Il rettore del monastero "La sera nel chiostro ubriachi e spacciatori" Di mattina i fedeli, la notte solo ubriachi e spacciatori. Nel chiostro il bivacco, sul sagrato le bottiglie vuote. Istantanee di uno stesso luogo vissuto in momenti diversi della giornata, quando una delle più belle chiese della capitale si trasforma in un dormitorio a cielo aperto. Lindirizzo del degrado è quello della chiesa di San Gregorio al Celio, monastero del VI secolo d. C. fondato da papa San Gregorio Magno, dove ancora vivono dieci monaci camaldolesi. E la denuncia di quanto avviene ogni sera allinterno del chiostro arriva proprio dal rettore del monastero, Innocenzo Gargano, che si è rivolto ai carabinieri e al comitato Celio per fare luce su una situazione che rischia di deturpare per sempre uno dei luoghi più belli della capitale. «Ogni sera - fa sapere il rettore Innocenzo Gargano - nel chiostro della chiesa entrano immigrati e senzatetto che trasformano il cortile in uno bivacco a cielo aperto. Ovviamente come monaci non neghiamo a nessuno laccoglienza e la carità cristiana, come dimostra anche la presenza nel monastero delle suore di madre Teresa di Calcutta, che qui prestano assistenza agli indigenti - precisa il rettore - ma non possiamo più tollerare che il chiostro di San Gregorio venga trasformato in un luogo di spaccio e bevute, uno spazio che non riusciamo a preservare in alcun modo e che la mattina i turisti trovano ricoperto di bottiglie di birra ed escrementi umani». Proprio alcuni mesi fa, infatti, il rettore dellantico monastero aveva già inoltrato una denuncia ai carabinieri riguardo alla presenza di alcuni immigrati che spaccavano i preziosi marmi del chiostro per nascondervi allinterno sostanze stupefacenti. «Per non parlare poi dei furti, che ormai sono allordine del giorno - ammette il rettore Gargano - le macchine parcheggiate davanti alla chiesa ogni notte vengono scassinate e tempo fa il marito di una dipendente del monastero ha dovuto tirare fuori la pistola per difendere se stesso e il nipotino da alcuni delinquenti che bivaccavano davanti al sagrato». Oltre a chiedere una presenza costante delle forze dellordine, i monaci camaldolesi si appellano alle istituzioni per una complessiva riqualificazione del quartiere Celio e un «monitoraggio costante di quello che è un bellissimo angolo della capitale e che, nonostante la nostra cristiana disponibilità allaccoglienza, non può restare in balia di quanti deturpano uno spazio religioso e monumentale rovinando il clima di benevolenza che deve circondare un luogo sacro». Un degrado di cui si lamentano anche i residenti della zona, come precisa Fabio Nicolucci, esponente del Pd e presidente del Comitato Celio (che ha denunciato il problema nella newsletter "Celio Notizie" che arriva a circa seicento residenti della zona), secondo cui «è necessario superare le logiche della propaganda elettorale, come ha dichiarato recentemente anche il capogruppo del Pd in Campidoglio Umberto Marroni, per arrivare a soluzioni e impegni concreti che garantiscano maggiore sicurezza agli abitanti e ai quartieri degradati, soprattutto se si tratta di salvaguardare gioielli artistici e poli culturali come la chiesa di San Gregorio al Celio».