E' ORMAI passato più di mezzo secolo da quando Cesare Gnudi, grande storico dellarte e specialista di scultura romanica e gotica in particolare, mise in moto il suo straordinario programma di riforma e di restauro delle belle arti. Correva lanno 1950, ed egli aveva ereditato la direzione della Pinacoteca Nazionale e la Soprintendenza delle quattro province di Bologna, Ferrara, Forlì e Ravenna: un grande invaso ancora semidistrutto dalla guerra, un impegno scottante dove solo un piano di alta personalità scientifica e tecnica avrebbe potuto risolvere danni incalcolabili e correggere pesantissimi ritardi culturali e museografie! QUESTA ERA la prospettiva delletà detta della Ricostruzione. Ed era una necessità che non poteva essere trascurata, pena la perdita fisica di gran parte del patrimonio artistico esistente ma danneggiato in mille modi. Spesso distrutto. Posso testimoniare che dal 1953 Gnudi diede inizio a un progetto di lavoro molteplice: sul piano dei restauri, la massa degli affreschi romagnoli, ferraresi e bolognesi da curare; sul piano museografico, le Gallerie Nazionali di Bologna, di Ferrara, di Ravenna e molti Musei Civici coi quali collaborare; sul piano della promozione e della divulgazione, le enormi eredità del mondo dellarte barocca e infine le grandi mostre da inventare e da allestire. La sequenza fu straordinaria, e mise in fila il grande ritorno di Guido Reni nel 1954, quello dei Carracci nel 1956, i Maestri del Seicento nel 1959 e nel 1962 lIdeale classico dove si illuminava limportanza del lavoro di Annibale a Roma. GNUDI MISE IN PIEDI unèquipe ridotta ma robusta, composta da alcuni funzionari, come chi scrive, Maurizio Calvesi, e molti liberi collaboratori, da Francesco Arcangeli a Carlo Volpe, Gian Carlo Cavalli, Eugenio Riccòmini; e poi, vicini per cultura, Guido Achille Mansuelli, Mario Zuffa, e soprattutto larchitetto Leone Pancaldi. I restauri architettonici occuparono ventanni, quelli pittorici e di ambienti decorati anche più. Al settore del restauro Gnudi diede sempre grande peso, impegnando letteralmente per la vita Ottorino Nonfarmale. Quelle mani espertissime hanno recuperato migliaia di opere darte in mezza Italia. Presto emerse anche la qualità di Otello Caprara, maestro del legno. Da questi due mantovani nacquero scuole importanti, e la loro esperienza è ancora molto evidente. A RIPENSARE a quella stagione di studio e di lavoro, che Gnudi volle concludere insieme a Giovanni Spadolini nel 1974, con la formazione del ministero dei Beni Culturali ed Ambientali, e la nascita dellIstituto dei Beni Culturali della Regione Emilia Romagna, voluto da Guido Fanti, cè da rimanere sbalorditi. Furono anni difficili ma affrontati con grandi attività e capacità di crescita culturale. Un giorno bisognerà tracciare una narrazione dei fatti. Me lo ha raccomandato di recente anche Michel Laclotte, che ha scritto la storia del suo Louvre a Parigi nei decenni delle grandi imprese. POCHI GIORNI FA, ha preso possesso della funzione di Soprintendente di via Belle Arti 56, il professore Luigi Ficacci. E giovane, ha vinto un concorso difficile, possiede del resto unattività esemplare maturata nei Musei di Roma, presso lo stesso Istituto Centrale del Restauro, e anche nella Calcografia Nazionale. E infatti uno specialista della grafica antica e moderna, possiede per giunta una attivissima conoscenza del mondo dellarte contemporanea. E proprio lui che oggi ci fa ripensare al passato, come egli stesso ci ha detto di voler fare, progettando il futuro. Cè di che esserne felici.
EMILIA - SOPRINTENDENZA La lezione di Gnudi che Ficacci seguirà
Cesare Gnudi, storico dell'arte e specialista di scultura romanica e gotica, ha iniziato un progetto di riforma e restauro delle belle arti nel 1950, ereditando la direzione della Pinacoteca Nazionale e la Soprintendenza delle quattro province di Bologna, Ferrara, Forlì e Ravenna. Il suo piano di lavoro era molteplice, includendo restauri, museografica, promozione e divulgazione. Gnudi ha creato un team di esperti, tra cui Maurizio Calvesi, Francesco Arcangeli e Carlo Volpe, e ha impegnato letteralmente per la vita Ottorino Nolfi per i restauri. I restauri architettonici sono durati ventanni, mentre quelli pittorici e di ambienti decorati sono durati anche più.
Artista / Persona
Bene culturale
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