Ilarda al Lavoro, poltrone leggere per Fi che ferma tutto. Pdl in pezzi: slitta lArs Non cè accordo sul governo della Regione e su quello dellAssemblea, non cè intesa neppure allinterno del Pdl che non riesce a formare un gruppo unico allArs. Il centrodestra che ha fatto il vuoto alle elezioni di aprile, e che dispone di 61 deputati su 90 a Sala dErcole, simpantana nella corsa alle poltrone. Ieri Raffaele Lombardo ha comunicato ai vertici siciliani del Popolo della libertà il suo orientamento per lattribuzione delle deleghe. Con numerose sorprese, tuttaltro che gradite dagli alleati: alla componente forzista, oltre che lAgricoltura per il "tecnico" La Via, il presidente vorrebbe dare il Bilancio (dove andrebbe Giambattista Bufardeci), la Presidenza e la Famiglia (per Michele Cimino e Francesco Scoma). Con unaltra evoluzione dellultima ora, Lombardo ha deciso di mandare il magistrato Giovanni Ilarda al Lavoro, che come la Sanità (affidata a Massimo Russo) è un ramo damministrazione interessato da inchieste giudiziarie. Lelenco degli incarichi prevederebbe anche lassegnazione di Beni culturali e Industria agli Udc Antonello Antinoro e Pippo Gianni, Turismo e Cooperazione a Luigi Gentile e Carmelo Incardona, esponenti di An. Il governatore terrebbe per lMpa il graditissimo Territorio (dove si sederebbe il fedele Giuseppe Sorbello) e i Lavori pubblici per Roberto Di Mauro. Proposta che i big del Pdl hanno rimandato al mittente: troppo leggere le deleghe per i forzisti, che chiedono almeno i Beni culturali, mentre il coordinatore regionale di An Giuseppe Scalia non vuole rinunciare al Lavoro, dove invierebbe Gentile, deputato a lui vicino. La divergenza di vedute sulla giunta ha accresciuto la tensione in una maggioranza che risente del grande gelo fra Lombardo e Salvatore Cuffaro (non si sono più parlati da quando il governatore ha escluso dalla lista degli assessori Nino Dina) e che ieri è implosa allArs. Subendo il secondo passaggio a vuoto nel giro di sei giorni, dopo quello che aveva fatto slittare lascesa di Francesco Cascio alla Torre pisana. A saltare, stavolta, è stato il voto per lufficio di presidenza, in mancanza di unintesa fra il Pdl, che per il ruolo di vicario di Cascio sponsorizza il deputato di An Santi Formica (estromesso dalla giunta), e lUdc che spinge un altro messinese, Giovanni Ardizzone. Laula, dopo un paio di rinvii, ha approvato a maggioranza una richiesta di slittamento dei lavori al 5 giugno, presentata dal capogruppo dellMpa Lino Leanza. Decisione che, sul piano formale, ha lasciato qualche dubbio nellopposizione: Cascio ha spiegato di avere avallato questa procedura «anche per definire la formazione di tutti i gruppi parlamentari». Ma si è preso subito le prime critiche di Antonello Cracolici, capogruppo del Pd: «Il rinvio dellArs segna un precedente grave e inficia pesantemente il prestigio di questa presidenza, che non doveva in alcun caso permettere che beghe interne alla maggioranza prevalessero sulle regole parlamentari». Cracolici sottolinea che «governo e parlamento sono in totale impasse, mentre la Sicilia aspetta risposte». I suoi nomi per lufficio di presidenza il Pd li ha designati ieri, al termine di una riunione di gruppo: i trapanesi Camillo Oddo e Baldo Gucciardi sono stati indicati rispettivamente come vicepresidente e deputato questore, Gaspare Vitrano designato per il posto di deputato segretario. Fuori due "big" come Calogero Speziale e Giovanni Barbagallo, che peraltro potrebbe lasciare il posto di vice capogruppo a Francesco Rinaldi. Barbagallo non lha presa benissimo ma glissa elegantemente: «Cè stata unindicazione del capogruppo, che si era consultato con i vertici di partito. I criteri di scelta? Onestamente non li conosco. Ma va bene così». Clima ben diverso da quello che si è respirato nella riunione dei 34 deputati di Forza Italia e An. Dopo tre ore di dibattito, il Pdl non è riuscito a eleggere un capogruppo. Per votare il forzista Innocenzo Leontini, gli esponenti di An vogliono garanzie sulla vicepresidenza dellArs per Formica. Assicurazione che, a causa del veto dellUdc, nessuno è in grado di dare. Situazione di stallo che finisce per rafforzare la posizione di chi, allinterno del nuovo soggetto politico berlusconiano, preferisce mantenere due gruppi separati allArs per una questione di convenienza: questa soluzione comporterebbe un posto in più in consiglio di presidenza per il Pdl e, ovviamente, due ulteriori poltrone, di capogruppo e di vice, dove sistemare gli scontenti. Ma la divisione in due gruppi parlamentari non sarebbe vista di buon occhio a Roma, sullasse fra Palazzo Grazioli e via della Scrofa. Sullo sfondo cè anche la partita per il posto di coordinatore di Forza Italia, lasciato libero da Angelino Alfano, e in prospettiva per la guida del Pdl. Gianfranco Miccichè punta sul fedelissimo Mario Ferrara ma convergerebbe sul nome di Bufardeci, come proposta di mediazione con laltra ala del partito che invece fa il tifo per Dore Misuraca. E ieri il neosottosegretario alla Presidenza ha sparato ad alzo zero sui colleghi: «La paradossale situazione politica siciliana non ha precedenti. La responsabilità di tutto ciò non è che dellimprovvisata e maldestra gestione della coalizione e a monte dei singoli partiti. A questo punto Lombardo, per evitare il caos totale, prenda in mano la situazione contattando le singole componenti politiche e cercando di stabilire con equilibrio e un certo spirito di sacrificio quella necessaria condivisione fra tutti». Davanti a queste fibrillazioni, ai leader della ex Cdl non resta che prendere tempo. Lombardo aveva convocato per ieri un vertice di maggioranza, rinviato a questa sera su richiesta degli alleati. A questo punto, come spiega il capogruppo dellMpa Leanza, salta anche lassegnazione delle deleghe agli assessori da parte di Lombardo, prevista per stamattina: «Sarà posticipata di qualche giorno».