Gli episodi di vandalismo notturno in piazza della Signoria a Firenze ripropongono in modo allarmante un problema: 1o spopolamento, in alcuni casi clamoroso, quasi una desertificazione, dei nostri centri storici ha praticamente azzerato il controllo sociale sui medesimi un tempo assicurato dai residenti. Nel deserto notturno, purtroppo, può succedere di tutto. La questione si è già posta nella stessa Firenze quando venne danneggiata una statua nella medesima piazza. Si è posta a Roma allorché si avviò il restauro della teatrale scalinata di Piazza di Spagna dopo che gli attenti rilievi scientifici avevano messo in luce i guasti prodotti dai bivacchi notturni con falò e altro. Di recente nel centro storico perfettamente conservato ma disastrosamente spopolato di Urbino (oltre l'80 cento dei residenti di un tempo sé n'è andato, o se n'è dovuto andare, fuori le mura) il continuo baccano notturno di «pub» e di altri locali notturni è diventato insopportabile. Specie il giovedì notte quando sulla appartata città dei Montefeltro hanno preso a fare rotta giovani fracassoni di una vasta area circostante. E l'altra faccia della questione: le città antiche come «divertimentificio» notturno, spesso fino all'alba, come luogo di rumorosi raduni di massa, in oggettivo conflitto con le esigenze degli abitanti rimasti i quali, da una certa ora in poi, chiedono di non essere «assediati» (e cominciano a progettare anch'essi, se possono, di traslocare altrove). Ne sanno qualcosa gli abitanti del quartiere romano di Campo de' Fiori o quelli del congestionato «triangolo delle bevute» che ha la sua punta più acuminata fra Tor Millina e la Pace. Non a caso poi si verificano episodi di vandalismo sulle facciate dei palazzi freschi di restauro o nelle piazze vicini e con panchine divelte e altro. La miscela negativa fra fuga dei residenti ed eccessi del «divertimentificio» notturno fa sì che il centro storico diventi un problema di ordine pubblico, cioè un «problema di polizia». Capisco ,1'atteggiamento del prefetto di Firenze, Achille Serra, il quale assicura un presidio di agenti ma dice anche che garantirlo 24 ore su 24 non è affatto semplice. Capisco il soprintendente al Polo Museale fiorentino, Antonio Paolucci, il quale chiede un corpo di sorveglianza privato (lo si decise pure a Roma per la già citata Scalinata di Trinità dei Monti). Nel breve periodo, per il cuore di centri storici tanto belli quanto desertificati di abitanti, è arduo prevedere qualcosa di più e di meglio. Ma è proprio impensabile, nel medio, nel lungo periodo, una politica che assuma di nuovo le città antiche come luogo, anzitutto, di residenza, una politica (comunale regionale) la quale miri ad evitare l'ulteriore spopolamento dei centri storici italiani e la loro riduzione notturna a quinte teatrali morte e spettrali rotte soltanto dagli schiamazzi, dalle insegne e dalle luci dei «pub» dilagati per ogni dove? Nelle antiche città universitarie, come Urbino o Perugia, dobbiamo rassegnarci per sempre al prevalere della logica economica dirompente degli affittacamere i quali, da un lato, affittano un letto (non una camera) a poco meno di 500 euro al mese, dall'altro fanno balzare il caro-case a livelli insostenibili inducendo altri recidenti alla fuga in periferia? Sono meccanismi che distruggono in pochi anni tutto un tessuto sociale di famiglie, di botteghe e di laboratori artigiani, di esercizi commerciali, una vita di quartiere, intensa, affettuosa, anche socialmente utile. Una cultura dell'abitare che è stato - e in parte è ancora - tipicamente italiana, per secoli. A Bologna venne progettato e largamente attuato, un trentennio addietro un piano per l'edilizia economica col quale fissare nella città storica le famiglie di ceto popolare che altrimenti le logiche di mercato avrebbero travolto ed espulso, col quale realizzare studentati universitari pubblici in alternativa alla speculazione privata sulla pelle dei fuorisede, il piano, elaborato dalla giunta comunale diretta da Guido Fanti e che prese il nome dal suo ideatore e assessore, l'urbanista Pier Luigi Cervellati, incontrò ostacoli pesanti, anche all'interno del Pci in sede nazionale, e però con l'appoggio di Antonio Cederna (allora al «Corriere»), di Mario Fazio, dell'Imi, di Italia Nostra, della Gescal (retta da Franco Briatico) - ebbe larga attuazione e figliò numerosi piani analoghi, da Milano, a Modena, a Taranto, ecc. A tale esperienza guardò con Interesse pure l'Europa. Oggi assistiamo, per lo più inerti, a fenomeni che trasformano, alla fine, il cuore delle nostre ammirate città: di giorno in un agglomerato di banche, di assicurazioni, studi, ateliers, maisons de beauté, e di notte in un «problema di polizia». Possibile che la progettualità riformista della sinistra sia tanto precipitata, senza nemmeno un sussulto di ripensamento critico, di rielaboriazione propositiva in chiave aggiornata?
S.O.S. per i centri storici sotto assedio
In Firenze, episodi di vandalismo notturno in piazza della Signoria hanno sollevato preoccupazioni per il controllo sociale nei centri storici. Il problema è più grave di quanto sembri, poiché la spopolazione dei centri storici ha portato a una riduzione del controllo sociale e a un aumento del vandalismo. La questione si è già posta in passato, ad esempio a Roma, dove si è verificato vandalismo notturno che ha danneggiato la scalinata di Piazza di Spagna. In altre città, come Urbino, il continuo baccano notturno di pub e locali notturni è diventato insopportabile.
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