II tam tam della protesta parte da Cagliari, per l'esattezza da piazza Indipendenza, sede di quella che era sino al 31 marzo la sede della Soprintendenza per i beni archeologici delle province di Cagliari e Oristano, gemella della Soprintendenza per le province di Sassari e Nuoro. Da aprile tutto è cambiato, è sorta un'unica Soprintendenza archeologica per la Sardegna, con sede a Sassari. A decidere l'accorpamento è stato l'allora ministro dei Beni culturali Francesco Rutelli, che ha dimezzato il numero delle Soprintendenze (anche quelle che si occupano di Beni architettonici e paesaggio e di Patrimonio storico-artistico ed etnoantropologico). Anche in questo caso uffici sino ad allora separati sono stati accorpati, con la differenza che la nuova sede regionale è in questi ultimi due casi a Cagliari. Il ministero, guidato dopo il ribaltone elettorale da Sandro Bondi, aveva giustificato queste sue scelte come il tentativo di ridurre le spese ottenendo maggiore efficienza. Ma gli addetti ai lavori, e fra loro l'assessore regionale ai Beni culturali Maria Antonietta Mongiu, archeologa, vedono nella scelta di Rutelli un ennesimo atto del disimpegno dello Stato su un settore essenziale per l'Isola. «Di fatto- spiega l'assessore - è la Regione a finanziare la ricerca, gli scavi, l'archeologia, i Beni culturali con i fondi del Cipe e i dieci milioni di euro del bilancio ordinario che ci vedono ai primi posti in Italia per impegno finanziario e politico. Tutto ciò in attesa della definizione del protocollo d'intesa e del varo della norma di attuazione oggi assente che possa proceduralizzare il nostro intervento: brutto termine per dire che non possiamo mettere i soldi senza una programmazione e un ruolo definiti». Nell'attesa di una svolta, 139 dei 153 dipendenti della Soprintendenza di Cagliari e Oristano, dagli archeologi agli uscieri, hanno firmato un appello al ministro dei Beni culturali e ai dirigenti nazionali e regionali del settore per ottenere una svolta immediata. Hanno scritto anche al direttore regionale della Sardegna Elio Garzillo, in carica dal 3 gennaio del 2008, molto prudente nei rapporti con i mass media, e a tutti i soprintendenti coinvolti nella vicenda per chiedere la revoca dell'atto di unificazione che ha affidato la Soprintendenza regionale a Fulvia Lo Schiavo, «universalmente stimata - dicono i riservati firmatari - ma impegnata già a dirigere la Soprintendenza della Toscana a tempo pieno e, ad interim, quelle del Friuli Venezia Giulia oltre che della Sardegna». Non mancano nella missiva indirizzata anche ai soprintendenti di tutta Italia alcune polemiche verso la Regione, in particolare un passaggio al veleno verso l'assessore Mongiu e il presidente Renato Soru, accusati di non aver fatto niente per impedire «l'allontanamento senza preavviso del dirigente della Soprintendenza che ha preceduto Fulvia Lo Schiavo, non gradito dai vertici della Giunta, che mai hanno smentito notizie di stampa sul loro non gradimento». Bisogna dire che Maria Antonietta Mongiu reagisce fermamente a questa accusa. «Sono amica personale e ho grande stima del professor Giovanni Azzena e non avevo mai sospettato, non avendo letto alcunché a questo riguardo, di essere accusata di mancato gradimento. Il gradimento era elevatissimo, ma purtroppo l'architetto Azzena era stato nominato per un anno, e alla scadenza del suo contratto è arrivata la scelta della nuova Soprintendente: una scelta del governo, con la quale niente abbiamo a che fare». Negli uffici di piazza Indipendenza si respira un clima di mobilitazione: «Viviamo in uno stato di confusione, disagio e disorientamento - sottolineano archeologi e impiegati - e l'attività va al rallentatore. Anziché garantire ai cittadini e agli enti pubblici efficienza e trasparenza, l'assenza stabile di un dirigente crea lungaggini e incertezza nell'erogazione dei servizi e nel pagamento delle ditte che hanno effettuato lavori. Persino l'uso delle fotocopiatrici è reso difficoltoso dalla mancanza di risorse. E, quanto alle spese, il continuo ricorso a missioni sul territorio regionale non porta sicuramente risparmi. Il ministero parla di tagli, ma in realtà l'assenza di dirigenti sul territorio e la loro concentrazione a Roma causa spese. Si vive all'insegna del si salvi chi può, con il rischio che professionalità cresciute in decenni di lavoro sul territorio, nel Museo archeologico, nelle sedi operative, vadano disperse. Per non parlare nei ritardi nel varo di opere pubbliche e di privati che ricadano nelle numerose aree archeologiche dell'Isola». Da qui la richiesta al ministro Bondi di una marcia indietro immediata, con la revoca dell'atto di riunificazione delle Soprintendenze archeologiche di Cagliari e Sassari e l'assegnazione temporanea di un dirigente a tempo pieno per la Sardegna. In attesa dei concorsi.