Una torre dacciaio alta 30 metri servirà come «scatola» per rimontare i pezzi della stele. Resisterà a fulmini e terremoti ROMA - Il cantiere aprirà il 14 giugno, sulla piana del parco archeologico delle steli dei re axumiti. Il primo dei tre tronconi in cui è diviso lobelisco che dal 28 ottobre 1937 al dicembre 2003 era collocato a Roma, di fronte alledificio della Fao, verrà ricalato nella sua fossa originaria. Così si chiuderà un lungo contenzioso tra lEtiopia e lItalia, nato nel dopoguerra quando limpero etiope chiese indietro uno dei simboli della propria storia, portato in Italia da Benito Mussolini come emblema vittorioso della nascita dellimpero fascista. LEtiopia parlò dopo la guerra di «saccheggio culturale». Loperazione si concluderà alla fine di luglio. Linaugurazione è prevista per il lo settembre per i festeggiamenti della fine del millennio etiope. A dirigere i lavori sarà comunque un italiano, lingegner Giorgio Croci dello «Studio Croci e associati» che ha vinto la gara internazionale indetta dallUnesco (limpresa responsabile è quella di Simone Lattanzi): un costo di due milioni di euro, fondi italiani gestiti dallorganismo culturale dellOnu. Croci nel 2003 smantellò la stele. Ma come avverrà la ricostruzione? «Abbiamo già costruito una torre provvisoria in acciaio alta trenta metri, con una pianta a forma di U e con una struttura reticolare, i tubi hanno un diametro di circa venti centimetri. E predisposta per resistere non solo a eventuali terremoti in una zona sismica come Axum ma anche alle forti raffiche di vento. Occorre solidità per unoperazione tanto complessa». La torre avrà davanti allapertura una pista di venti metri (costruita in pietra ma poi smontabile) con tanto di rotaie che servirà per trasportare i tre pezzi verso la fossa già scavata: tre metri di profondità e una piattaforma di calcestruzzo approntata a forma di anello. Due gru provvederanno al complesso «trasloco» dalterre no alla «pista», spiega Giorgio Croci, visto che si tratta di un monumento complessivamente pesante 152 tonnellate e alto 23.4 metri: «In cima alla torre che abbiamo costruito interverrà a questo punto un carro-ponte. Le funi dallalto caleranno di volta in voltai pezzi». Quando il primo raggiungerà terra, verrà bloccato con una colata di cemento ma solo dopo aver ben calcolato inclinazione e rotazione. Poi sarà la volta del secondo e del terzo troncone. Ma come saranno fissati tra loro le sezioni? Niente più acciaio, troppo deperibile (la ruggine) e soprattutto calamita ideale per i fulmini: successe proprio a Roma durante il violentissimo temporale del 27 maggio 2002. Una saetta colpì la vetta della stele, danneggiandola. Spiega Croci: «Utilizzeremo quattro barre di fibre di ultima generazione con un diametro non superiore ai 115 millimetri. Si tratta di Kevlar, ovvero fibre aramidiche, più resistenti dellacciaio». Ne basteranno otto in tutto, quattro per ogni troncone (tra il primo e il secondo poi tra il secondo e il terzo). Croci assicura che il metodo metterà la stele in sicurezza anche da possibili terremoti. Finita la ricostruzione, lIstituto centrale del restauro provvederà a una ripulitura generale della superficie. Giorni fa a Parigi lambasciatore di Etiopia in Francia, la signora Tadelech Haile Michael (che ha annunciato linizio delle operazioni col direttore generale dellUnesco, Francesco Bandarin) ha assicurato che la ricostruzione «metterà fine a mezzo secolo di tensioni e incomprensioni tra governo italiano ed etiope. La stele è un simbolo della nostra identità, in lingua locale si chiama "hawult", ovvero "monumento eterno"» La vicenda della stele è stata tormentatissima non solo prima dello smontaggio (le polemiche sulla restituzione allEtiopia, lostilità di Vittorio Sgarbi, allora sottosegretario ai Beni culturali) ma anche in seguito. I pezzi del monumento, dopo lo smantellamento alla fine del 2003, rimasero in deposito in Italia fino al marzo 2004 (quando un Antonov 124 riportò la stele in patria) prima per mancanza di finanziamenti per il trasporto e poi per problemi tecnici. Infine lennesima lunga attesa proprio ad Axum, ancora in un deposito, fino allapertura del cantiere del prossimo 4 giugno.