IERI IN CONSIGLIO DEI MINISTRI Tra le novità del dicastero guidato da Giuliano Urbani anche l'istituzione di un dipartimento per la ricerca e l'innovazione Roma - «Sono particolarmente orgoglioso» annuncia Giuliano Urbani, ministro dei Beni artistici e culturali, a commento della nuova legge di riforma del suo ministero, grazie alla quale «si introduce un vero e proprio motore di ricerca per il futuro, che sarà in grado di modernizzare tutto il settore dei Beni culturali». La riforma che inorgoglisce il ministro è contenuta in un decreto legislativo approvato ieri dal Consiglio dei ministri, che viene a mettere ordine e razionalizzare questo importantissimo settore. Il ministero viene ora strutturato su quattro Dipartimenti, dai quali dipenderanno le Direzioni generali e che rappresentano a tutti gli effetti gli assi portanti della riforma. Il primo di questi Dipartimenti è quello per i Beni culturali e paesaggistici, al quale è stato dato vita «per rafforzare il concetto - è sempre Urbani che parla - che la tutela di questi differenti tesori che formano il Bel Paese è un tutt'unico indivisibile». Da questo Dipartimento dipenderanno le Direzioni generali per l'Archeologia, per i Beni artistici e storici, per l'Architettura e l'Arte contemporanea e quella per i Beni Architettonici e il paesaggio. II secondo dei quattro Dipartimenti è quello per gli Archivi e le Biblioteche, dal quale dipenderanno tra gli altri anche gli Istituti culturali. «In questo modo -sottolinea il ministro - la conservazione, la trasmissione e la diffusione del sapere e delle testimonianze scritte del nostro passato avranno l'attenzione che meritano». Si prosegue poi con il Dipartimento per lo Spettacolo e lo Sport, dal quale dipenderanno le Direzioni generali per lo Spettacolo dal vivo e per il Cinema. L'obiettivo, osserva Urbani, è quello tra l'altro di poter contare «su uno sport più corretto (compiti quindi di vigilanza) e veramente per tutti (diffusione della pratica sportiva)». L'ultimo Dipartimento è quello per la Ricerca e l'innovazione. «È questo il cuore della riforma - sottolinea il ministro -, Verrà suddiviso in Risorse umane e formazione, Innovazione tecnologica e promozione, ed è la chiave di volta per modernizzare un'amministrazione di grande tradizione e qualità specialistica, che però deve essere sempre più efficiente e sempre più attenta ai bisogni dei cittadini». Con la riforma, poi, ha assunto una nuova fisionomia la figura del Soprintendente regionale, al quale sono stati conferiti effettivi poteri di coordinamento e gestione, superando in tal modo la situazione d'incertezza sulle sue funzioni generata dalla precedente riforma. Verranno poi gradualmente istituiti degli Uffici provinciali, che consentiranno la presenza di almeno uno sportello dei Beni culturali in ogni provincia. Il nuovo ministero dei Beni e le attività culturali avrà 21.957 dipendenti distribuiti sull'intero territorio nazionale. Per l'anno 2004 potrà contare su un bilancio di quasi 2 miliardi e 200 milioni di euro, con un aumento del 3,81 per cento rispetto all'esercizio 2003. Si articolerà su 19 Soprintendenze archivistiche, 46 biblioteche statali, 99 Archivi di Stato, l'Archivio centrale dello Stato, il Centro di fotoriproduzione, 35 sezioni degli Archivi di Stato, 17 Soprintendenze regionali, 4 Soprintendenze speciali ai poli museali, 2 Soprintendenze archeologiche autonome, 63 Soprintendenze di settore, 4 Istituti e 2 Musei autonomi.