Per finanziare la mostra alla Gran Guardia con i quadri del Louvre, organizzata dall'imprenditore Marco Goldin, il Comune era pronto a togliere soldi destinati a , iniziative dei suoi musei, in particolare di Castelvecchio e della Galleria d'Arte Moderna di Palazzo Forti. Lo avrebbe fatto, in particolare, se non si fossero trovati altri soggetti - pubblici o privati -disponibili a contribuire all'evento, che doveva contare su un budget di circa 9 milioni di euro, per metà a carico del sistema Verona (l'altra metà li avrebbe messi Linea D'Ombra, la società di Goldin). Il sindaco Flavio Tosi, ieri, ha ribadito che la copertura finanziaria della mostra, annullata dopo il rifiuto ai prestiti del museo francese, sarebbe stata comunque garantita «Eravamo in contattato con potenziali sponsor, stavamo cercando finanziamenti regionali ed europei - commenta Tosi - Ma se anche non fosse entrato un centesimo da questi canali, avremo garantito comunque la copertura finanziaria». Come sarebbe stato possibile, visto che non c'erano fondi stanziati a bilancio per questa eventualità? «Avremo utilizzato risorse destinate ad eventuali iniziative all'interno dei nostri musei, senza comunque comprometterne il finanziamento», spiega Tosi. A tal proposito, l'amministrazione aveva modificato il regolamento per la concessione dei contributi, prevedendo la possibilità di elargire fondi anche a soggetti privati per iniziative a scopo di lucro, come appunto era la mostra con i capolavori del Louvre. Il Comune avrebbe così finanziato un privato a scapito dei suoi musei pubblici? «Per noi era un'iniziativa strategica - aggiunge Tosi - in termini di immagine e di indotto per la città. A Brescia le mostre di Goldin hanno avuto una media che supera i 4oomila visitatori. Inoltre, avremmo emesso biglietti comulativi scontati per vedere, oltre alla mostra in Gran Guardia, anche gli altri musei cittadini». Per quanto riguarda le ragioni dell'annullamento, ufficialmente «problemi tecnici e ritardi», Tosi ha affermato di voler capire «quali sono i veri motivi». Ha confermato di aver trattato sempre e solo con Goldin e che i lavori propedeutici all'allestimento della mostra erano in linea con i tempi concordati. «Per noi è stato un fulmine a ciel sereno», dice il sindaco, che non ha tuttavia voluto specificare i termini del suo incontro chiarificatore con il patron di Linea D'Ombra. Sul caso Louvre il Partito democratico ha chiesto la «convocazione di un consiglio comunale straordinario». «Di fronte ad un simile flop - dice il capogruppo Ste-fania Sartori - ci devono dire tutto quello che non hanno detto finora». «Orazi, l'ex sovrintendente della Fondazione Arena, ha sbagliato a fare un contratto per mandare un'opera in Australia e ha perso la sedia - incalza Paolo Zanotto - Chi è qui che paga per questa serie di clamorosi errori, che hanno portato ad una debacle annunciata?».