Non vi è nulla di che scandalizzarsi nelle parole di Eugenio Riccòmini, quando afferma, tristemente, che i bolognesi non conoscono i loro musei né vanno a visitarli: «È lo stesso lamento che eleviamo quando diciamo che gli italiani non leggono. È vero», asserisce Angelo Guglielmi. È anche vero però che i numeri dimostrano il contrario, il pubblico dei Musei Civici a Bologna è aumentato, e questo accade, replica Guglielmi, perché questo Comune è tra i pochi che hanno tentato di correggere il disamore e introdotto la gratuità dei musei. Non è stato che il primo passo: «È da quando sono arrivato che sostengo la necessità dellIstituzione Musei: lIstituzione darà loro autonomia e responsabilità, imprimerà un forte stimolo a potenziare le attività e intrattenere più strette relazioni con interlocutori di valore nazionale e anche internazionale, come stanno facendo la Cineteca e Mambo». Lassessore è rientrato a Bologna dopo la trasferta a Cannes e, controcorrente ai molti che hanno ridimensionato i giudizi di Eugenio Riccòmini, la voce dellassessore alla cultura li difende senza esitazioni. «È vero - sostiene infatti - che chi abita in una città va poco a visitarne le collezioni. Io stesso, risiedendo a Roma, ho visitato i Musei Vaticani due volte in tutta la mia vita. Riccòmini non esprime giudizi di cui scandalizzarsi». Eppure, assessore, i numeri parlano di un considerevole aumento del pubblico nei Musei Civici. «Questo è accaduto perché abbiamo cercato di correggere una tendenza di cui siamo sempre stati consapevoli, e abbiamo cambiato le modalità di uso e frequentazione delle collezioni permanenti, rendendole più amichevoli. Ha dato risultati. Non mi risulta infatti che nei primi mesi del 2008 i turisti siano aumentati del 20 per cento, i visitatori dei musei sì. Ma quante volte gli stanziali vanno, e soprattutto tornano a visitare le raccolte delle loro città? I musei di Roma, di Napoli, di Venezia, delle città darte, sono affollati soprattutto di turisti. Io stesso ho visitato più spesso le Gallerie dellAccademia di Venezia o i musei di Firenze, che non le raccolte romane. I bolognesi si comportato come tutti gli italiani». Cosa potrà fare lIstituzione sul fronte della conquista del pubblico? «Anziché limitarsi a gestire ciò che hanno i musei potranno fare proposte, progettare mostre, esprimere, cioè, uno spirito imprenditoriale. Il budget della Cineteca, ad esempio, è assicurato dal Comune solo per il 36 per cento, e per il resto da enti e ricavi diversi. Cosa cambia lIstituzione, mi chiede. Cambia tutto. E se non cambia tutto, allora avremo sbagliato le nomine del direttore e del presidente. Con la Cineteca e anche con Mambo, dopo le iniziali discussioni, siamo stati fortunati. Ma questo sarà un problema del sindaco...». Verrà ripristinato lorario a tempo pieno? «La riduzione dorario è stata unaltra follia. È stato un errore, anche dal punto di vista dellimmagine: un museo chiuso giustifica chi è restio ad andarci. Ora il Museo Morandi e il Museo della Musica hanno recuperato la loro apertura pomeridiana, e gradualmente gli altri istituti li seguiranno». Quandè prevista la discussione del Regolamento dellIstituzione in giunta? «Era mia intenzione presentarlo martedì prossimo. Ma il Regolamento è nelle mani del direttore generale, Marcello Napoli, e ritarderemo forse di una settimana. Non è ancora detto. Mi auguro che non vi siano obiezioni. Ne avevo comunque già parlato con il sindaco, che mi disse di andare avanti. Nei fatti portiamo a compimento indirizzi storici dellamministrazione comunale di Bologna, poiché si discute di Istituzione Biblioteche e Istituzione Musei dal 1993». Non costituirà un problema la conclusione del mandato amministrativo? Il sindaco procederà con nomine che scadranno di lì a pochi mesi? «È la stessa obiezione che è stata sollevata in giunta quando è stata presentata lIstituzione Biblioteche. Ma limportante è metterle in piedi. Ed è stato deciso che il sindaco procederà a nomine interinali, scegliendo figure tra il personale interno, che conoscono benissimo la materia. Il direttore, ad esempio, potrebbe essere Mauro Felicori, che è direttore del Settore Cultura. La cosa è trasportabile anche per i musei. Manca un anno, ma non per questo dobbiamo rinunciare: tutto ha bisogno di un inizio».