Giugliano, lindagine sui vigili: nessuno risponde al gip LA fotografia di uno yacht di lusso, i passeggeri che brindano e sorridono allobiettivo in costume da bagno. Sono due degli imprenditori e alcuni dei vigili urbani arrestati martedì, alla fine della maxi inchiesta della Direzione distrettuale Antimafia sulla corruzione al comando della polizia municipale di Giugliano. Foto sequestrata in casa di uno degli imprenditori, considerata utile alle indagini. Come altro nuovo materiale raccolto durante le settanta perquisizioni concluse ieri. Sequestrati quindici cellulari, gli appunti con un lungo elenco di strade che corrisponderebbero ai cantieri delle vittime del ricatto. Timbri di professionisti per le richieste di condono. Perquisito anche il comando e lUfficio tecnico. Mentre, proprio ieri sono stati eseguiti i trentanove interrogatori davanti al gip delle persone raggiunte dallordinanza di custodia cautelare in carcere (ventitré vigili di cui cinque capitani, undici imprenditori, tre funzionari del Comune e tre tecnici). Interrogatori rapidissimi: tutti si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Continuano intanto a riservare sorprese le 1.400 pagine dellordinanza chiesta dai pm Antonio DAlessio, Federico Cafiero de Raho e Paolo Itri alla fine dellaccurata indagine del vice questore Pasquale De Lorenzo. Un super poliziotto di cui si parla nelle intercettazioni. A lui infatti alludono come un pericolo continuo i caschi bianchi corrotti e gli imprenditori, dicendo che «la polizia fa fare i vermi», sta sempre con il fiato addosso. Daltra parte, nelle intercettazioni, gli indagati manifestano il sospetto di essere ascoltati, come dimostra la conversazione tra un capitano, un sovrintendente e un loro amico. Questultimo li esorta. «Aprite gli occhi. State attenti perché in zona...». «Lo sappiamo già». «In qualche macchina di queste (di servizio) vi possono mettere qualcosa e non lo sapete neanche. Fatela guardare la macchina. Aprite gli occhi. Ci sta questa indagine...Sono venuti proprio da Roma, poi so anche di una telefonata registrata». «Dicono addirittura che cè un giudice che è venuto da Roma». Lamico che avverte gli indagati dellinchiesta e li mette in guardia non verrà ascoltato. Le auto di servizio non saranno bonificate. mentre emerge che luomo che sa dellindagine altri non è che il fratellastro del boss di Bagnoli Domenico DAusilio. E mentre nelle conversazioni intercettate più volte si diffamano altri rappresentanti delle forze dellordine, durante i giri di pattuglia si parla delle spartizioni sempre con una punta di sospetto verso i capitani, che «si fanno la loro grattata di formaggio». Prendono i soldi e non li versano nel «calderone» (la cassa comune). Mentre si discute della divisione di vino, capretti, prosciutti, della «spartizione dei pani e dei pesci» e si considera la possibilità di chiedere il trasferimento al settore commercio. «Perché i commercianti non pagano da un sacco di tempo, così Pasqua ce la facciamo proprio bene».