Contesa rilanciata dalla stampa d'oltre Tirreno a una settimana dal verdetto definitivo Ad una settimana dalla decisione del Consiglio di Stato su Tuvixeddu, il caso della necropoli contesa assurge agli onori della cronaca nazionale. E da Roma, l'Avvocatura generale che si è costituita in giudizio contro la bocciatura di vincoli più ampi, lancia strali contro il Comune di Cagliari. In riferimento all'accordo di programma con Coimpresa, «sorge più di un dubbio sul perseguimento dell'interesse pubblico», si legge nella memoria che i legali dello Stato esporranno venerdì. L'AVVOCATURA GENERALE. Tra il '97 e il 2007, è bene ricordarlo, sono state trovate 1166 tombe. È sulla base di questo patrimonio restituito alla città che l'Avvocatura Generale motiva la costituzione di fronte al Consiglio di Stato, salda nel chiedere l'annullamento delle sentenze del Tar sfavorevoli alla Regione. «Ripercorrendo la nota vicenda che ha preceduto la dichiarazione di interesse risulta invece evidente il comportamento di scarsa collaborazione tenuto dal Comune di Cagliari, sempre teso unicamente alla difesa dell'accordo di programma sottoscritto con l'impresa privata». Nella memoria l'avvocato Sergio Sabelli - che rappresenta lo Stato contro il Comune di Cagliari - attacca il tunnel di 700 metri che dovrebbe collegare l'incrocio via Cadello-via Is Mirrionis a via Is Maglias, per poi finire nel canyon. Opera che persino l'ex soprintendente Vincenzo Santoni segnalò come «un elemento di rischio per la contigua necropoli», in una nota del 16 novembre 1998. Pochi anni dopo, nel 2007, lo stesso ex Soprintendente sarà l'unico componente la Commissione regionale a votare contro l'estensione dei vincoli. REPUBBLICA E CUALBU. In tre pagine R2, l'inserto del quotidiano "La Repubblica", denuncia «la colata di cemento» sulle tombe puniche: il riferimento è a 431 loculi punici scoperti tra il '97 e il 2007, ma rimasti fuori dall'area del parco archeologico. Tombe andate distrutte nel corso di lavori. Il reportage non ha certo lasciato indifferente Nuove Iniziative Coimpresa, che conta di realizzare su via Is Maglias ville, uffici, negozi, la sede della facoltà di Ingegneria, in un progetto da 260mila metri cubi di volumetrie. La società che fa riferimento a Gualtiero Cualbu smentisce numeri e circostanze, ed arriva ad annunciare querele. «Gli edifici sopra i due piani da realizzare nell'area della cava, su via Is Maglias, non sono 50, ma solo 14. Gli altri sono palazzine di due piani», precisa l'amministratore di Coimpresa, Giuseppe Cualbu. Ma che ci siano 431 sepolcri rinvenuti verso viale Sant'Avendrace, al di fuori dal Parco archeologico lo ha scritto l'Avvocatura generale dello Stato nella memoria depositata al Consiglio di Stato. Tutto, per supportare la Regione nel rivendicare l'estensione del vincolo all'intero colle, giustificato alla luce dei nuovi ritrovamenti. L'Avvocatura sottolinea che «le 431 sepolture - ad eccezione di 8 tombe puniche ancora visibili - sono state distrutte per fare spazio ad una mezza dozzina di palazzi di otto piani ciascuno, e relativi parcheggi». «Assolutamente falso - smentisce Cualbu - perché l'area vincolata sulla base del decreto ministeriale del '96 è più ampia del Parco archeologico comunale. I nuovi ritrovamenti sono in area di vincolo archeologico, lo scrive la stessa Soprintendenza, e comunque sono ben lontane dalle aree Coimpresa».