Deleghe, nuovo rinvio Lombardo a Berlusconi "No ai tagli per lIci" Slitta il vertice di maggioranza Scalia: "Al Lavoro serve un politico non un tecnico" Per una settimana ha fatto buon viso a cattiva sorte. Poi, davanti allincalzare delle critiche da parte dellopposizione, Raffaele Lombardo ha deciso di mettere da parte le ragioni dellalleanza e di andare a testa bassa contro un provvedimento del governo Berlusconi. E di ricorrere alla Corte Costituzionale contro il decreto che ha prelevato 1,4 miliardi di euro destinati a infrastrutture da realizzare in Sicilia e Calabria per finanziare il taglio dellIci. «Condividiamo lesigenza di eliminare limposta sulla prima casa - afferma Lombardo - ma sono sorpreso che il consiglio dei ministri abbia deliberato la copertura finanziaria del provvedimento ricorrendo anche alle risorse finanziarie che erano destinate alla realizzazione di opere in Sicilia. In questo modo, è stato violato larticolo 21 dello statuto autonomistico, secondo cui il presidente della Regione partecipa con voto consultivo alle sedute del consiglio dei ministri quando si discutono materie di interesse regionale». Lombardo ricorda che «è stato lo stesso presidente Berlusconi, nel 2004, a firmare un decreto che, proprio in attuazione dello Statuto, prevede linvito alla seduta del consiglio del presidente della Regione. Pertanto ho dato mandato ai miei uffici - conclude il presidente della Regione - di valutare se sussistono le condizioni per accendere un conflitto presso la Corte costituzionale». Lombardo aggiunge di avere dubbi anche «sulla legittimità di un provvedimento che sottrae fondi per investimenti e li utilizza per spese correnti. Coerenza vuole che, se cè da difendere la Sicilia, non mi faccia influenzare da logiche di coalizione». I soldi sono quelli del cosiddetto "pronto cassa" Fintecna, inizialmente destinati al Ponte e dirottati dal governo Prodi su altre infrastrutture, fra le quali le metropolitane leggere di Palermo, Messina e Catania, un lotto della Agrigento-Caltanissetta e il passante ferroviario del capoluogo. La soluzione del ricorso alla Consulta era stata "suggerita" dal Pd, che aveva presentato un ordine del giorno allArs: «Sarebbe un atto dovuto, per un presidente della Regione che sostiene di avere tanto a cuore la nostra autonomia», si leggeva nel testo. Per protesta contro il taglio dei fondi per le opere in Sicilia, il Pd ha organizzato per domattina un sit-in di deputati regionali e nazionali davanti a Palazzo dOrleans. Il suo affondo al governo del Cavaliere, Lombardo lha piazzato nel bel mezzo delle convulse trattative per le deleghe alla sua giunta. Il presidente aveva annunciato in mattinata che era imminente lufficializzazione degli incarichi ma alle 20 una nota del Pdl ha fatto sapere che lincontro fra i vertici del partito di Berlusconi e il governatore è stato rinviato a oggi. Il coordinatore regionale di An Giuseppe Scalia contesta la scelta di inviare il magistrato Giovanni Ilarda al Lavoro: «In quel ramo damministrazione serve abilità nelle relazioni sindacali e con i partiti. Serve un politico, non un tecnico. In ogni caso, lultima scelta tocca a Lombardo». Il sottosegretario forzista Gianfranco Micciché chiede i Beni culturali per il fedelissimo Michele Cimino, ma quel posto è stato promesso dal governatore allUdc (Antonello Antinoro). E Saverio Romano, segretario regionale dello scudocrociato, confessa: «Non abbiamo affatto smesso di sperare in un terzo assessorato che, sulla base dei numeri in Assemblea, ci spetta». Lombardo la butta sullironia: «Mi chiedono tutti il Turismo e i Beni culturali. Non capisco, cè così tanta voglia di viaggiare?»