All'Inizio c'era il Gabinetto numismatico degli Uffizi. Circa trentamila pezzi tenuti insieme solo dalla loro identità tipologica: monete romane medioevali moderne, zecche fiorentine, toscane e dei vari stati italiani, medaglie di ogni epoca, potestà, principato e nazione. Il Gabinetto numismatico degli Uffizi con la sua sterminata raccolta, in assoluto una delle più importanti e numerose del mondo, era una testimonianza e non la meno affascinante, del museo Wunderkammer iperbolico ed enciclopedico. Poi arrivò l'Ottocento razionalista e positivista, con le specializzazioni accademiche, con i musei fondati (o rifondati) con criteri scientifici, allestiti per percorsi storici, per esemplificazioni cronologiche e stilistiche. Erano da poco nate le pubbliche collezioni del Bargello e dell'Archeologico e in quelle sedi vennero trasferite le cose che agli Uffizi sembravano incongrue e non pertinenti; le monete e le medaglie fra le altre. Accadde così che la raccolta numismatica degli Uffizi venisse smembrata: al Bargello andarono i pezzi medioevali e moderni, al museo Archeologico quelli antichi, ma anche un numero cospicuo di monete e di medaglie che con l'archeologia nulla avevano a che fare. Si trattava di un errore di assegnazione che poteva essere subito e facilmente corretto. Invece c'è voluto più di un secolo. Ci voleva un Soprintendente intelligente come l'amico Angelo Bottini, perché l'operazione di bonifica inventariale e di trasferimento al Bargello delle monete e medaglie cronologicamente pertinenti, venisse realizzata. Era il 2001. In quell'anno ben diciassettemila pezzi da più di un secolo conservati all'Archeologico, non catalogati né fotografati e in massima parte ignoti anche agli specialisti, transitarono in deposito al Bargello. Quello fu un giorno felice per la direttrice Giovanna Gaeta Bertelà, per Beatrice Paolozzi Strozzi che ora la sostituisce nell 'incarico ed ovviamente per me che mi rendevo conto di aver condotto in porto, da Soprintendente, un affare tanto delicato quanto importante. Fin qui la storia della numismatica e della medaglistica medioevale e moderna trasferita al Bargello ad integrare le collezioni storiche e quelle nuove, arrivate al Bargello in anni recenti per donazione o per acquisto. E fra gli acquisti mi sia consentito di ricordare quello della superba raccolta di antiche monete senesi già proprietà Cora-Fanfani (1996). E ' un acquisto di cui sono particolarmente orgoglioso perché mi riuscì di realizzarlo, con un autentico colpo di mano, quando ricoprivo a Roma la carica di Ministro dei Beni Culturali. Sulla storia dello straordinario giacimento numismatico già all'Archeologico ed ora transitato al Bargello, si innesta un 'altra storia. Una storia che ha i nomi di Fiorenza Vanirei Toderi e di Giuseppe Toderi, illustri specialisti autori di opere capitali e ispettori onorari della nostra Soprintendenza, ed ha il nome di Alberto Carmi, presidente dell'Ente Cassa di Risparmio di Firenze. Anche qui occorre spiegare. I signori Toderi, da sempre al servizio del Bargello in qualità di studiosi, hanno accettato di curare l'immane lavoro di catalogazione del fondo numismatico arrivato dal museo Archeologico. E' un lavoro che nessun altro avrebbe voluto né saputo fare in tempi così brevi e con esiti scientifici altrettanto impeccabili. I signori Toderi lo hanno fatto. Quanto ad Alberto Carmi egli ha accettato di finanziare la pubblicazione scientifica, in cinque volumi, delle monete italiane conservate nel Museo Nazionale del Bargello. Ora questa opera monumentale destinata a rimanere negli studi come riferimento bibliografico d'ora in poi irrinunciabile, vede la luce per i tipi della Polistampa. E' un'impresa scientifica monumentale che rende testimonianza alla civiltà e alla cultura di un paese. Sono felice e orgoglioso che Firenze e il Bargello abbino saputo meritarla.