«Sì, lo so, i dati delle presenze a Caserta, al Museo Archeologico di Napoli, a Paestum nel 2007 confermano un forte calo rispetto al 2006. Ma è nulla rispetto al disastro della Campania nel 2008. Basta ascoltare le parole del soprintendente al Polo museale napoletano, Nicola Spinosa: i musei partenopei sono semivuoti...». Gianfranco Cerasoli è il combattivo segretario della Uil-Beni culturali, il sindacato di riferimento di molti dipendenti del dicastero ora guidato da Sandro Bondi. Colpa di cosa, Cerasoli? «Nel 2008 è sicuramente l'effetto-immondizia, una autentica catastrofe di immagine per il turismo. Nel 2007 una sensazione generale legata alla scarsa sicurezza». Sembra di rileggere le dichiarazioni rilasciate proprio da Nicola Spinosa al Corriere della Sera appena nel dicembre scorso: «II fascino del nostro Meridione, il tradizionale mix tra natura e intervento dell'uomo, non bastano più atì attirare turismo. Un visitatore oggi si sente più sicuro in Turchia che a Napoli». Infatti Cerasoli, che è anche membro del Consiglio superiore dei Beni culturali guidato da Salvatore Settis, si rivolge direttamente al ministro Bondi: «Si tratta di una seria proposta del sindacato. Costruire un'ipotesi che consenta al sistema Campania di risorgere attraverso i propri beni culturali. Un'apertura straordinaria gratuita, e fino a mezzanotte, dal 15 giugno al 30 settembre di tutti i musei napoletani in collegamento col circuito museale regionale. Occorre un patto tra ministero, Regione, Provincia e Comune. Ma siamo certi che una simile proposta rappresenterebbe un volano per tutti i grandi tour operator sempre più propensi a lasciare da parte Napoli, persino per quelle mega-navi da crociera che ora non attraccano più». Il calcolo del sindacalista è rapidissimo: «Un turista in transito da una città all'altra porta "in dote" una media di 105 euro al giorno di capacità di spesa. Nel 2007 i visitatori in Campania sono stati 6.707.000. Con una tangibile incentivazione dell'offerta culturale si potrebbe assicurare a Napoli e alla Campania una risorsa che l'effetto-mondezza potrebbe dimezzare nel 2008. Si può correre ancora ai ripari, ma bisogna muoversi subito». E poi c'è tutto il resto dell'Italia, con un vistoso carico di problematiche soprattutto sul nodo della modernizzazione. Un immenso patrimonio che stenta a diventare risorsa. Gianfranco Cerasoli svela le cifre del sindacato: «Secondo il nostro ultimo monitoraggio sugli oltre 400 musei statali italiani, solo in 41 realtà esistono le audioguide. Non è assurdo? Sono aperti solo 96 boo-kshop, appena 31 caffetterie, il sistema di prenotazione è attivo appena in 132 casi, i ristoranti aperti in un museo sono appena 8. Ma il dato più inquietante riguarda le visite guidate: funzionano in appena 87 istituzioni museali». La domanda è semplice, a questo punto. Anzi, molto banale: cosa fare? «Ovviamente modernizzarsi, sgombrare il campo da una vecchia mentalità provinciale. Mettere nelle giuste condizioni il privato di poter investire con una prospettiva di adeguato ritorno. Molti musei sono piccoli e sparsi sul territorio. Bisogna progettare in termini di circuiti per spingere l'imprenditore culturale a sfruttare sia la grande che la piccola realtà». Ma un museo non è solo un museo. Può anche essere il fulcro di una proposta culturale più articolata. Gianfranco Cerasoli cita un esempio concreto, lo straordinario successo del Festival della Mente di Sarzana: «Un evento come quello di Sarzana coinvolge la città, il centro storico, quindi musei e monumenti. Con un investimento di appena 500 mila euro è stato registrato un impatto complessivo di 3.6 milioni di euro. Un modello da applicare non solo a piccoli centri come Sarzana ma anche nelle grandi città. Guardiamo cosa accade, in senso molto positivo, alla Galleria Borghese di Roma. Ad ogni mostra il numero di visitatori cresce più che sensibilmente». Visto che Gianfranco Cerasoli è soprattutto un sindacalista, la questione finale riguarda i dipendenti. Tira aria di crisi intorno a tutto il pubblico impiego. E l'universo dei Beni culturali non fa eccezione, anche per chi lavora nei musei c'è l'accusa di inefficienza e assenteismo... «Tutto sta nel motivare e coinvolgere il personale. Il ministro Bondi ha cominciato benissimo rivolgendosi con una lettera on line a tutto il personale, senza mediazioni. Bisogna ritrovare l'orgoglio di lavorare per i Beni culturali, per la nostra carta da visita nazionale. Ma occorrono strumenti». Non dica che ci vogliono i soliti aumenti a pioggia... «Esattamente il contrario. Compensi a progetto commisurati quindi all'impegno e alla produttività. Però anche il ministero deve muoversi. Nel 1980 ognuno di noi poteva contare su 38.000 delle vecchie lire l'anno per aggiornamento professionale. Sa a che quota siamo nel 2008?» Veramente no. «A 1,23 euro l'anno. Si può pensare a una vera formazione del personale in simili condizioni?»