Oltre 160 docenti di Cagliari e Sassari bocciano il progetto di ampliamento del museo barbaricino Il rischio è «la cannibalizzazione culturale a spese di uno degli artisti citati come emblemi di quell'identità di Sardegna cui spesso ci si appella»: Costantino Nivola. E ancora: «Se attuato, il progetto sarebbe l'ennesima offesa ai centri storici dell'Isola e comprometterebbe per sempre un'opera d'arte insostituibile per trasformarla in un elemento di design urbano funzionale al marketing museale e a una ricerca di spettacolarizzazione dell'arte contemporanea cui neppure le realtà periferiche riescono più a sottrarsi ». Parole forti con cui 164 docenti delle Università di Cagliari e Sassari chiedono di «salvare» la piazza-monumento (che lo scultore di Orani dedicò a Salvatore Satta) dal progetto di ampliamento del Museo Man. Dopo la recente costituzione di un comitato a difesa dell'opera di Nivola e degli interventi pro e contro di associazioni di categoria, politici e intellettuali, scende in campo anche il mondo accademico regionale. Un mondo che boccia drasticamente le scelte del museo provinciale di Nuoro. Secondo i firmatari della lettera intitolata Appello per Piazza Satta. Per il rispetto del patrimonio culturale contemporaneo , «l'ingresso ai nuovi locali del museo, se realizzato, comprometterebbe irrimediabilmente l'equilibrio della piazza, introducendo tra le case di una Nuoro ancora Ottocentesca un fronte continuo senza finestre, interrotto da un'apertura vetrata larga ben sette metri: il tipico "cubo bianco" di tanti musei d'arte contemporanea ». In buona sostanza, secondo i docenti firmatari, si contrapporrebbe «l'atmosfera raccolta del villaggio» alla «spettacolarità del nuovo regime culturale dell'era globalizzata». Due visioni diametralmente opposte che stanno alimentando una polemica che va avanti da mesi. In testa all'elenco dei settantasei firmatari dell'ateneo cagliaritano c'è Giovanni Lilliu che già si era espresso pubblicamente contro il progetto del museo provinciale. Tra gli altri docenti, anche Bruno Anatra (Storia moderna), Giulio Angioni (Antropologia culturale), Luisa D'Arienzo (Paleografia e Diplomatica), Cristina Lavinio (Linguistica italiana), Diletta Peretti (Biochimica), Radouan Ben Amara (Lingua inglese), Maria Luisa Frongia (Storia dell'arte contemporanea) e Antioco Floris (Storia e critica del cinema). In cima all'elenco degli ottantotto colleghi sassaresi c'è il prorettore Attilio Mastino. Tra gli altri, Virgilio Mura (Filosofia politica), Mario Agabbio (Arboricoltura speciale), Giuliana Altea e Manlio Brigaglia (Storia contemporanea), Ignazio Camarda (Botanica), Antonello Mattone (Storia delle istituzioni politiche), Massimo Onofri (Critica letteraria), Quirico Migheli (Patologia vegetale) ed Eugenia Tognotti (Storia della medicina). Nella lettera sostengono che piazza Satta «costituisce una sintesi unica, e probabilmente irripetibile, tra l'opera di un artista moderno e un frammento di centro storico dal carattere di architettura "minore". Al centro dell'opera - prosegue il documento - è il mito della comunità paesana come nucleo identitario e luogo di un'integrazione armonica tra umanità e ambiente: questo tema, cruciale nella poetica di Nivola, è espresso non solo tramite il riferimento alla figura locale del poeta Sebastiano Satta, ma soprattutto attraverso la continuità fra la corona delle modeste costruzioni che cingono la piazza e gli episodi plastici che questa contiene ». Quindi l'analisi passa agli aspetti tecnici: dalla variante al progetto originario, all'intervento della Sovrintendenza. «Accantonando un precedente progetto già approvato, la Provincia ha richiesto (a lavori già iniziati) una deroga che comporta consistenti alterazioni nella fisionomia del complesso. Sorprendentemente, la deroga ha ottenuto parere favorevole dalla Soprintendenza, in genere attentissima alla salvaguardia di ogni minimo dettaglio di edifici che possano configurarsi come beni culturali: e tali sono, senza dubbio, i palazzi di piazza Satta, indipendentemente dal loro essere elementi di un'opera d'arte ambientale, in quanto parte di un tessuto urbanistico tra Otto e Novecento tutelato dalla legge italiana». Secondo i docenti, «si vorrebbe sacrificare piazza Satta a un progetto che, seppure di per sé apprezzabile, non si può dire prometta un risultato di qualità tale da comprometterne la perdita ». La soluzione che propongono è di trasformare il dibattito «in un punto di partenza per una riflessione sulla piazza e per segnare l'avvio di un processo di recupero che la liberi da qualche discordante intervento marginale attuato da privati negli ultimi anni». Seppur decisa, quest'ennesima di posizione non pare aver scosso i vertici del museo barbaricino che, dopo aver incassato il via libera dalla Sovrintendenza, insieme ai propri avversari d'opinione restano in attesa del pronunciamento del Consiglio comunale di Nuoro. Cristiana Collu, la direttrice del museo, sceglie di non commentare. Si sta preparando a rappresentare l'Isola al festival dell'arte contemporanea di Faenza (dal 23 al 25) insieme al governatore Renato Soru e allo stilista Antonio Marras. E invita gli interessati a confrontarsi al Festarch , (il festival internazionale dell'architettura che si sta svolgendo nei locali dell'ex Manifattura tabacchi di Cagliari) dove il primo giugno alle 11,30 i critici d'arte Achille Bonito Oliva, Fernando Castro e la stessa Collu affronteranno pubblicamente il progetto di ampliamento. Una proposta che il Man presenta come un «intervento garbato e rispettoso che si ispira a un linguaggio architettonico semplice ed essenziale. Una pagina bianca, uno spazio aperto alla visione del futuro dove tutto può essere ancora scritto».