ROMA Niente panico. Il rischio che scatti il silenzio assenso sulle vendite dei beni immobili pubblici da vincolare è, secondo il ministero del Beni culturali, del tutto infondato. La norma attuativa messa a punto in questi giorni, di concerto con Difesa e Demanio, prevede infatti un meccanismo che impedirà il formarsi di elenchi di immobili troppo nutriti da non consentire alle soprintendenze di farvi fronte. II decreto interministeriale, previsto dall'articolo 27 del DL 2692003 (si veda anche il Sole-24 Ore del 22 dicembre scorso), sarà firmato a giorni dal direttore dei beni architettonici e del paesaggio del ministero dei Beni culturali, dal direttore dell'agenzia del Demanio e dal direttore dei lavori e del demanio del ministero della Difesa. «Questa è per noi un'occasione importante dice Roberto Cecchi, direttore generale dei beni architettonici e del paesaggio, ex soprintendente di Venezia, incaricato dal ministro Giuliano Urbani di seguire ' la questione . La giurisprudenza successiva alla norma del 1939 ha di fatto facilitato la formazione di criteri semi automatici per la rilevanza del bene, senza l'individuazione del suo reale valore storico o artistico. Oggi possiamo invece avviare una ricognizione del patrimonio pubblico individuando le caratteristiche e il valore di ogni singolo bene». Lo Stato, comunque, assicura Cecchi «dismette ciò che non ha valore, mentre acquisisce ciò che ne ha: come la Villa Odescalchi a Bassano Romano, comprata di recente». Informatizzazione. Come previsto dall'articolo 2 del decreto, gli elenchi dei beni da valutare, trasmessi dal Demanio e dagli altri soggetti interessati, saranno tutti su modello informatico (pronto entro fine gennaio 2004) e presenti sul sito del ministero, dove gli operatori li potranno vedere. Il concerto. Il punto chiave della norma è però il comma 2 dell'articolo 3, che recita «i tempi di trasmissione e la consistenza numerica dei successivi elenchi, corredati delle relative schede descrittive, saranno concordati tra le amministrazioni firmatarie del presente decreto». Quindi, senza il sì dei Beni culturali, gli elenchi successivi al primo non diventano operativi e non arrivano neppure alle soprintendenze: «Problema che ora non esiste, dato che c'è piena intesa con Demanio e Difesa precisa Cecchi . Si tratta comunque di un ribaltamento della logica fin qui seguita, che rimette al centro il ministero». Il ritmo di lavoro. «Quanto al primo elenco dice Cecchi comprenderà poco più di dieci beni in tutta Italia e sarà redatto in ossequio all'articolo 27 del DL 2692003. A quello seguiranno, lungo un arco di tempo fra i due e mezzo e i tre anni, gli altri elenchi, tutti però rigorosamente concordati, per circa 400 beni al mese in tutta Italia. Il che vuol dire, a regime (fine 2004) una media di 23 pratiche al mese per le 17 soprintendenze. Va detto che tutta l'operazione è condotta in piena intesa con il ministero dell'Economia, anche perché non vogliamo perdere il controllo della situazione». In totale, quindi, in tre anni verranno esaminati 14-15mila beni immobili. In questa cifra è anche prevista un'aliquota ipotetica di beni provenienti da enti locali. «Se poi Comuni con grandi patrimoni come Milano o Roma passeranno a una dismissione massiccia, concorderemo le modalità della verifica, dato che le regole valide per il Demanio lo sono anche, ai sensi dell'articolo 27 del DI 2692003, per le altre amministrazioni». Gli elenchi. Gli elenchi saranno a cadenza bimestrale o quadrimestrale, e se la soprintendenza segnalerà difficoltà a evadere le pratiche gli immobili di sua competenza potranno essere stralciati dal successivo elenco in preparazione, consentendo così di rimettersi in pari. «Ci sarà un filo diretto fra ministero e soprintendenze assicura Cecchi per evitare che si creino le condizioni di non poter dare risposta nei 120 giorni. Il meccanismo del decreto ci consente di evitarlo» Gli allegati. Nella prima parte dell'allegato A al decreto ci saranno le istruzioni su come compilare e inviare gli elenchi. Nella seconda parte invece vengono date regole dettagliate per le schede sui singoli beni: il Demanio o qualunque altro soggetto dovrà riempire una scheda con descrizione del luogo, foto, disegni, piante e relazione storica. «Sulla base di questi dati dice Cecchi la soprintendenza avrà un compito estremamente facilitato per valutare la situazione».