamenti della finanza per presunte speculazioni edilizie. Ma la modifica dellaccordo di programma per la riqualificazione e lo sviluppo turistico della costa siglata dalla Regione e dal Comune di Brindisi, grazie al complesso ideato da Romanazzi risale agli anni 1999-2000. I punti cardine dellaccordo prevedevano una destinazione duso esclusivamente turistico-alberghiera, lassunzione di 77 dipendenti e soprattutto il divieto della vendita frazionata degli immobili. Nel 2001 invece, in barba allaccordo sottoscritto con lente regionale, il Comune di Brindisi e limprenditore edile di Acque chiare, siglano una convenzione attuativa dellaccordo che prevede la vendita frazionata delle singole villette a partire dal 2006. E a partire dal 2002 che il complesso alberghiero prossimo ad essere realizzato e sponsorizzato come la chiave di volta per lo sviluppo turistico della città, ammalia i brindisini. Sono in tanti quelli che si recano dallimprenditore prima, dal notaio poi, per siglare scritture private tramite cui conquistarsi il diritto di prelazione per lacquisto, possibile solo dal 2006. Ed è precisamente nellottobre di due anni fa che scattano le indagini della procura brindisina. Il primo a essere interrogato dal sostituto procuratore Adele Ferraro, impegnato anche sul fronte Gassopoli, è proprio Giovanni Antonino. Il magistrato chiede chi ha dato il via libera alla firma della cosiddetta convenzione attuativa siglata dalla giunta comunale senza mai passare al vaglio del consiglio. Convenzione firmata oltre che da Romanazzi anche dal dirigente Carlo Cioffi (in nome e per conto dellente) alla presenza del segretario generale De Cataldo. Il pm chiede ad Antonino anche in che modo si sia arrivati alle modifiche del piano urbanistico comunale nel quale Apani figurava originariamente come zona agricola, poi divenuta edificabile. E ancora, per quale via e quali ragioni fu decretato linteresse pubblico del progetto presentato dal privato. Le indagini sono proseguite sul fronte delle irregolarità edilizie, mentre Romanazzi seduceva i brindisini che facevano a gara per conquistarsi una villa ad Acque chiare o almeno un posto al sole. Un altro troncone di indagine, sul quale gli inquirenti mantengono al momento assoluto riserbo, si avvia nel frattempo a conclusione, relativo in particolare alla stipula dei contratti di compravendita di 173 ville vendute dal 2001 a ieri. Intanto, la procura ha nominato custode giudiziario di Acque chiare il sindaco Domenico Mennitti.