Le sculture di Monte Prama hanno acceso molti animi. Sulla scia, più che del ritrovamento, del silenzio che ha avvolto a lungo la scoperta e le statue nei forum su internet molti cittadini sardi hanno rivendicato maggior considerazione negli studi verso la civiltà nuragica. Queste statue a più d'uno sembrano aprire itinerari imprevisti e si sa che spesso l'imprevisto fatica a farsi strada. Tempo fa fece scalpore Sergio Frau con un libro e un articolo su Repubblica in cui, tra l'altro, immaginava che la Sardegna nuragica possa corrispondere all'Atlantide travolta dal cataclisma di cui narrò Platone, senza però incontrare molti consensi tra gli archeologi. Altre polemiche di tutt'altro genere hanno investito la gestione delle sculture, lasciate per un trentennio nei depositi del Museo archeologico di Cagliari. Un'attesa incomprensibile. Per mantenere un segreto che almeno a un profano non si spiega? «È vero che per trenta anni non è stato fatto apparentemente nulla - riconosce Roberto Nardi - A parer mio non c'entra la segretezza quanto un senso di responsabilità: un lavoro così deve iniziare solo quando ci sono le condizioni per terminarlo, bisogna avere tutti i pezzi in mente e sotto mano, serve un laboratorio attrezzato di almeno 500 metri quadri che la soprintendenza di Sassari e Nuoro è riuscita a creare due anni fa». Allora perché tenere l'intervento sotto traccia? «Non veniva pubblicizzato perché non succedeva nulla. Dall'inizio del restauro, quattro mesi fa, e contiamo di finire entro il 2008, ci siamo aperti completamente verso l'esterno, sia su internet sia il laboratorio che chiunque prenotando può visitare. Stiamo coinvolgendo le scuole e la popolazione del posto. Anche perché mancano pezzi delle sculture se qualcuno trova o ha in casa una coscia o un avambraccio vorremmo convincerlo a consegnarlo: commercialmente senza valore, culturalmente vale moltissimo ». Esiste un altro problema tuttora in sospeso e di non poco peso: una volta ricomposte dove esporre queste figure che senza dubbio, con la loro dose di mistero e di fascino, attireranno turisti? «C'è chi indica il costituendo Museo della civiltà nuragica a Cagliari, chi Cabras. Dal mio punto di vista, quello di un conservatore - osserva Nardi - il reperto trasmette il massimo del suo messaggio sul posto, separarlo dal contesto è pratica antica e non più sostenibile. Comunque è una decisione politica e amministrativa, non nostra». L'intero programma tra recupero delle sculture e valorizzazione ha goduto di un finanziamento di 5,9 milioni di euro (1,2 per il restauro Iva inclusa) attraverso un accordo tra ministero per i beni culturali e Regione Sardegna. ste.mi. LA RECENSIONE Un giorno del 1974, in un campo vicino a Cabras in provincia di Oristano nella Sardegna nord occidentale, l'aratro del signor Sisinnio Poddi incappò in un busto, una testa, un braccio. Di roccia bianca, biocalcarea. Erano le prime porzioni di statue monumentali, i primi lacerti dei quasi cinquemila frammenti poi venuti alla luce e sparpagliati su una necropoli sepolta: appartenevano a statue alte fino a 2 metri e mezzo con volti, nasi e sopracciglia stilizzati, fronti ampie,occhi a cerchi concentrici, ipnotizzanti. Statue scolpite, forse, da artisti della civiltà nuragica. O da mani orientali? Dai fenici? O da un'altra cultura marinara? Imparentata con chi? Quello degli autori è il principale irrisolto, non l'unico. A quando risalgono? Al VII secolo avanti Cristo, forse. Oppure, come osa qualche studioso, intorno al primo millennio avanti Cristo? Il ritrovamento fortuito era solo l'inizio di una vicenda tuttora densa di interrogativi irrisolti e foriera di polemiche a cui questo 2008 - con i restauri delle statue a buon punto - potrebbe dare qualche risposta. E magari fornire nuove informazioni sulla civiltà che tra il 1.700 avanti Cristo all'inizio della nostra epoca eresse nell'isola migliaia di torri nuragiche. Nel '77 la soprintendenza archeologica sarda e l'università di Cagliari iniziarono a scavare in quella zona sabbiosa presso il mare chiamata Monte Prama (dal nome sardo della palma nana che lì cresce, «prama»). Seguì un lungo e oscuro periodo di stasi. Due anni fa un accordo tra direzione regionale del Ministero dei beni culturali e Regione ha acceso i motori del recupero. Dopo quattro mesi di restauro, a fine aprile, chi snoda i fili del racconto èRoberto Nardi. Direttore del Centro di conservazione archeologica di Roma che, ottenuto l'appalto tramite concorso pubblico riservato a imprese specializzate, con un gruppo di 16 specialisti lo studioso sta riassemblando le statue nel Centro Li Punti, nel sassarese: «L'archeologo di chiara fama Carlo Tronchetti condusse scavi sistematici organizzati dalla soprintendenza di Cagliari. Fu individuata una necropoli con 35-36 tombe a fossa con corpi inumati. Un'area sacra, forse, del VII secolo avanti Cristo, sopra la quale c'era un fossato su cui qualcuno aveva gettato le sculture ridotte in frantumi». Insieme a 300 frammenti di modellini di nuraghe, informa Nardi, gli archeologi hanno recuperato 4.880 pezzi fra teste, braccia, cosce, piedi e altro: appartengono a figure poderose, alte in media di 2 metri e 40, ognuna dal peso compreso tra i 100 e i 250 chili per un totale di 10 tonnellate. Epoca?«Forse lo stesso periodo della necropoli, il VII secolo - risponde l'archeologo - Ma si va rafforzando l'ipotesi che data le statue al X secolo circa: qualcuno le avrebbe erette altrove e buttate molto più tardi sulla necropoli già distrutta da tempo». Con i loro enigmi, le sculture rappresentano arcieri e soldati. «Il cosiddetto pugilatore è in realtà un guerriero che si protegge da oggetti scagliati dall'alto come in battaglia», puntualizza l'archeologo. A suo giudizio «coni loro dettagli di grande raffinatezza come mani, pugni e corazze, per la loro somiglianza le sculture rimandano ai bronzetti nuragici raffiguranti appunto arcieri, guerrieri, pugilatori, che misurano però appena 10-15 centimetri. Se risalissero davvero al X secolo - insiste - dovremmo capovolgere la gerarchia: chi ha fuso i bronzetti si sarebbe ispirato alle sculture di Monte Prama». La novità, insiste, sarebbe enorme. «Solo i nuragici rappresentano se stessi e a oggi non esiste una loro scultura lapidea». Ma non tutti gli studiosi concordano con l'ipotesi nuragica, la domanda resta e Nardi lo sa bene: «Trovo fantasiose supposizioni come quella che le dà al popolo dei sardana. Tutto sommato trovo più plausibile l'ipotesi fenicia per alcune analogie stilistiche». Altri interrogativi affollano i cuori degli indagatori del passato: «qualcuno, durante o forse dopo un incendio della necropoli, distrusse le statue con furia diabolica». Chi fu? Perché?«Non lo sappiamo. Di sicuro la zona era molto frequentata dai fenici». Ancora loro. Per quanto convenga aspettare prove solide prima di incolpare dello scempio quei prodigiosi mercanti e marinai del Mediterraneo.