Gentile direttore, mi permetta di intervenire brevemente nel dibattito stimolato da Salvatore Carrubba dalle colonne del Sole 24 Ore del 16 maggio, al quale ha voluto partecipare, animandolo, lamico e collega ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi. Benehafatto Carrubba e altrettanto bene Bondi nel sottolineare che la cultura non devessere strumento delle élite per creare consenso, così come non devessere, credo, il recinto che protegge il giardino delle «anime belle» dalla contaminazione della vita. La cultura è generosità, condivisione, ha sempre a che fare con la vita e con le persone. Carrubba pone lapparentemente semplice domanda: a che serve la cultura? Mi viene da rispondere altrettanto semplicemente: a vivere meglio. A capire più a fondo il senso della vita e del nostro essere al mondo, a esprimerlo a renderlo evidente in una forma: un quadro, una parola, un gesto. Sia Carrubba che Bondi hanno poi scritto che compito della cultura è difendere lidentità, lo sottoscrivo. Senza dover diventare elemento di chiusura, la nostraidentità culturale va custoditae rafforzata, perché soltanto chi è consapevole dsé è pronto al dialogo con laltro. Di contro, debbo dire che certa accondiscendenza relativista mi pare sempre più il rovescio scialbo della stessa medaglia dellintolleranza. Ma passo rapidamente alla parte dei discorsi di Carrubba e Bondi che più mi riguardano e che chiamano in causa nel ruolo di ministro degli Affariesteri. Non mi sfugge, va da sé, il ruolo politico che ha la cultura: proprio nelletimo di politica, di governo della co sa pubblica, insomma, la cultura e in particolare la cultura italiana è un formidabile strumento di sviluppo e insieme di promozione complessiva del nostro Paese nel mondo. Lidea di affidare alla cultura il compito di promuovere - accanto allimmagine - anche limpresa italiana ha caratterizzato la mia precedente responsabilità alla Farnesina sotto limpulso del Presidente Berlusconi, al quale prima di tutto si deve il nuovo indirizzo di una diplomazia italiana al servizio dello sviluppo del Paese. Ma il gemellaggio cultura-sviluppo economico non è solo funzionale ai protagonisti italiani del mercato. È vitale per la stessa cultura, la cui produzione e promozione sempre di più ha bisogno di risorse private. Ed è anche vitale, soprattutto se sarà capace di portare il meglio della cultura dimpresa proprio nellambito della promozione e della produzione culturale: il che significa - certo rifuggendo da ogni tentazione diMinculpop-non rinunciare però allidea di inserire nel pluralismo della produzione qualche idea forte, omogenea, capace di essere il "segno" di un piano della comunicazione italiana anno dopo anno. Il che significa utilizzare di più i prodotti - farli circolare - e realizzare nello stesso tempo economie di scala e caratterizzazioni di unimmagine italiana alimenti abbandonata alla dispersione delle tematiche e delle risorse. Proprio in funzione di queste rinnovate esigenze ha ragione Bondi nel richiamare il tema e il ruolo degli Istituti italiani di cultura allestero. Agli Istituti spetta il compito e lambizione di poter essere la macchina della lingua e dello stile italiano, del made in Italy. Sono a tal punto daccordo con il suo richiamo dallaver deciso di trattenere nella mia diretta responsabilità la delega per la cultura. Soprattutto per portare a compimento in questo ciclo legislativo - sono certo con il concorso dellopposizione - una nuova legge sugli Istituti (a oltre 20 anni dalla legge di Gianni De Michelis) capace di modernizzarne il ruolo e di farne la vera punta di lancia di una «voglia di Italia» che molti segnali ci dicono mai sopita. Al contrario in ripresa, come dimostra la crescente richiesta di iscrizioni ai corsi di lingua italiana in tutto il mondo. Io stesso mi sono battuto a Bruxelles - il cui Istituto deve tornare al rango chegli spetta -perché le nostre imprese; e Confindustria in particolare attraverso il braccio scientifico della Luiss, prendessero per mano il sogno di una scuola italiana nella capitale dEuropa. Idea simbolo di una ritrovatavoglia italiana di ripresa, di orgoglio e, soprattutto, di coraggio. Ministro degli Affari esteri