Polemiche Gianni Biondillo traccia un altro tassello della situazione italiana. I commenti di Dal Co e Boeri. «Atenei come bolge. E' un mestiere per ricchi e i giovani sono sfruttati» Non fate studiare architettura ai vostri figli. Li condannereste ad essere costantemente descritti come «inconcludenti, arroganti, omosessuali (se maschi), galline (se femmine), con pessimo gusto ma cari, carissimi, costosissimi». Perché quello dell'architetto è un mestiere solo per benestanti: «Consiglio di scegliersi genitori ricchi» aveva scritto Vittorio Gregotti; una tesi che Gianni Biondillo (scrittore noir e architetto) riprende nel suo libro più recente (Metropoli per principianti, Guanda, pp. 210, 12), un libro già assai apprezzato da uno dei nostri progettisti più celebri, Renzo Piano («ha una naturale predisposizione a fare di ogni suo progetto un pezzo di città» dice di lui Biondillo). L'autore sembrerebbe voler partire dalla equivalenza «architettura-mestiere per ricchi» in qualche modo per smontarla. In realtà la conferma: «Vivo nel Paese col più alto numero di laureati in architettura d'Europa e col più basso numero di opere edili progettate da architetti. In Italia l'architettura non è una disciplina meritocratica, è un privilegio di casta». La realtà descritta da Biondillo è deprimente: facoltà come «bolge dantesche»; laureati che nella maggior parte dei casi «esasperati da quindici anni di precariato intellettuale mollano tutto e vanno a fare i tecnici comunali». Oppure (mentre i geometri ammorbano il territorio con le loro «casucce») «che si barcamenano con pratiche comunali, perizie comunali, dichiarazioni di inizio attività, computi metrico estimativi, abbattimento di tramezzi, costruzioni di gabinetti e poco altro («Baciatevi i gomiti scrittori! Non avete idee di come sia più semplice pubblicare un libro piuttosto che progettare e costruire un edificio»). Mentre latitano i «maestri». Se è vero che «il lavoro non si trova a meno che non abbiate l'infinita pazienza di leccare i piedi nello studio di qualche affermato professionista, con la prospettiva di essere spremuto come un limone e poi buttato fuori». «Una boutade - la definisce Francesco Dal Co, professore di Storia dell'architettura a Venezia -. Sarebbe come dire: "Non iscrivete i vostri figli a medicina, perché faranno solo i medici di base"». Per Stefano Boeri, direttore di «Abitare», il problema degli studi di architettura è invece quello «di assicurare una continuità di reddito, le committenze sono ormai variegate per valore, ma anche assai frazionate nel corso del tempo». E nella «cattiva architettura» anche l'università ha le sue colpe. A proposito dell'«abusivismo errante» e del «ributtante banalismo del Nord-Est» che caratterizza il panorama dell'Emilia Romagna Biondillo scrive ad esempio: «Le cose più belle costruite qui sono spesso opere di architetti che lavorano "altrove" visto che in questa regione mancano architetti perché è mancata storicamente anche una facoltà di architettura». Per Biondillo Milano e Quarto Oggiaro sono uno «scenario interiore» come le Cinque Terre per Montale. E come architetto non condivide l'odio per il cemento di Celentano, anzi considera Milano l'unica vera metropoli italiana: quella della Torre Velasca, quella dove si continua a costruire sia pure con qualche «inciampo». Come Piazza Scala che sembra «una piazza di fronte ad una stazione di provincia» o i tre grattacieli di Hadid, Isozaki e Liebeskind («assomigliano a due amici che reggono il terzo mentre vomita»). Per Biondillo la «Bella Italia» è insomma quella di Giuseppe Michelucci, di Giuseppe Vaccaro o di Carlo Scarpa. Ma non chiede l'abbattimento di brutture come le Vele di Scampia perché non servirebbe a migliorare la situazione di chi ci vive: «C'è l'idea, del tutto ingiustificata - scrive -, che l'architettura possa da sola risolvere i problemi».
Architetti, mancano i maestri
Gianni Biondillo, scrittore e architetto, critica la situazione italiana in cui i laureati in architettura non riescono a trovare lavoro stabile. Secondo Biondillo, l'architettura è un mestiere solo per i ricchi e i giovani sono sfruttati. I commenti di Dal Co e Boeri confermano questa tesi. Biondillo scrive che le facoltà di architettura sono bolge dantesche e i laureati sono spesso precari e stressati. Mentre i maestri latitano, i tecnici comunali si barcamenano con pratiche e dichiarazioni. Biondillo critica anche l'università per aver creato un sistema che favorisce l'abusivismo e il banalismo.
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