CAGLIARI. Il compenso a Gilles Clement, l'architetto francese autore del progetto alternativo per il colle Tuvixeddu, non è uscito dalle casse della Regione. L'ha detto al pubblico ministero Daniele Caria l'ex direttore dell'assessorato ai beni culturali Franco Sardi, sentito giorni fa come persona informata sui fatti nell'inchiesta aperta contro ignoti dalla Procura con l'ipotesi di abuso d'ufficio. Le dichiarazioni di Sardi sono importanti per capire la genesi del progetto Clement, annunciato da Soru al Festarch dell'anno scorso. La realizzazione del progetto - secondo il Tar - sarebbe stata il reale obbiettivo dei vincoli per notevole interesse pubblico imposti dalla Regione sui colli punici. L'inchiesta penale è partita nello scorso mese di marzo da due esposti presentati dall'avvocato Agostinangelo Marras per conto del gruppo Cualbu, in cui viene segnalata una serie di presunte irregolarità nella gestione della vicenda. Il punto focale dell'indagine è proprio il progetto Clement: Soru ha sempre detto che a finanziarlo è stata la Fondazione Banco di Sardegna, la Procura ha finora accertato che l'istituto di credito avrebbe pagato centomila euro. Nessuno è stato in grado di spiegare chi abbia versato la differenza, considerato che lo studio dell'architetto sarebbe costato almeno 150 mila euro. Su questo punto Sardi è stato categorico: ha spiegato al pubblico ministero di aver rifiutato di firmare l'incarico a Clement perchè, considerato il costo della progettazione, avrebbe dovuto bandire una gara. È la legge Merloni a stabilirlo: respingendo la richiesta dei vertici regionali, il dirigente ha correttamente evitato di violarla. Poi però Clement ha ricevuto comunque l'incarico, ha elaborato il progetto per il 'Parco Karalis' e Soru l'ha immediatamente presentato al Festarch, prima ancora che la vertenza legale con Iniziative Coimpresa arrivasse al capolinea. E' chiaro quindi che i soldi per il celebre architetto francese sono saltati fuori lo stesso, solo in parte - stando agli accertamenti compiuti sui documenti acquisiti dal magistrato - dalle casse del Banco di Sardegna. Ma qui s'intreccia l'altro aspetto della vicenda, da mesi all'attenzione della Procura: indagando per comportamento antisindacale sulla vicenda dei dirigenti regionali nominati da Soru, revocati dal giudice del lavoro e poi reintegrati, il pm Emanuele Secci ha scoperto che all'assessorato regionale ai beni culturali era stata istituita una nuova figura dirigenziale: quella del direttore generale dei direttori generali, un superdirigente di grande potere e notevole stipendio. E' stato il nome del dirigente prescelto e la singolare concatenazione degli eventi a sollevare la curiosità del pubblico ministero: Anna Maria Sanna, la moglie del presidente della Fondazione Banco di Sardegna, Antonello Arru. Come dire che da una parte la Regione beneficiava del finanziamento del Banco per il progetto Clement, dall'altra era il presidente del Banco a beneficiare del mega-incarico attribuito alla propria moglie. Non è detto che quanto avvenuto sia uno scambio concordato di favori, saranno con ogni probabilità le altre testimonianze programmate dal pubblico ministero a chiarire se lo è stato oppure no. La Procura cerchera probabilmente di dare una risposta anche a un altro interrogativo che pesa sulla vicenda: Anna Maria Sanna aveva i titoli per ricoprire l'incarico dirigenziale? E quali criteri sono stati seguiti per selezionare i candidati a un ruolo pubblico così centrale?