Nei 12 ettari di Bagnoli lincompiuta, ottocento metri sospesi sullacqua sono sfuggiti ai ritardi. Con un milione di euro, in sei mesi, la vecchia lingua arrugginita che inghiottiva ferro e carbon coke dalle navi in arrivo allIlva, sè trasformata nel pontile dello jogging e della passeggiata. Dove sei contemporaneamente dentro, sopra e in alto mare. Un dinamismo da non sembrare vero, se lassù sono andati a tenere una Via Crucis, un Carnevale, una Notte Bianca, il Maggio dei monumenti e un mercatino. È un transatlantico nel golfo, per Ermanno Rea, oppure il posto più bello per fare lamore. Ma persino lungo quegli 800 metri deccezione, Bagnoli è riuscita a issare uno dei suoi monumenti alla burocrazia cannibale, coerentemente col porto fermo per il silenzio della direzione regionale dei Beni culturali, con la colmata ferma per il silenzio del nuovo governo, con gli Studios fermi per il silenzio della Soprintendenza. Lenclave di immobilismo sullunica opera consegnata è lex cabina scambi. Deve diventare un bar, mica chissà che cosa. Due anni e mezzo non sono ancora bastati. LAutorità portuale fermò Bagnolifutura: la competenza è nostra. Eppure la gara dappalto per portare lassù una bottiglia dacqua minerale non parte mai. Finanche per avere un bar sul pontile, Bagnoli galleggia in un mare di carte. Il pontile è consegnato a dicembre 2005. Un anno e mezzo se ne va mentre lAutorità portuale chiarisce di voler gestire da sé la gara dappalto. Ad aprile 2007 chiede il rilascio dellautorizzazione paesaggistica, a settembre 2007 ne viene comunicato linvio, a marzo 2008 si scopre che non cè ancora: «Decorso dei tempi previsti per legge». E la bottiglia dacqua ve la portate da casa. Figurarsi per la bonifica. Rocco Papa, alla guida di Bagnolifutura, racconta dessere riuscito ad accelerare il passo da quando «le imprese vincitrici degli appalti se ne occupano ciascuna nel proprio lotto. Così abbiamo messo tutti i cavalli sulla stessa linea di partenza». Se solo bastasse a risolvere. Prendiamo il Parco dello sport, sezione numero uno, dove lamianto era 15 volte superiore alla media dellarea. La bonifica della De Vizia è terminata, sotto gli occhi dei responsabili dellAssociazione urbana aree dismesse (Audis), costantemente a Napoli per studiare il laboratorio Bagnolifutura. Ma per cominciare a costruire, si deve attendere la certificazione della Provincia. È stata chiesta a settembre. Otto mesi dopo, lattesa continua. Il paradosso è che la Provincia è proprietaria al 2.5 per cento di Bagnolifutura. Dovrebbe essere interessata ad accorciare i tempi. Invece sallungano. È così anche per gli inerti, i materiali non inquinanti inizialmente destinati a discarica, rifiutati prima da Formia e poi da Pianura, e per questo miracolosamente scampati a un percorso che li avrebbe fatti finire nel gorgo dellemergenza da smaltimento. Però è fermo pure il piano B: la sistemazione come puntello sotto il costone di Posillipo. Sono divisi sotto enormi capannoni nei cosiddetti lotti di caratterizzazione: le pietre di qua, la sabbia di là. Non si muoveranno finché la Provincia non batterà un colpo. Quando? Lultimo sollecito è di gennaio. Gli ostacoli sono una regola. Si fanno vivi pure nelle opere in linea con il cronoprogramma, come lacquario tematico recuperato nelle vasche dellex impianto di trattamento acque, uno dei siti di archeologia industriale. Lintonaco del fabbricato è già al suo posto. Allinterno si intuiscono gli oblò e il tunnel in plexiglas per i visitatori. Insomma, a ottobre si parte. Ma la Soprintendenza ha messo un veto ai colori sgargianti sulla facciata esterna e ai pannelli fotovoltaici. Chissà se spunterà un nuovo nodo anche per la sabbia attesa dai lidi. Dopo un contratto rescisso e una gara deserta, lunedì prossimo nuovo appalto. Ma solo per Bagnoli. Sviluppo Italia ha scorporato dal piano i lidi di Coroglio: i tempi dilatati hanno bruciato i soldi previsti, e ora non bastano più. La messa in sicurezza di Coroglio si accorpa al piano-colmata, sempre che rimanga in vita. Gennaro Nasti, assessore comunale: «Ho chiesto un incontro al ministro Prestigiacomo per verificare le intenzioni del governo sullaccordo per il trasferimento a Piombino». Fremono gli imprenditori balneari. Umberto Frenna, titolare del Consorzio Mare Bagnoli (Comaba): «Stiamo subendo danni enormi. Undici aziende sono ferme al 90 per cento. Si lavora solo dove non cè bisogno di sabbia. Era prevista una pianta organica di 700 unità, siamo riusciti a dare lavoro a 220 persone, e un centinaio di loro lhanno poi perso». Non è la sola nuvola nera che spaventa il quartiere. Giuseppe Balzamo, presidente della Municipalità, avverte: «Dai documenti in nostro possesso, sono in discussione anche le prossime stagioni estive. Né Regione, né Comune, né Commissariato alle bonifiche ci fanno conoscere le loro intenzioni. È un colpo capitale, altro che battuta darresto. Mancano i finanziamenti per bonificare le spiagge e cè incertezza assoluta sulla colmata». Ledilizia, altro allarme. «Sono maturi i tempi per rivedere il piano di ripartizione degli alloggi. È fermo al 95: le esigenze dei cittadini sono cresciute. Dal basso suggerisco, a parità di volume, di aumentare il numero delle case a discapito degli uffici». Ma i terreni destinati a edilizia pubblica non sono patrimonio di Bagnolifutura. «Guai se si realizzasse prima ledilizia privata. Gli abitanti di Coroglio devono avere un alloggio nella nuova Bagnoli. Invece esiste il rischio che i suoli siano venduti senza prima lacquisizione dei beni delle Ferrovie o della caserma di Cavalleggeri e dellarsenale. Con ledilizia a due tempi sarebbe pregiudicato lequilibrio sociale che è identità e corpo del piano regolatore, pensato per mantenere vivo il dna tipico di questo quartiere. Che gestione avremo del Parco? Che ne è del progetto di interramento della linea Cumana?». Bagnoli ha ancora un mucchio di domande. (3. Fine. Le precedenti puntate sono state pubblicate il 17 e il 18 maggio)