I moderni costano troppo, i musei ora si riempiono con opere in affido Hanno cominciato gli Usa, avviene da noi. Intreccio di pubblico e privato La direttrice della Gnam di Roma: «Un modo saggio per poter esporre» Troppi vincoli con le donazioni. Come perdemmo il lascito di Guggenheim IL FUTURO del museo passa per il prestito? L'ipotesi è tutt'altro che un azzardo. Il prestito (più esattamente: l'affido) a lungo termine a musei pubblici, soprattutto ma non esclusivamente di arte moderna e contemporanea, di opere appartenenti a ragguardevoli collezioni private, costituisce una formula destinata a grandi prospettive. Già da tempo ampiamente utilizzato dai musei americani, il ricorso al prestito è stato di recente fatto proprio anche in Italia, in occasione dell'allestimento del Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto, il Mart, inaugurato appena un mese fa nella nuova sede di Rovereto progettata dal celebre architetto ticinese Mario Botta. L'acquisto di un dipinto di Boccioni, poniamo, o di un Severini futurista, o di un Modigliani - per limitarci appena a qualche nome italiano - potrebbe comportare dei costi così elevati da rischiare di prosciugare le risorse finanziarie di un'istituzione museale a pregiudizio del suo funzionamento; ed ecco che l'affido a lungo termine offre delle opportunità preziose. Del resto anche il collezionista privato può trarre dal prestito prolungato i suoi vantaggi: di promozione eo di affermazione sociale; di valorizzazione delle opere affidate; di sicurezza di conservazione; di una contropartita economica, al limite, perfino di un bonus fiscale da parte dell'ente locale; senza trascurare più agevoli procedure di cessione, ove egli giungesse infine alla determinazione di alienarle. In merito, riesce eloquente l'opinione di Giovanna Piantoni, Direttore della Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea, e curatrice di importanti mostre sull'arte del XIX secolo: «Quella del ricorso a prestiti prolungati mi sembra un'iniziativa, in linea generale, ottima e molto interessante. Purché però non sacrifichi una politica di acquisti da parte del "pubblico", e quindi la doverosa opera di promozione dell'arte contemporanea. Ma non mi sembra davvero sia questo il caso del Mart, il cui allestimento ho avuto modo di apprezzare molto. Del resto, sia pure in un contesto molto diverso, il ricorso al deposito temporaneo fu già sperimentato presso la stessa Galleria Nazionale d'Arte Moderna durante la gestione di Palma Bucarelli. Oltretutto, la formula del prestito a lunga durata offre anche l'opportunità di conoscere le collezioni private sotto forma più strutturata, che non con l'esposizione di opere isolate». Eppure possono darsi anche delle situazione in controtendenza, come ricorda Giorgio Pellegrini, Assessore alla Cultura del Comune di Cagliari e docente di Storia dell'Arte Contemporanea nell'Università del capoluogo sardo. Pellegrini è stato magna pars nel rendere operativa la donazione ai musei comunali cagliaritani della Collezione Ingrao, una straordinaria raccolta di circa 500 opere del '900 italiano, soprattutto dipinti ma anche sculture, che il collezionista Francesco Paolo Ingrao, aveva radunate in sessant'anni di passione per l'arte. Ma è proprio la gestione della Collezione Ingrao che provoca ora qualche problema all'assessore cagliaritano. "Considero assolutamente positivo il ricorso all'affidamento prolungato, da ricercare per quanto possibile - ricorda Pellegrini -. Purtroppo la questione mi evoca un'esperienza personale, volta in tutt'altra direzione. Per Cagliari, la "Collezione Ingrao" ha costituito una fortuna e un'occasione straordinarie. Tuttavia la donazione è vincolata da clausole testamentarie che impediscono ogni forma di prestito, non solo a lungo, ma anche a breve termine. Peccato: le opere della "Collezione Ingrao" sono molto richieste per prestiti e a tutti dobbiamo dire no. Sono, penso, occasioni perdute; perdute, anche nella prospettiva di poter portare in Sardegna, sulla base di un'evidente logica di scambio, opere di altri musei". In realtà, anche il prestito prolungato di opere d'arte rientra nel quadro di un necessario cambiamento di rapporti tra pubblico e privato nell'ambito del sistema museale italiano; rapporti che, fino ad un recente passato, non sono stati mai improntati a grande cordialità. Ma è anche vero che, da qualche anno a questa parte, le cose stanno cambiando, anche a livello legislativo, così da consentire - circostanza un tempo impensabile - l'ingresso del privato nella gestione economica dei musei. Certo, il privato dovrà rinunciare ad ogni pretesa di intervento nei programmi scientifici e nella programmazione; ma sarà pure opportuno che la mano pubblica smetta di scorgere nel privato chi è solo attento a ricavare un vantaggio d'immagine dal museo e dal suo patrimonio. D'altronde un po' tutto il tradizionale assetto dei musei italiani sta cambiando, in attesa che sortisca i suoi effetti operativi la legge 11298 (la cosiddetta legge Bassanini), che stabilisce il passaggio di gestione di gran parte dei musei dallo Stato alle Regioni e agli enti locali (comuni e province). Probabilmente sarà proprio in questi scenari rinnovati che potranno essere rimosse antiche diffidenze, come quella che rende da noi difficilmente operante la possibilità di pagare oneri fiscali con opere d'arte di accertato valore; mentre in altri paesi essa ha consentito l'acquisizione di reperti preziosi e, per scendere nel concreto, a Parigi, ha permesso l'istituzione di una memorabile raccolta demaniale come il museo Picasso. Diffidenze e rigidità che trovano, certo, legittimazione nei regolamenti, ma che hanno pure condotto, in passato, ad esiti paradossali. Come la vicenda della Collezione Guggenheim di Venezia. Prima di deciderne la confluenza nell' omonimo museo newyorkese, Peggy Guggenheim meditava di lasciare all'Italia l'insieme straordinario dei capolavori contemporanei di sua proprietà, e aveva preso i contatti del caso. Tutto naufragò sul pagamento dell'imposta di registro della donazione.Vale a dire su una partita di giro da un ministero all'altro; dallo Stato allo Stato.