Confinano con i paesi, fiancheggiano autostrade, ma sono vere oasi nella piana più abitata dItalia Settecento pagine, un anno di lavoro, un tomo impegnativo. Ma lAtlante dei parchi in provincia di Milano racconta una storia verde: quella che cè già e quella che verrà. E propone Milano al centro di una grande ciambella, con le aree verdi grandi e piccole che la circondano, oltre a una serie di corridoi ecologici che, come le vene nel corpo, collegheranno le diverse zone, dal parco del Ticino fino a quello dellAdda nord. È la Dorsale verde, il futuro. La realtà di oggi, invece, è questa. Ci sono, nella provincia, una quindicina di Plis, parchi locali di interesse sovracomunale, con quelli da istituire si arriva a venti. Sparsi a macchia di leopardo, soprattutto nella fascia nord, la più densamente urbanizzata. Non si deve pensare solo al parco classico, ma anche a zone tutelate dove abitato, agricoltura e parti allo stato naturale si mescolano tra loro. Alcuni sono poco conosciuti, il parco del Rio Vallone, tra Milano e Lecco, per esempio. Lembi di foresta planiziale di querce e zone umide, inserite nel paesaggio agricolo: pur essendo attraversato, a Cavenago, dalla A4 Milano-Venezia, è lhabitat del picchio rosso, della donnola e della volpe. O il parco Alto Milanese, tra Busto, Legnano e Castellanza, paesaggio piatto con acqua assente, ma nel sottobosco cresce la pervinca, nidificano le quaglie e trovano rifugio le rondini, con una rete di sentieri in cui è possibile andare anche a cavallo. Il parco di Rugareto, invece, tra Gorla e Cislago, è stato costituito per salvare, in una zona molto abitata, un grande bosco di 907 ettari, regno degli animali selvatici: ghiri, ramarri, sparvieri, barbagianni, lepri e faine. LAtlante è insomma fin da subito una guida per lesplorazione naturalistica, il bird watching e la scoperta di insospettabili oasi a pochi chilometri dalla città. «I parchi locali si vanno a incuneare fra tre grandi capisaldi di parchi regionali, a est il parco del fiume Adda, a ovest il parco del Ticino, con in mezzo il parco delle Groane» spiega Franco Sacchi, direttore del Centro studi Pim, programmazione intercomunale dellarea metropolitana, formato da Provincia, Comune di Milano, 72 comuni della provincia. «Non hanno certo le dimensioni di quelli regionali, ma presidiano zone libere, salvaguardandole da future urbanizzazioni. Sono dei presidi verdi, alcuni con elementi di pregio naturalistico, penso ai boschi di Fusago e di Legnano, il parco di San Colombano e dei colli Briantei. Altri, invece, sono aree tutelate dal cemento, o ambienti di recupero, come il Parco delle Cave». La prospettiva della Provincia ora è realizzare la Dorsale verde del nord Milano, costruendo connessioni tra una parco locale e laltro e tra questi e i tre parchi regionali. 65 chilometri di corridoio, in alcuni punti largo 17 chilometri, in altri 50 metri. Mettere in rete le diverse realtà consentirà alla gente di usarle ancora meglio e di più, per esempio con 150 chilometri di piste ciclabili. È la "fruizione lenta del territorio", cioè «godere degli aspetti paesaggistici, ambientali e naturali in modo rilassato, con le gambe e la bici, senza auto, treno, aereo o metrò - spiega Sacchi - . Così i cittadini usano gli spazi, li riconoscono come propri, degni di tutela e valorizzazione, e li rispettano». La Dorsale, aggiunge «completerà il disegno dei grandi spazi verdi della Provincia. A est e ovest i parchi regionali Adda e Ticino, a sud il Parco agricolo sud: restava una sorta di buco a nord, che i Plis e le connessioni colmeranno».