Di fronte all'indisponibilità di Franco Bernabè ad accettare nuovamente la carica di presidente della Biennale, come anticipato dal Corriere del 24 dicembre, il ministro Giuliano Urbani sembra intenzionato a sostituire anche il consigliere di sua nomina (nella passata gestione era Severino Salvemini, presidente della Scuola di direzione aziendale della Bocconi) per arrivare in tempi brevi a un nuovo Consiglio d'amministrazione. Che dovrebbe essere ancora di cinque membri e non di sette, come prevede il nuovo statuto, in attesa che si perfezioni l'ingresso dei privati nella Biennale. Il nome che circola con più insistenza per la nuova carica di presidente è quello di Francesco Alberoni, attuale consigliere della Rai e di Cinecittà Holding e presidente del Centro sperimentale di cinematografia. Al suo fianco potrebbe entrare in consiglio, sempre su nomina ministeriale, Alain Elkann, i cui rapporti con Urbani sembrano essere tornati ottimi dopo la parentesi Sgarbi (della cui nomina a sottosegretario, con tutte le intemperanze che erano seguite, era stato grande sponsor). Qualche novità anche per i posti assegnati ai rappresentanti di Comune, Provincia e Regione: accanto a Paolo Costa, di diritto vicepresidente come sindaco di Venezia, anche Luigi Busatto, presidente della Provincia, e Giancarlo Galan, presidente della Regione, avrebbero intenzione di occupare personalmente il posto loro spettante in Consiglio senza farsi rappresentare, aumentando così il peso politico (e forse la litigiosità: il primo è Margherita, il secondo Forza Italia) dell'istituzione. Se questi sono i nomi del Consiglio, chi sarà chiamato a dirigere la Mostra di Venezia? Marco Mùller, ex direttore dei festival di Rotterdam e Locamo, «cinefilo sinologo» e ora produttore (II voto è segreto, No Man's Land,, Fango), che avrebbe già sottoposto al ministro un progetto di rilancio della Mostra? O Giancarlo Giannini, attuale consigliere del Centro sperimentale presieduto da Alberoni, a cui magari affiancare come un braccio organizzativo un nome a sorpresa come quello di Giorgio Gosetti, direttore di Italia Cinema? I giochi sembrano ancora molto aperti.