SOPRINTENDENZE Il nuovo ministro annulla molte promozioni decise da Rutelli prima della fine del mandato All'ingresso del ministero dei beni culturali, in via del Collegio romano a Roma, da qualche tempo i controlli per chi entra sono molto più rigidi. Chissà se dipende da un'aria cambiata o meno. Di sicuro le nomine fatte dal predecessore Rutelli in extremis prima della scadenza da ieri vanno a farsi benedire. Ben 216. Dirigenti, assegnati o talvolta confermati alle direzioni centrali, regionali, soprintendenze. Nomine fissate da un decreto ministeriale del 28 febbraio scorso che avevano suscitato critiche da più parti, soprattutto dai sindacati confederali (per Uil da un lato, Cgil e Cisl dall'altro, molte non erano date per meriti, anzi). Su quel decreto di riorganizzazione la Corte dei Conti ha fatto rilievi: avrebbe contestato 11 nomine. Di conseguenza il decreto non è stato registrato e sulle osservazioni della Corte il capo di Gabinetto Salvatore Nastasi ha firmato il provvedimento che annulla gli incarichi. Nel ministero e soprattutto in tante soprintendenze c'è la sensazione di un ulteriore ribaltone dell'ingranaggio lasciando uno stato di precarietà permanente, di impossibilità a pianificare a lunga distanza, ad agire. «Atto gravissimo», commenta l'ex sottosegretario ai beni culturali e ora senatore Pd Andrea Marcucci. Ma se Bondi agisce in una cornice legislativa, come prendere il neodeputato del Pdl Luca Barbareschi? Ringrazia il ministro e dice chiaro cosa vuole certa Destra: «questa scelta sottolinea lo spirito di squadra e di forte coesione con cui lavora il Popolo della libertà per il rilancio dell'azione di governo nella cultura». Tradotto: la cultura va occupata. Manca poco che dica militarmente. Formalmente le nomine saltano tutte . Magari non andrà proprio così. Alcune, eccellenti, come De Caro alla direzione archeologica o Carla di Francesco al paesaggio, non dovrebbero rischiare. Se sì sarebbe un errore. Non resterebbero Bruno De Santis, direttore generale per l'organizzazione, innovazione e altro, e l'attuale direttore regionale della Calabria Giuseppe Zampino, già soprintendente dei beni architettonici a Napoli, anni fa coinvolto in una vicenda di appalti partenopei dalla quale è stato assolto. Se Bondi voglia fare o meno piazza pulita, Barbareschi e chi spalleggia l'attore preme. Certo, ci sono cose da aggiustare, nel ministero. Sempre per fare esempi, in Campania con Rutelli si è sdoppiata una soprintendenza archeologica (una Salerno e Avellino, una Caserta e Benevento), operazione sulla cui utilità più di un archeologo dubita, mentre nella archeologicamente ricca Sardegna si è accorpato tutto a Cagliari con scelta poco lungimirante. E si potrebbe riflettere su quattro contratti esterni da soprintendente dati tempo fa a dirigenti di una regione del sud. Intanto Bondi ha detto al Corsera di volersi occupare del caso Monticchiello e Asor Rosa, che quel caso sollevò, se ne rallegra. Ma Tremonti cancellerà 15 milioni di euro stanziati da Prodi per abbattere ecomostri: dietro la facciata c'è molto da temere.
Ribaltone ai Beni Culturali: saltano tutte le nomine
Il ministro dei beni culturali ha annullato 216 promozioni decise da Rutelli prima della fine del mandato. Le nomine erano state fatte con un decreto ministeriale del 28 febbraio scorso e avevano suscitato critiche da parte dei sindacati. La Corte dei Conti aveva contestato 11 nomine, di conseguenza il decreto non è stato registrato. Il ministro ha firmato un provvedimento che annulla gli incarichi. Le nomine annullate includono dirigenti, assegnati e confermati alle direzioni centrali, regionali e soprintendenze. L'ex sottosegretario ai beni culturali Andrea Marcucci ha definito l'atto "gravissimo".
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