Pozzuoli. Da Bruxelles arrivano 50 milioni di euro di fondi comunitari per la bonifica e la riqualificazione dei laghi flegrei. Lo dice Francesco Escalona, il presidente dell'Ente Parco, commentando la sentenza della Cassazione che ribadisce la demanialità del lago d'Averno. «Ora sarà più semplice avviare i progetti necessari per il recupero ambientale dell'Averno - osserva - L'incertezza che ha regnato fino a ora impediva una pianificazione degli interventi». Gli antichi lo consideravano il vestibolo dell'oltretomba e Virgilio lo cantò nell'Eneide come il luogo dove Caronte traghettava le anime destinate agli Inferi. Un lago vulcanico che gli antenati dei vecchi proprietari, la famiglia Pollio, nel 1750 ebbero in consegna dai Borbone con un lascito regio. Il 2 giugno 1991 diventa pubblico l'atto di compravendita fra i sei eredi e la società Country Club per due miliardi di lire. Tra ricorsi e controricorsi del ministero dei Beni Culturali, si arriva al maggio del 2008, 17 anni dopo: «Il lago d'Averno è dello Stato» scrive la Suprema Corte. E mentre Gennaro Cardillo, amministratore del Country Club insiste dicendo che «la vicenda non è chiusa, c'è il Consiglio di Stato che dice l'esatto contrario. Come la mettiamo?», dice il sindaco Pasquale Giacobbe che intende incontrare gli amministratori del Country Club: «È giusto dialogare con loro, pianificare insieme le iniziative per il rilancio del lago». Per anni, infatti, sono stati loro i custodi di questa meraviglia ambientale, assalita dal collettore che scaricava liquami e da una foce ostruita dai detriti che nessuno mai, tra Regione e Provincia, ha mai bonificato. «Noi facemmo tutto quello che dovevamo fare - ricorda Carmelo Cicale, nel 1991 sindaco di Pozzuoli - Approvammo una delibera per l'esercizio del diritto di prelazione sull'acquisto del lago. Se avessimo avuto in bilancio quei due miliardi, lo avremmo comprato. Ma non avevamo una lira». Il piano dell'Ente Parco e della Soprintendenza archeologica mettono insieme l'Averno e il Lucrino, passando per il recupero della Grotta di Cocceio che collegava l'Averno con Cuma con un tracciato rettilineo lungo un chilometro. Ora è inaccessibile, perché i tedeschi la fecero saltare in aria. «Ovviamente ha ragione il sindaco Giacobbe - spiega ancora Escalona - Il Comune deve avere un ruolo centrale nelle iniziative sul territorio». A pochi passi da qui c'è un altro lago al centro di una querelle: il Lucrino, il più piccolo dei bacini dei Campi Flegrei. Anche questo oggetto di un atto di compravendita, per 800mila euro, tra la famiglia Schiano e l'Elgea, firmato nel luglio del 2006. Un contenzioso finito in Cassazione, con il ministero dell'Economia e quello dei Trasporti a ricorrere contro le sentenze del Tribunale di Napoli e di quello delle Acque Pubbliche che, nel corso dei decenni, hanno sempre sancito la proprietà privata dello specchio d'acqua. C'è persino una sentenza della Suprema Corte del 23 novembre 1979 che ne ha escluso l'appartenenza demaniale. «Noi attendiamo con serenità anche questa ultima sentenza - spiega Roberto Affabile, amministratore dell'Elgea - Il Lucrino è una laguna salmastra, quasi uno stagno. Non abbiamo in mente nessuna speculazione, l'unico intento è la sua salvaguardia ambientale. Ora il Lucrino è agonizzante, è un laguna al limite del prosciugamento». Il nemico del «mariciello» è uno scarico fognario e un argine dissestato che non consentono più il ricambio delle acque con il mare. Il risultato? La collinetta di sabbia all'ingresso fa da trincea e lo ha colpito quasi a morte: «Pubblico o privato il nostro appello è di fare presto», concludono dall'Elgea.